
Tra risse, espulsioni e un’Italia deludente, il Brasile conquista il secondo titolo mondiale trascinato dall’estro di Garrincha
L’edizione del 1962 si svolge in Cile e non passerà alla storia per lo spettacolo offerto sul terreno di gioco. Le partite sono spesso nervose, caratterizzate da contrasti aspri e da un clima teso che coinvolge anche la Nazionale italiana.
Gli azzurri arrivano al torneo già circondati da polemiche. Dopo il pareggio all’esordio contro la Germania Ovest, si trovano di fronte i padroni di casa in una sfida che degenera rapidamente. Tra falli, provocazioni e decisioni arbitrali contestate, l’Italia perde uomini e lucidità, finendo sconfitta per 2-0. Il successivo successo contro la Svizzera non modifica il destino della squadra, costretta a lasciare il Mondiale già nella fase iniziale.
A prendersi la scena sono altre nazionali. L’Unione Sovietica si affida alle parate di Lev Jascin, il Cile sogna davanti al proprio pubblico, mentre la Cecoslovacchia sorprende tutti grazie al talento di Josef Masopust. Sopra tutti, però, emerge ancora il Brasile.
La squadra campione del mondo in carica deve rinunciare presto a Pelé, fermato da un infortunio. Molti pensano che sia la fine delle ambizioni brasiliane, ma la Seleção trova nuove risorse. Amarildo non fa rimpiangere eccessivamente il numero dieci, mentre Garrincha diventa il vero trascinatore del torneo con giocate irresistibili e reti decisive.
I brasiliani superano l’Inghilterra nei quarti e poi eliminano il Cile in semifinale. Dall’altra parte del tabellone la Cecoslovacchia conquista meritatamente la finale, dimostrando organizzazione e qualità.
Nell’atto conclusivo sono proprio i cechi a colpire per primi con Masopust. Il vantaggio, però, dura poco. Il Brasile reagisce con la sicurezza delle grandi squadre, ribalta il risultato e si impone per 3-1, conquistando il secondo titolo mondiale consecutivo.
Il volto di quel trionfo non è Pelé, costretto a guardare gran parte della competizione dalla tribuna, ma Garrincha. Cresciuto tra difficoltà fisiche che avrebbero scoraggiato chiunque, il fuoriclasse brasiliano trasformò la propria imperfezione in un’arma. Con dribbling imprevedibili e fantasia inesauribile, guidò il Brasile verso una delle vittorie più significative della sua storia.
Mario Bocchio
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