Messico 1970, quando il calcio diventò mito
Giu 12, 2026

L’altura, la televisione a colori e il trionfo del Brasile di Pelé in uno dei Mondiali più iconici di sempre

Ci sono edizioni della Coppa del Mondo che assegnano semplicemente un trofeo. E poi c’è Messico 1970, un torneo che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Fu il Mondiale delle grandi altitudini, delle immagini in technicolor che raggiunsero milioni di telespettatori e di partite entrate per sempre nella storia dello sport.

Per la prima volta la manifestazione approdò lontano dai tradizionali palcoscenici europei e sudamericani. Gli stadi di Città del Messico, Guadalajara, Toluca, Puebla e León accolsero le migliori nazionali del pianeta in condizioni climatiche e ambientali particolari, capaci di mettere a dura prova anche gli atleti più preparati.

L’Italia arrivò all’appuntamento da campione d’Europa e riuscì a guadagnarsi un posto nella fase a eliminazione diretta senza entusiasmare. La squadra guidata da Ferruccio Valcareggi trovò però nuova energia nei quarti di finale, superando il Messico e conquistando l’accesso alle semifinali.

Dall’altra parte del tabellone avanzava il Brasile, una formazione ricca di talento che sembrava giocare un calcio proveniente dal futuro. Pelé ne era il volto più celebre, ma accanto a lui brillavano campioni capaci di trasformare ogni azione in spettacolo.

Il 17 giugno, allo stadio Azteca, andò in scena una delle partite più celebri di tutti i tempi. Italia e Germania Ovest diedero vita a una sfida che superò i confini dello sport. Dopo il pareggio tedesco arrivato negli ultimi istanti dei tempi regolamentari, i supplementari si trasformarono in una successione incredibile di emozioni, ribaltamenti e reti. Quando Rivera firmò il gol del definitivo 4-3, l’Italia conquistò la finale al termine di una battaglia che ancora oggi viene ricordata come la “Partita del Secolo”.

La sfida conclusiva, però, raccontò un’altra storia. Gli azzurri pagarono le fatiche della semifinale e si trovarono davanti una selezione brasiliana praticamente irresistibile. Il Brasile si impose con autorità, mostrando tecnica, velocità e fantasia come raramente era accaduto su un campo da calcio. Il sigillo finale di Carlos Alberto, al termine di un’azione corale perfetta, divenne l’immagine simbolo di quel trionfo.

Con il successo di Città del Messico, i verdeoro conquistarono il loro terzo titolo mondiale e si assicurarono definitivamente la Coppa Jules Rimet. A più di mezzo secolo di distanza, Messico 1970 continua a essere ricordato non soltanto per i risultati, ma per l’atmosfera irripetibile, i campioni leggendari e il calcio spettacolare che ne fecero una delle edizioni più amate di sempre.

Mario Bocchio

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