Il Torino all’Azteca: una gara oltre la fatica
Lug 5, 2026

29 maggio 1966, debutto dello stadio di Santa Úrsula tra altitudine, orgoglio granata e un pareggio inatteso

Quando il 29 maggio 1966 il fischio d’inizio rompe l’attesa a Città del Messico, non è soltanto una partita a prendere forma: è il primo respiro di un impianto destinato a diventare un’icona globale. Il nuovo stadio di Santa Úrsula – quello che il mondo imparerà a conoscere come Estadio Azteca – viene inaugurato con un evento costruito per impressionare, celebrare e proiettare il Messico nel cuore del calcio internazionale.

I due capitani prima del fischio d’inizio

L’occasione è solenne: sugli spalti si affacciano figure di primo piano come il presidente del Messico Gustavo Díaz Ordaz e il presidente della FIFA Stanley Rous, mentre la città vive un’atmosfera sospesa tra festa popolare e dimostrazione di potenza organizzativa. Il progetto dell’impianto, firmato da Pedro Ramírez Vázquez, è già di per sé una dichiarazione d’intenti: una struttura mastodontica, pensata per oltre centomila spettatori, destinata a incarnare il sogno mondiale del calcio messicano.

Inizialmente il Colosso di Santa Úrsula era stato progettato per ospitare poco più di 90.000 spettatori

Per l’inaugurazione viene scelto un confronto internazionale di prestigio: da una parte il Club América, simbolo del calcio locale e già proiettato verso una dimensione moderna grazie anche ai nuovi investimenti; dall’altra il Torino, chiamato a rappresentare il calcio italiano in una trasferta lunga, impegnativa e tutt’altro che comoda. La squadra granata arriva infatti stanca, segnata da un viaggio estenuante e da una stagione altalenante, con poche certezze tecniche e molte incognite fisiche.

L’Azteca fu inaugurato il 29 maggio 1966 con la partita tra l’América e il Torino. Inizialmente venne costruito senza copertura, che fu aggiunta soltanto alcuni mesi dopo

L’impatto con la realtà messicana è subito duro. L’altitudine di oltre duemila metri, il ritmo aggressivo degli avversari e l’entusiasmo del pubblico trasformano il match in una salita ripida per gli uomini di Nereo Rocco.

Una fase di gioco

Il Club América prende subito il controllo delle operazioni, mostrando una superiorità atletica e tecnica che si traduce rapidamente nel risultato: la rete iniziale rompe gli equilibri e apre una fase in cui i padroni di casa sfiorano più volte il raddoppio.

Dai giornali dell’epoca

Il Torino fatica a respirare, letteralmente e tatticamente. Le distanze si allungano, la pressione messicana costringe la difesa a continue rincorse, e la sensazione è quella di una squadra sorpresa dall’intensità dell’evento più che dall’avversario. Il raddoppio dei messicani, che arriva nella ripresa, sembra chiudere ogni discorso: lo stadio si accende, il pubblico intravede una festa completa, e la narrativa dell’inaugurazione sembra indirizzata verso una celebrazione a senso unico.

Il presidente del Messico Gustavo Díaz Ordaz durante l’inaugurazione dell’Azteca

Eppure, proprio quando l’inerzia sembra definitiva, la partita cambia volto. Il Torino reagisce non con la brillantezza, ma con l’orgoglio. È una risposta più emotiva che tattica, ma sufficiente a riaprire la scena. In questo contesto emerge improvvisamente Ulisse Gualtieri, attaccante poco utilizzato durante la stagione, che trova una giornata irripetibile: prima accorcia le distanze con una giocata di grande sensibilità tecnica, poi completa la rimonta personale con un colpo di testa che sorprende la difesa messicana.

Questa fu la squadra schierata dall’América. Le Águilas furono le protagoniste dell’inaugurazione del Colosso di Santa Úrsula; quella partita finì 2-2, con di fronte il Torino d’Italia

Il 2-2 finale non cambia il senso dell’evento, ma lo completa. Non c’è una squadra che domina davvero fino in fondo, e forse è proprio questo equilibrio inatteso a rendere l’inaugurazione memorabile. Il Club América lascia intravedere il proprio potenziale in un calcio moderno e aggressivo, mentre il Torino dimostra che anche in condizioni sfavorevoli l’orgoglio può riscrivere una storia già scritta.

Il Torino, un avversario all’altezza per l’inaugurazione. La formazione italiana prese parte alla partita inaugurale dello storico stadio e Ulisse Gualtieri realizzò due reti, diventando il primo calciatore a segnare una doppietta allo Stadio Azteca

Per il pubblico, però, quella serata va oltre il risultato. L’Azteca si presenta al mondo come un teatro gigantesco, vivo, già pronto a ospitare epoche diverse del calcio globale. Non è ancora il tempio delle finali mondiali o delle partite leggendarie: è appena nato. Ma lo fa nel modo più adatto possibile, con una partita imperfetta, intensa, piena di contrasti.

Da quel momento, lo stadio di Santa Úrsula non sarà più soltanto un’opera architettonica: diventerà un luogo della memoria sportiva, un contenitore di eventi destinati a superare il tempo. E tutto comincia lì, in una sera di maggio in cui il calcio, senza saperlo, inaugura uno dei suoi scenari più iconici.

Mario Bocchio

Condividi su: