Alessandro Abbondanza, il “Sivorino” che ha attraversato il calcio con eleganza e ostinazione
Ago 17, 2026

Dal Napoli alla Lazio, dalla Serie A ai campi del Nord America: la storia di un attaccante cresciuto all’ombra del Vesuvio e diventato poi maestro di giovani talenti

Alessandro Abbondanza, per tutti Sandro, appartiene a quella generazione di calciatori che hanno conosciuto il calcio in una dimensione ancora profondamente artigianale, fatta di campetti, gavetta, trasferimenti e occasioni da conquistare una domenica alla volta. Nato a Napoli l’8 gennaio 1949, ha legato gran parte della propria vita al pallone e alla sua città, prima da giocatore e poi da allenatore.

Alessandro Abbondanza nel Napoli

A Napoli lo chiamavano “Sivorino”, un soprannome nato dal confronto inevitabile con Omar Sívori. Bastava forse qualche movimento, una certa eleganza nel modo di portare la palla, quel gusto per il gesto tecnico che nel calcio di allora poteva accendere la fantasia degli spettatori. Ma dietro quel nome suggestivo c’era un calciatore costretto a costruirsi il proprio percorso senza scorciatoie.

Il primo capitolo della sua storia è naturalmente azzurro. Abbondanza cresce nel vivaio del Napoli e, ancora giovanissimo, conosce la Serie B con il Monza. Poi il ritorno nella squadra della sua città e, il 9 marzo 1969, l’esordio in Serie A contro il Bologna. È l’ingresso in un mondo che aveva osservato da ragazzo e che improvvisamente diventa realtà.

Abbondanza sulle figurine “Panini”

La carriera, però, non segue una linea retta. Passa dal Pisa, dove trova anche il suo primo gol tra i professionisti, quindi torna al Napoli e successivamente approda alla Lazio. È nella capitale che vive una delle parentesi più significative della sua esperienza agonistica: nella stagione 1971-‘72 colleziona 25 presenze e sette reti, contribuendo alla risalita della squadra biancoceleste verso la massima categoria.

Il ritorno a Napoli ha quasi il sapore di un cerchio che si chiude, ma il calcio non concede facilmente seconde giovinezza. Le presenze diminuiscono, arrivano il Brindisi, la Salernitana, il Crotone, la Paganese e il Sorrento. Proprio a Sorrento trova una delle sue migliori continuità realizzative: nove gol in 33 partite.

“Sivorino”, un soprannome nato dal confronto inevitabile con Omar Sívori

Poi arriva una parentesi che racconta anche la curiosità di un calciatore disposto a guardare oltre i confini italiani. Nel 1979 Abbondanza vola in Canada per vestire la maglia dei Toronto Blizzard, disputando tre incontri nella North American Soccer League. L’anno successivo è negli Stati Uniti, al New York United.

La sua carriera professionistica si chiude con numeri che raccontano soprattutto la lunga strada percorsa: 19 presenze e due reti in Serie A, 67 partite e dieci gol in Serie B. Ma fermarsi alle statistiche significherebbe perdere la parte più interessante della sua storia.

Perché Abbondanza, terminata la carriera sul campo, scopre una seconda vita calcistica ancora più lunga. Nel 1980 entra nel settore giovanile del Napoli e vi rimane, con alcune parentesi, per molti anni. È qui che il suo nome acquista un significato diverso. Non è più soltanto l’attaccante che aveva indossato la maglia azzurra: diventa un uomo chiamato a riconoscere nei ragazzi qualcosa che spesso ancora loro stessi non riescono a vedere.

Alessandro Abbondanza laziale (a destra) con Giorgio Chinaglia (a sinistra) e Tommaso Maestrelli

Con le formazioni giovanili del Napoli raggiunge tre finali nazionali Berretti e accompagna nella crescita numerosi giocatori destinati al professionismo. Tra questi Giuseppe Taglialatela, Francesco Baiano, Marco Ferrante, Raffaele Ametrano, Gaetano De Rosa, Antonio Floro Flores, Aniello Cutolo ed Enrico Buonocore.

È forse questo il capitolo più prezioso della sua storia: quello dell’uomo che, dopo essere stato giocatore, sceglie di occuparsi dei giocatori che verranno. La sua esperienza non si limita al Napoli. Passa dall’Ischia alla Primavera dell’Avellino, torna in azzurro e arriva persino a sedere sulla panchina della prima squadra in alcune occasioni, sia in Serie B sia in Serie A. Poi ancora Sorrento, dove guida la Berretti e lavora come viceallenatore della prima squadra, e la Juve Stabia.

In azione nella North American Soccer League: indossa la maglia numero 14

Nel frattempo costruisce anche un progetto personale dedicato ai bambini. Nel 1996 fonda la Soccer Vomero Vip Club, scuola calcio destinata alla formazione dei più giovani, mettendo al centro quel calcio di base che nel corso degli anni è diventato una parte essenziale della sua identità. Oggi Abbondanza continua a occuparsi di settore giovanile come responsabile tecnico del Progetto Europa Cesa. Una scelta che, in fondo, racconta perfettamente il suo percorso.

Nei Toronto Blizzard, siamo nel 1979

Il “Sivorino” non è rimasto soltanto il ragazzo napoletano che un tempo veniva accostato a un campione come Sívori. È diventato qualcosa di più difficile da raccontare attraverso un tabellino: un uomo che ha attraversato epoche, maglie e generazioni, conoscendo il calcio dalla parte del giocatore e poi da quella, forse ancora più delicata, dell’educatore.

Allenatore delle giovanili del Napoli

La sua storia insegna che una carriera non si misura soltanto dai gol segnati o dalle partite giocate. A volte il lascito più importante è quello che rimane negli altri: nei ragazzi aiutati a crescere, nei talenti accompagnati verso il professionismo, nelle persone che hanno imparato qualcosa da un allenatore che prima di tutto era stato calciatore.

E così, molti anni dopo quel soprannome nato dalla somiglianza con Sívori, resta soprattutto Alessandro Abbondanza: il “Sivorino” che ha fatto del calcio non una semplice professione, ma una lunga storia da continuare a raccontare.

Mario Bocchio

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