Il bambino con il pallone che divenne il simbolo del calcio di Haiti
Ott 3, 2026

Nel 1974 aveva tre anni e accompagnò la nazionale haitiana ai Mondiali in Germania. Quella fotografia, diventata iconica, oggi racconta ancora un Paese e la sua voglia di futuro

Aveva tre anni e mezzo, una maglia rossa di Haiti, un pallone tra le mani e un cappellino bianco con la scritta “Haiti”. Non poteva immaginare che quelle immagini, scattate nel giugno del 1974 in Germania Ovest, sarebbero rimaste nella memoria di generazioni di tifosi.

Miro Magloire, tre anni e mezzo, insieme ai calciatori haitiani Fritz Léandre ed Emmanuel Sanon all’arrivo della nazionale di Haiti in Germania Ovest, il 4 giugno 1974. Diventò la mascotte non ufficiale della squadra ai Mondiali

Quel bambino era Miro Magloire. Oggi ha 55 anni, vive a New York ed è un affermato coreografo e direttore artistico della New Chamber Ballet. Ma per il calcio haitiano è rimasto, suo malgrado, il piccolo protagonista della prima storica partecipazione della nazionale ai Mondiali.

Il 4 giugno 1974 la squadra haitiana arrivò a Monaco per preparare la sua avventura iridata. All’aeroporto c’erano alcuni membri della comunità haitiana in Germania, invitati ad accogliere i giocatori. Tra loro anche Lionel ed Elfrun Magloire, il padre haitiano e la madre tedesca di Miro. La madre aveva portato con sé un pallone. Il bambino, annoiato dalla cerimonia, cominciò a giocare e si allontanò dal gruppo. Un fotografo lo notò. In pochi minuti quella presenza casuale si trasformò in un piccolo servizio fotografico: Miro con il pallone, con i musicisti, accanto ai calciatori. Poi arrivò il momento più importante. Prima della partita contro l’Italia, la prima gara di Haiti nella storia della Coppa del Mondo, gli organizzatori decisero di coinvolgerlo nella cerimonia d’ingresso. Il bambino attraversò il campo davanti ai giocatori mentre risuonava l’inno nazionale.

Miro Magloire non capiva perché i fotografi fossero così interessati a lui all’arrivo della nazionale di Haiti ai Mondiali del 1974. Divenne la mascotte non ufficiale della squadra. Oggi è un affermato coreografo a New York

La fotografia fece il giro del mondo. Miro apparve accanto ai calciatori haitiani, diventando una sorta di mascotte non ufficiale della squadra. Sarebbe stato presente anche nelle altre due partite del torneo. Molti giornali, però, raccontarono storie che non corrispondevano alla realtà. Qualcuno lo indicò come figlio di un giocatore, altri come figlio di un dirigente o addirittura di un uomo vicino alla presidenza haitiana. “Ne inventarono di tutti i tipi”, ha raccontato Magloire, che di quei giorni non conserva alcun ricordo diretto.

Miro Magloire stazionava anche fuori dall’albergo che ospitava i calciatori di Haiti

Aveva soltanto tre anni. Tutto ciò che sa di quella esperienza gli è stato raccontato dai genitori e ricostruito attraverso ritagli di giornale e fotografie di famiglia. Quella squadra, intanto, entrava nella storia. Contro l’Italia, Haiti riuscì a passare in vantaggio grazie a Emmanuel Sanon, interrompendo la straordinaria imbattibilità del portiere azzurro Dino Zoff, che non subiva gol da 1.143 minuti. A più di mezzo secolo di distanza, la fotografia di quel bambino è tornata a circolare sui social. Haiti si è qualificata nuovamente ai Mondiali e una nuova generazione ha cominciato a chiedersi chi fosse quel piccolo tifoso con il pallone.

Il bambino divenne uno dei personaggi più famosi del Mondiale del 1974

La risposta è arrivata: Miro Magloire, nel frattempo diventato musicista, ballerino e coreografo. Nel 1993 si trasferì dalla Germania a New York, dove studiò danza alla Ailey School e costruì una carriera lontanissima dai campi di calcio. L’attenzione ritrovata lo lascia ancora oggi piuttosto perplesso. “Sembra molto lontano dalla mia vita”, ha spiegato. Non sente di aver fatto qualcosa per la storia del calcio haitiano: era soltanto un bambino che si trovava nel posto giusto al momento giusto. Eppure quella fotografia ha assunto un significato che va oltre la sua storia personale. Per molti haitiani rappresenta il futuro, l’incontro tra culture, la speranza di un Paese che continua a cercare un motivo per guardare avanti.

In campo prima della sfida contro l’Argentina

Il regista Leo Volcy ha recentemente ricreato quella scena nel cortometraggio Grenadye Alaso! 1974-2026, prodotto con il musicista e produttore Michael Brun. Al posto di Miro, questa volta, c’è un altro bambino di tre anni. La stessa maglia, lo stesso pallone, lo stesso gesto.

Miro Magloire oggi

“Volevo che fosse il futuro a guidare il cammino”, ha spiegato Volcy. È forse questo il motivo per cui una fotografia nata quasi per caso continua a vivere dopo 52 anni. Quel bambino non sapeva di rappresentare qualcosa. Non sapeva che dietro di lui c’era la storia di una nazionale, di una diaspora e di un Paese attraversato da difficoltà enormi. Sapeva soltanto di avere un pallone tra le mani.

E oggi, mentre Haiti è tornato sul palcoscenico mondiale, quella stessa immagine sembra raccontare ancora una volta un’idea semplice e potente: prima ancora dei risultati, il calcio può essere un luogo dove una comunità riconosce se stessa e immagina il proprio futuro.

Mario Bocchio

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