Fritz Szepan, il mito dello Schalke e i compromessi con il nazismo
Set 30, 2026

Il capitano della Germania e simbolo dello Schalke 04 costruì gran parte della sua fortuna negli anni del regime: dall’adesione al partito nazista fino all’acquisto di un negozio ebraico durante l’“arianizzazione”

Fritz Szepan è stato uno dei grandi protagonisti del calcio tedesco degli anni Trenta. Capitano della nazionale, bandiera dello Schalke 04 e idolo di una delle squadre più popolari del Paese, fu anche un uomo che durante il nazismo seppe trasformare la propria notorietà in opportunità personali ed economiche.

Fritz Szepan con il cognato Ernst Kuzorra

La sua storia, però, è molto più complessa di quella del semplice campione celebrato dalla propaganda del regime. Nato a Gelsenkirchen il 2 settembre 1907, Szepan era figlio di immigrati provenienti dalla Masuria, regione della Prussia orientale da cui molti lavoratori si erano trasferiti nel bacino della Ruhr. Cresciuto nel quartiere di Schalke, lasciò presto la scuola e imparò il mestiere di idraulico. Ma il calcio avrebbe cambiato completamente la sua vita. A 17 anni entrò nella prima squadra dello Schalke 04 grazie anche all’amicizia con Ernst Kuzorra, di due anni più grande, suo compagno di squadra e futuro cognato. I due diventarono inseparabili dentro e fuori dal campo. Nel 1927 aprirono insieme anche una tabaccheria.

Il tecnico della Germania Otto Nerz con il capitano della squadra Fritz Szepan (a destra)

Nel frattempo Szepan diventava uno dei simboli dello Schalke. Tra il 1927 e il 1933 la squadra conquistò sei titoli del distretto della Ruhr e quattro campionati della Germania occidentale. La società, tuttavia, non era estranea alle pratiche che violavano le rigide regole del dilettantismo: nel 1930 Szepan, Kuzorra e altri dodici giocatori furono squalificati perché avevano ricevuto denaro, rimborsi e altri vantaggi oltre i limiti consentiti. Nel 1931 Szepan sposò Elise Kuzorra, sorella di Ernst. Un anno più tardi tentò anche la strada della ristorazione, rilevando un locale accanto allo stadio dello Schalke, ma l’esperienza durò appena sei mesi. Poi arrivò il 1933 e con esso la dittatura nazista.

1937, Szepan stringe la mano a Hitler nella Cancelleria del Reich

Lo Schalke diventa una squadra simbolo

La trasformazione dello sport tedesco operata dal regime modificò profondamente anche il calcio. Le organizzazioni sportive vennero sottoposte al processo di Gleichschaltung, mentre il sistema di controllo politico favoriva rapporti personali e forme di patronato. Szepan seppe inserirsi in questo nuovo sistema. Nel febbraio 1934 venne assunto dal Comune di Gelsenkirchen presso l’ufficio per l’assistenza giovanile, con il compito di controllare palestre e impianti sportivi. Nella motivazione dell’assunzione venivano citati esplicitamente i suoi meriti con lo Schalke e con la nazionale tedesca. Parallelamente, la sua carriera calcistica decollava.

Nella Nazionale: tutti inquadrati prima di un allenamento

Nel 1934 conquistò con lo Schalke il primo campionato nazionale e diventò capitano della Germania. Tra il 1934 e il 1942 lo Schalke avrebbe vinto sei campionati tedeschi e, nel 1937, anche la Coppa di Germania, realizzando il primo storico double del calcio tedesco. Il successo della squadra venne utilizzato anche dalla propaganda nazista, particolarmente interessata a esibire i trionfi di un club nato in un ambiente operaio. C’era però un problema. Molti giocatori dello Schalke, compresi Szepan e Kuzorra, avevano origini masuriane. La stampa polacca aveva cercato di presentare quei successi come una vittoria di giocatori di origine polacca. In pieno regime nazista, invece, il club sentì la necessità di dimostrare la loro presunta “arianità”, sottolineando che erano nati nel Reich e che i loro genitori provenivano dalla Prussia orientale. Il calcio diventava così anche uno strumento attraverso cui definire appartenenza nazionale, identità e gerarchie razziali.

Fritz Szepan e i giovani calciatori dello Schalke

L’adesione al partito e la propaganda

Il passaggio più significativo nella vicenda personale di Szepan arrivò il 1 maggio 1937. Quel giorno il calciatore entrò nella NSDAP insieme a Kuzorra e ad altri dodici membri dello Schalke. Pochi mesi dopo, nel settembre 1937, lasciò il posto presso il Comune di Gelsenkirchen per gestire una stazione di servizio. La scelta, però, non si rivelò fortunata. Intanto lo Schalke continuava a vincere e Szepan rimaneva una delle figure sportive più popolari della Germania. Nell’aprile 1938 il suo nome comparve anche in appelli elettorali a favore del regime, di Adolf Hitler e dell’annessione dell’Austria alla Germania. Un appello venne pubblicato localmente insieme a Kuzorra; un altro, di carattere nazionale, apparve sul Völkischer Beobachter accanto al capitano della nazionale austriaca Matthias Sindelar. La popolarità dello sportivo veniva dunque messa al servizio della comunicazione politica del regime. Ma fu soprattutto una vicenda economica a segnare in maniera definitiva la biografia di Szepan.

Fritz Szepan e Eddie Hapgood, entrambi capitani delle rispettive Nazionali, entrano in campo per Germania-Inghilterra. Siano nel 1938

Il “Kaufhaus Szepan” e l’arianizzazione

Il 31 ottobre 1938 Fritz Szepan rilevò il negozio di tessuti Julius Rode & Co., appartenente agli imprenditori ebrei Sally Meyer e Julie Lichtmann. L’operazione avvenne nel pieno della politica di “arianizzazione” dell’economia tedesca, attraverso la quale le imprese e le attività commerciali appartenenti agli ebrei venivano progressivamente sottratte ai loro proprietari e trasferite a cittadini tedeschi non ebrei. Szepan pagò 7.000 Reichsmark, una cifra che secondo la documentazione citata corrispondeva sostanzialmente al valore della merce presente nel negozio, non a quello dell’attività commerciale e degli arredi. Il 5 novembre il punto vendita riaprì con il nome di Kaufhaus Szepan am Schalker Markt. L’operazione ebbe conseguenze economiche rilevanti per la famiglia del calciatore. Tra il 1938 e il 1939 il reddito familiare arrivò a triplicare. Dietro quella crescita, però, c’era la persecuzione degli originari proprietari. Le autorità naziste avevano reso praticamente impossibile agli imprenditori ebrei continuare la loro attività. Anche il rapporto con la proprietà dell’immobile contribuì a spingere Meyer e Lichtmann fuori dal negozio. Il nuovo grande magazzino diventò invece la principale fonte di sostentamento della famiglia Szepan e rimase nelle sue mani fino al 1972, due anni prima della morte di Fritz.

Una memoria difficile

La vicenda non si concluse con la fine della guerra. I discendenti degli ex proprietari ebrei, deportati nel campo di concentramento di Kaiserwald, nei pressi di Riga, insieme alla Jewish Trust Corporation, avviarono una causa per ottenere un risarcimento. La controversia si concluse con un accordo considerato favorevole a Szepan. Il campione dello Schalke morì il 14 dicembre 1974. Per decenni la sua figura rimase legata soprattutto alle imprese sportive, alle vittorie dello Schalke e alla nazionale tedesca. Ma la ricerca storica ha riportato alla luce anche l’altra parte della sua biografia: l’iscrizione al partito nazista, gli appelli a favore del regime e soprattutto il vantaggio economico ricavato dall’acquisto di un’attività appartenente a proprietari ebrei nel momento in cui lo Stato nazista ne aveva reso impossibile la sopravvivenza. La storia di Fritz Szepan mostra così quanto fosse sottile, nella Germania nazista, il confine tra sport, prestigio pubblico, politica e interessi economici. Il campione poteva diventare uno strumento della propaganda. E la vicinanza al potere poteva trasformarsi in potere personale, sociale e soprattutto economico. Lo Schalke degli anni Trenta rimane una delle grandi squadre della storia del calcio tedesco. Ma accanto ai trofei e ai campioni esiste anche una pagina più oscura, fatta di compromessi, opportunità e persecuzioni. Una pagina che rende la figura di Fritz Szepan assai più complessa del semplice mito calcistico.

Mario Bocchio

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