
Dalla clamorosa eliminazione degli azzurri contro la Corea del Nord al discusso successo dell’Inghilterra nella finale contro la Germania Ovest: il Mondiale del 1966 fu un torneo destinato a entrare nella storia
Il Mondiale del 1966, disputato in Inghilterra, rappresentò uno spartiacque nella storia del calcio. Per gli inglesi era l’occasione di conquistare finalmente il titolo davanti al proprio pubblico; per l’Italia, invece, il torneo doveva segnare il ritorno ai vertici dopo decenni di delusioni seguiti ai trionfi degli anni Trenta.
Gli azzurri arrivarono in Inghilterra con ambizioni importanti e con un conto aperto nei confronti del Cile, che quattro anni prima li aveva eliminati nella celebre e violenta “Battaglia di Santiago”. La rivincita arrivò subito: vittoria per 2-0 all’esordio e primo ostacolo superato. Più complicata fu la sfida contro l’Unione Sovietica, che si impose di misura lasciando all’Italia l’obbligo di battere la Corea del Nord per qualificarsi ai quarti di finale.
Sulla carta sembrava una formalità. I nordcoreani erano considerati outsider senza esperienza internazionale e gran parte della stampa italiana diede per scontata la vittoria. Fu un errore fatale. La squadra guidata da Edmondo Fabbri, già attraversata da tensioni interne e discussioni sulle scelte tecniche, sottovalutò un avversario organizzato e determinato. A posteriori molti indicarono tra gli errori più gravi la mancata fiducia concessa al giovane Gigi Riva, destinato negli anni successivi a diventare uno dei più grandi attaccanti della storia italiana.
La partita decisiva si trasformò in un incubo. L’infortunio di Giacomo Bulgarelli costrinse l’Italia a giocare gran parte dell’incontro in inferiorità numerica, poiché all’epoca non erano previste sostituzioni. Poco prima dell’intervallo arrivò il gol di Pak Doo-ik, destinato a entrare nella storia. Nel secondo tempo gli azzurri non riuscirono a reagire e furono eliminati da quella che venne immediatamente definita una delle più grandi sorprese mai viste in un Mondiale.
Il ritorno in patria fu traumatico. La nazionale venne accolta da contestazioni e l’episodio entrò nell’immaginario collettivo come simbolo delle sconfitte più dolorose del calcio italiano. Ancora oggi il termine “Corea” viene spesso utilizzato come sinonimo di eliminazione inattesa e umiliante.
Mentre l’Italia lasciava il torneo tra le polemiche, l’Inghilterra proseguiva la propria corsa verso il titolo. Nei quarti di finale eliminò l’Argentina in una gara segnata dalla discussa espulsione del capitano Antonio Rattin, episodio che contribuì ad accelerare l’introduzione dei cartellini gialli e rossi nel calcio internazionale.
La Germania Ovest raggiunse la finale dopo aver superato Uruguay e Unione Sovietica. Il 30 luglio, davanti a oltre novantamila spettatori di Wembley, andò in scena una delle partite più celebri della storia. Sul punteggio di 2-2, durante i tempi supplementari, Geoff Hurst colpì la traversa: il pallone rimbalzò vicino alla linea di porta e l’arbitro svizzero Gottfried Dienst si consultò con il guardalinee sovietico Tofiq Bakhramov. Dopo pochi istanti arrivò la decisione destinata a far discutere per decenni: gol.
Ancora oggi il cosiddetto “gol fantasma” divide storici e appassionati. Le immagini non hanno mai fornito una risposta definitiva e il dibattito resta aperto. Quel gol cambiò però il destino della finale. La Germania si sbilanciò alla ricerca del pareggio e l’Inghilterra chiuse la gara con un’altra rete di Hurst, fissando il risultato sul 4-2.
Per gli inglesi fu il primo e finora unico titolo mondiale. Tra polemiche e imprese sportive, il Mondiale del 1966 lasciò un’eredità enorme: da una parte la disfatta italiana contro la Corea del Nord, dall’altra il trionfo casalingo dell’Inghilterra, accompagnato per sempre dall’ombra di uno dei gol più controversi della storia del calcio.
Mario Bocchio
L’ANTEFATTO
SIR BOBBY
I NORDCOREANI
IL PERSONAGGIO
UNA STELLA PORTOGHESE
