Il cavaliere del calcio partito da Mladenovac
Lug 4, 2026

Dalla provincia jugoslava ai vertici del calcio africano: la straordinaria parabola di Branko Žutić, l’allenatore che conquistò Serbia, Ghana e Camerun, portando i “Leoni Indomabili” fino ai Mondiali del 1982

Ci sono allenatori che costruiscono squadre. E poi ci sono allenatori che costruiscono destini. Quello di Branko Žutić appartiene alla seconda categoria. Nato nel 1932, cresciuto tra le ferite della guerra e le difficoltà della Jugoslavia del dopoguerra, riuscì a trasformare una carriera iniziata sui campi polverosi di Mladenovac in un’avventura che lo portò a diventare uno dei tecnici europei più stimati del calcio africano.

Le sue origini raccontano già molto della sua tenacia. Nato a Carevo Selo, nell’attuale Macedonia del Nord, da una famiglia serba originaria della Lika, conobbe prestissimo l’esilio. L’invasione nazifascista costrinse la famiglia a continui spostamenti fino all’approdo a Mladenovac nel 1941. Qui, mentre il padre emigrava in Inghilterra alla fine della guerra, il giovane Branko cresceva tra partite improvvisate con palloni di stracci e una scuola costretta a trasferirsi di casa in casa durante l’occupazione tedesca.

Branko Žutić

Il calcio diventò presto il suo linguaggio. Giocatore promettente dell’allora Jedinstvo Mladenovac, abbandonò la squadra dopo un episodio che lo segnò profondamente: gli venne negato un premio perché figlio di un ex ufficiale della gendarmeria del Regno di Jugoslavia. Una ferita che lo spinse a dedicarsi agli studi presso l’Istituto di Educazione Fisica di Belgrado, dove affinò la preparazione tecnica e, parallelamente, si mise in luce anche come giocatore di hockey su ghiaccio.

La svolta arrivò nel 1961, quando iniziò la carriera di allenatore. Insegnante di educazione fisica durante il giorno e tecnico sui campi del Selters fino al tramonto, Žutić costruì pazientemente una delle più solide scuole calcistiche della Serbia centrale. Sotto la sua guida il club, divenuto nel frattempo OFK Mladenovac, conquistò nel 1962 la Coppa di Serbia, superando in finale il Borac Čačak, e per ben tre volte ottenne la promozione nella Lega Serba, allora uno dei campionati regionali più competitivi della Jugoslavia.

Non si limitava ad allenare la prima squadra. Considerava il settore giovanile il vero patrimonio del club. Seguiva personalmente decine di ragazzi, pretendendo disciplina nello studio oltre che sul campo. Da quella fucina uscì anche Dušan Lukić, destinato a diventare uno dei migliori centrocampisti dell’OFK Belgrado e prezioso rifinitore del grande goleador Slobodan Santrač.

Žutić ai tempi dell’OFK Mladenovac

Dopo le prime esperienze lontano da casa, tra cui la promozione del Pelister Bitola, la sua reputazione cominciò a superare i confini jugoslavi. Nell’estate del 1975 arrivò la chiamata destinata a cambiargli la vita: il Kotoko di Kumasi, in Ghana.

In Africa trovò un calcio completamente diverso. Gli allenamenti erano seguiti da migliaia di spettatori assiepati fin quasi dentro il terreno di gioco. La passione popolare era travolgente. Žutić seppe adattarsi immediatamente, conducendo il Kotoko alla conquista del campionato ghanese con sette punti di vantaggio. La popolarità raggiunta fu tale che l’intera città riconosceva l’automobile con cui si spostava e lo salutava semplicemente come “Coach”.

Seguirono le esperienze con il Togo e soprattutto con la Nigeria, dove ricoprì l’incarico di commissario tecnico della nazionale, consolidando definitivamente la sua fama nel continente. Il capolavoro arrivò però nel 1980, quando la federazione camerunese gli affidò contemporaneamente la nazionale e il Canon Yaoundé, la squadra più prestigiosa del Paese.

Lo stadio di Yaoundé, in Camerun, si riempiva regolarmente con oltre centomila spettatori

Nel giro di appena due stagioni costruì una formazione destinata a entrare nella storia del calcio africano. Con il Canon conquistò la Coppa dei Campioni d’Africa nel 1982. Parallelamente trasformò il Camerun in una nazionale competitiva, capace di qualificarsi sia alla Coppa d’Africa sia al Mondiale di Spagna del 1982, impresa senza precedenti per il Paese.

Lo stadio di Yaoundé si riempiva regolarmente con oltre centomila spettatori. Al termine delle qualificazioni il presidente del Camerun gli conferì il prestigioso Ordine di Cavaliere al Merito, un riconoscimento che in Jugoslavia suscitò enorme eco. I quotidiani lo ribattezzarono “il cavaliere del Camerun” e “il cavaliere del calcio di Mladenovac”.

Fu proprio Žutić a valorizzare definitivamente il talento di Roger Milla, destinato pochi anni più tardi a diventare una leggenda mondiale

Fu proprio Žutić a valorizzare definitivamente il talento di Roger Milla, destinato pochi anni più tardi a diventare una leggenda mondiale grazie alle sue reti e alle celebri danze vicino alla bandierina del calcio d’angolo. Paradossalmente non fu lui a sedere sulla panchina del Camerun durante la fase finale del Mondiale spagnolo. Per scelta della federazione venne sostituito dal francese Jean Vincent poco prima della competizione. La squadra, costruita quasi interamente dal tecnico jugoslavo, stupì il mondo: concluse il torneo imbattuta e fu eliminata soltanto per una peggiore differenza reti rispetto all’Italia, che avrebbe poi conquistato il titolo mondiale.

Žutić e il Camerun che si qualificò per il Mondiale del 1982 in Spagna

Terminata l’avventura africana, Žutić rientrò a Mladenovac nel 1984. Il suo club era precipitato nelle categorie inferiori. Ancora una volta riuscì nell’impresa di rilanciarlo, riportandolo in Lega Serba nel giro di poco più di una stagione grazie a un lavoro metodico e paziente. Conclusa la carriera in panchina, continuò a vivere il calcio ogni giorno, presenza discreta ma costante sui campi della sua città, osservatore instancabile dei giovani talenti e punto di riferimento per generazioni di allenatori.

La sua storia rimane una delle più sorprendenti del calcio jugoslavo: quella di un insegnante di educazione fisica partito da una piccola cittadina della Serbia che, con competenza, rigore e una straordinaria capacità di adattarsi a mondi lontanissimi, riuscì a conquistare l’Africa e a lasciare un segno indelebile nella storia del Camerun e del calcio internazionale.

Mario Bocchio

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