L’enigma granata del 2 giugno 1946
Giu 2, 2026

Tra archivi perduti e testimonianze riemerse, la ricerca del volantino che avrebbe legato il Grande Torino alla causa repubblicana

Nella primavera del 1946 l’Italia era un Paese in bilico. Le macerie della guerra erano ancora visibili nelle città, le ferite del fascismo non si erano rimarginate e milioni di persone si preparavano a compiere una scelta destinata a cambiare il corso della storia nazionale. Mentre la politica infiammava piazze e caffè, a Torino c’era un’altra forza capace di catturare l’immaginazione collettiva: il Grande Torino.

I granata non erano soltanto una squadra di calcio. Erano un simbolo di rinascita. Ogni domenica riempivano gli stadi, trascinavano folle immense e rappresentavano l’orgoglio di una città operaia che cercava di rialzarsi dopo gli anni più duri.

29 maggio 1946, l’articolo su “L’Unità”

Proprio per questo, una vicenda emersa molti decenni dopo continua ancora oggi a incuriosire storici e appassionati. Esisterebbe infatti un volantino elettorale, distribuito alla vigilia del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, nel quale alcuni protagonisti della squadra granata avrebbero invitato i cittadini a scegliere la Repubblica. Il condizionale è obbligatorio, perché quel documento sembra essersi dissolto nel tempo, pur circolando in rete una copia.

Non è conservato nei principali archivi storici. Non compare nelle raccolte dedicate al Torino. Non è esposto nei musei che custodiscono la memoria degli Invincibili. Eppure il suo ricordo continua a riaffiorare periodicamente, come un reperto fantasma che qualcuno giura di aver visto ma che nessuno riesce a mostrare in originale.

Secondo le ricostruzioni più accreditate, come quelle del collega Valerio Moggia, il manifesto riporta fotografie e dichiarazioni di alcuni dei nomi più celebri dell’epopea granata: Valentino Mazzola, Ezio Loik, Guglielmo Gabetto, Mario Rigamonti e altri protagonisti di quella squadra straordinaria. Se il documento fosse autentico, si tratterebbe di una presa di posizione pubblica di enorme rilievo. Nel 1946 il Torino era probabilmente la formazione più amata d’Italia e il prestigio dei suoi campioni andava ben oltre il rettangolo di gioco.

Il volantino del Partito Comunista Italiano

La pista più concreta conduce a un articolo apparso pochi giorni prima del referendum sulle pagine de “L’Unità”. In quel servizio alcuni giocatori esprimevano opinioni favorevoli al nuovo assetto repubblicano dello Stato. È possibile che proprio quelle dichiarazioni siano state successivamente riutilizzate per realizzare materiale propagandistico destinato agli elettori torinesi.

Da qui nasce il mistero. Qualcuno trasformò davvero quelle parole in un manifesto politico? Oppure il racconto è cresciuto nel tempo, alimentato da ricordi frammentari e testimonianze indirette? La risposta resta nascosta da qualche parte tra gli scaffali di una biblioteca privata, in una soffitta dimenticata o dentro una vecchia raccolta di giornali mai catalogata. È lì che gli studiosi sperano di trovare il tassello mancante.

I giornali annunciano la vittoria della Repubblica al referendum

Fino ad allora la storia continuerà a vivere in una zona di confine dove la documentazione certa lascia spazio alla suggestione. Da una parte c’è la cronaca di un Paese che stava scegliendo il proprio futuro. Dall’altra il mito del Grande Torino, una squadra così grande da riuscire, ottant’anni dopo, a generare ancora interrogativi e racconti.

Forse è proprio questo il fascino della vicenda: non sapere con certezza se quel volantino sia davvero esistito, ma continuare a cercarlo come si cerca una fotografia perduta della storia italiana.

Mario Bocchio

Info: Il Grande Torino e il referendum del 2 giugno; Un pezzo del Grande Torino sta con il Pci e con la Repubblica; post di Minuto Settantotto

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