Biro-Biro conquistò il Brasile con il cuore prima ancora che con il talento
Ago 8, 2026

Scambiato per “un certo Lero-Lero”, diventò una leggenda del Timão. Simbolo della Democrazia Corinthiana, recordman, leader silenzioso e idolo eterno della Fiel

Quando Vicente Matheus lo presentò ai giornalisti, nessuno immaginava che quella battuta sarebbe diventata immortale. “Abbiamo ingaggiato un certo Lero-Lero“, disse il presidente del Corinthians riferendosi a quel ragazzo arrivato dallo Sport Recife. Quel giovane magro, timido e dai capelli ricci color rame si chiamava Antônio José da Silva Filho, ma il Brasile lo avrebbe conosciuto semplicemente come Biro-Biro.

Nello Sport Recife, a sinistra, e dopo una rete con il Corinthians

Aveva appena diciannove anni e nessuna aura da fuoriclasse. Non possedeva l’eleganza di Sócrates né la fantasia di tanti numeri dieci brasiliani. Aveva però qualcosa che il popolo corinthiano avrebbe imparato ad amare più di ogni altra qualità: un cuore inesauribile. Correva per tutti, recuperava palloni impossibili, lottava fino all’ultimo minuto. Nato come centrocampista offensivo, finì per ricoprire praticamente ogni ruolo: mediano, esterno destro, ala sinistra, trequartista e persino attaccante. Ovunque lo mettesse l’allenatore, lui rispondeva presente.

Ai tempi della Democracia Corinthiana


In dieci stagioni con la maglia del Corinthians disputò 590 partite, diventando uno dei calciatori con più presenze nella storia del club. E per un giocatore spesso impiegato davanti alla difesa, realizzare 75 gol rappresenta un’impresa straordinaria. Tra tutti, i più celebri restano quelli della finale del Campionato Paulista del 1982 contro il São Paulo: una doppietta decisiva che spalancò al Timão la strada verso il titolo. Ma ridurre Biro-Biro ai numeri sarebbe un errore. Il suo valore andava oltre le statistiche.

Biro-Biro in azione

Fu uno dei protagonisti della Democrazia Corinthiana, il movimento che, nei primi anni Ottanta, trasformò uno spogliatoio in un laboratorio di libertà. Insieme a Sócrates, Casagrande, Wladimir e agli altri compagni, contribuì a dimostrare che il calcio poteva essere anche partecipazione, responsabilità e coscienza civile. In un Brasile ancora segnato dagli ultimi anni della dittatura militare, il Corinthians divenne un simbolo di cambiamento.

La sua popolarità raggiunse livelli sorprendenti. Nel 1978, durante una consultazione elettorale, decine di migliaia di persone scrissero il suo nome sulla scheda pur non essendo candidato. Era un gesto ironico, ma anche una forma di protesta. Dieci anni più tardi, nel 1988, Biro-Biro si candidò davvero al Consiglio comunale di San Paolo e venne eletto con un largo consenso, confermando il legame speciale con la Fiel torcida.

Terminata la carriera da calciatore, intraprese quella di allenatore e successivamente lavorò come collaboratore parlamentare. Pur restando lontano dai riflettori, non ha mai smesso di essere una figura rispettata e amata. Ancora oggi il suo nome suscita affetto tra i tifosi del Corinthians. Per molti rappresenta il volto autentico del Timão: sacrificio, umiltà, spirito di squadra e totale dedizione. Non era il giocatore più elegante né il più celebrato, ma incarnava perfettamente l’anima operaia del club.


Forse è proprio questo il segreto della sua immortalità. Biro-Biro non ha conquistato il cuore della gente con effetti speciali, ma con la forza della semplicità. È stato il calciatore che ogni tifoso avrebbe voluto vedere sempre in campo: generoso, instancabile e pronto a dare tutto per quella maglia. Per questo, a distanza di tanti anni, resta uno dei simboli più amati nella gloriosa storia del Corinthians.

Mario Bocchio

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