
Era entrato nella Fiorentina di Bernardini da ragazzo, aspettando il suo momento accanto ai campioni. A Ferrara, dopo lo scudetto, trovò la sua domenica perfetta: un assist di Julinho, una rete e l’ingresso nel grande calcio. A 90 anni se ne va l’ultimo testimone di quella squadra leggendaria
Carriere che si possono raccontare attraverso una sola immagine. Per Sergio Carpanesi è quella di un ragazzo di vent’anni che, a Ferrara, il 13 maggio 1956, indossa per la prima volta la maglia della Fiorentina in Serie A. Lo scudetto è già stato conquistato e quella squadra di Fulvio Bernardini ha scritto una pagina destinata a rimanere nella storia viola. Quel giorno, però, Carpanesi non si limita a partecipare alla festa. Riceve un pallone da Julinho e segna il gol che decide la partita con la Spal. È l’inizio della sua carriera nel grande calcio e, curiosamente, anche l’unico gol segnato in campionato con la Fiorentina.

Carpanesi se n’è andato a 90 anni, il 21 settembre 2026. Con lui scompare l’ultimo giocatore ancora vivente di quella Fiorentina campione d’Italia nel 1955-‘56. Non era una stella, ma uno di quei giocatori che costruiscono le grandi squadre con il lavoro, la pazienza e la disponibilità. Nato a La Spezia il 22 marzo 1936, era arrivato a Firenze nel 1953, ancora adolescente. La società aveva investito 400 mila lire su quel giovane cresciuto nei Carpanesi Boys, la formazione fondata dal padre. Accanto ai grandi imparò il mestiere e attese il proprio momento. Quando arrivò, si fece trovare pronto.

Quella Fiorentina aveva dominato il campionato, chiudendo con 12 punti di vantaggio sul Milan, 59 gol segnati e appena 20 subiti. Carpanesi, il più giovane tra gli utilizzati, ebbe così il privilegio di entrare nella storia del primo scudetto viola. Rimase a Firenze fino al 1959, collezionando 31 presenze in Serie A. Poi vennero Palermo e Spal, prima del trasferimento alla Roma nel 1961. Nella capitale trascorse sei stagioni, diventando un punto fermo del centrocampo giallorosso. Vinse la Coppa delle Fiere nel 1961 e la Coppa Italia nel 1964, aggiungendo un altro capitolo importante a una carriera costruita senza clamore ma con grande continuità.


Carpanesi sulle figurine “Panini”: nella Roma, a sinistra, e ai tempi della Sampdoria
Dopo Roma arrivò la Sampdoria, quindi Anconitana e Angelana. In Serie A furono complessivamente 276 presenze e 8 gol in tredici stagioni. Poi, quasi naturalmente, il passaggio in panchina. Carpanesi allenò diverse squadre, tra cui Pisa, Monza, Prato, Mantova e Spezia. Con il Prato conquistò nel 1983 la promozione dalla C2 alla C1. Ma fu soprattutto con lo Spezia, la squadra della sua città, che costruì una parte importante della propria seconda vita calcistica.

Arrivò nel 1985, in un periodo difficilissimo per il club. Portò lo Spezia alla promozione in C1 e, qualche anno più tardi, sfiorò la Serie B nel campionato 1988-‘89, quando la squadra chiuse il girone d’andata in testa e rimase in corsa fino all’ultima giornata. Il sogno si spense a Lucca. Tornò ancora sulla panchina spezzina negli anni Novanta, conquistando una salvezza nel 1995-‘96.
Nel 2022 la Fiorentina lo inserì nella Hall of Fame. Un riconoscimento che sembrava riannodare il filo con quella domenica lontana del 1956. Perché Carpanesi era rimasto l’ultimo testimone diretto di quella squadra. L’ultimo che poteva raccontare dal vivo la Fiorentina di Bernardini, Julinho e Montuori, quella del primo scudetto. E allora, per ricordarlo, vale la pena tornare proprio a Ferrara. Un ragazzo di vent’anni, una maglia viola, un pallone servito da Julinho. Un tiro e una rete. Il primo giorno in Serie A diventò subito un giorno da ricordare. Poi venne una lunga carriera, tra campo e panchina. Ma quel gol alla Spal rimase lì, come una vecchia fotografia: il modo più semplice e più bello per ricordare Sergio Carpanesi.
Mario Bocchio
