Baldini, i “lestofanti” e la speranza azzurra: il grido di un uomo controcorrente
Giu 3, 2026

Dalla lunga gavetta alla panchina della Nazionale, il tecnico toscano denuncia i mali del calcio italiano e invita a puntare sui giovani per costruire il futuro

Silvio Baldini è arrivato alla Nazionale seguendo una strada diversa da quella percorsa dalla maggior parte degli allenatori di alto livello. Nessun passaggio nei grandi club europei, nessuna carriera costruita tra riflettori e contratti milionari. Il tecnico toscano ha trascorso gran parte della sua vita professionale nei campi della provincia italiana, accumulando esperienza, delusioni e soddisfazioni senza mai rinunciare alla propria schiettezza.

Baldini all’Empoli

Proprio questa sua autenticità è tornata a emergere durante una recente conferenza stampa, quando ha affrontato il tema della crisi del calcio italiano. Baldini ha individuato una delle principali cause del declino in quei dirigenti che, secondo lui, utilizzano il sistema per perseguire interessi personali anziché lavorare per la crescita del movimento. Per descriverli ha scelto una parola quasi dimenticata: “lestofanti”.

Il famoso calcio a Di Carlo

Non si tratta di un semplice insulto. Nella tradizione della lingua italiana il lestofante è una persona scaltra, abile nel manipolare gli altri e capace di ottenere vantaggi attraverso l’inganno e la persuasione. Con questa espressione Baldini ha voluto indicare coloro che dovrebbero servire il calcio ma finiscono invece per sfruttarlo. Una scelta linguistica che ha colpito molti osservatori e che ha rapidamente fatto il giro dei social network.

Sulla panchina del Palermo

Le parole del tecnico nascono da una convinzione maturata in decenni di lavoro. Per Baldini il problema del calcio italiano non è la mancanza di talento. Al contrario, il Paese continua a produrre giovani di valore, come dimostrano i risultati ottenuti dalle nazionali giovanili negli ultimi anni. L’Italia Under 17 ha conquistato recentemente importanti successi internazionali e numerosi ragazzi stanno emergendo nei settori giovanili dei principali club.

Alla Carrarese con “Ciccio” Tavano e Gianluca Berti

Tra i nomi che più stuzzicano la fantasia degli appassionati figurano Francesco Camarda, Honest Ahanor, Cher Ndour, Niccolò Pisilli e molti altri giovani che stanno cercando spazio nel calcio professionistico. Alcuni hanno già mostrato il proprio valore ad alto livello, altri sono ancora in fase di crescita, ma tutti rappresentano una risorsa preziosa per il futuro della Nazionale.

Baldini ha scelto di costruire le sue squadre proprio attorno a questi ragazzi, privilegiando la voglia di emergere, il senso di appartenenza e la disponibilità al sacrificio. Il suo obiettivo non è soltanto ottenere risultati immediati, ma contribuire alla formazione di una generazione capace di riportare entusiasmo e identità al calcio italiano.

Alla guida del Pescara

Nato a Massa l’11 settembre 1958, Baldini ha iniziato la sua carriera da allenatore dopo una breve esperienza da calciatore nelle categorie dilettantistiche. Nel corso degli anni ha guidato numerose squadre, dal Chievo all’Empoli, dal Palermo al Parma, dal Lecce al Catania, fino alle più recenti avventure con Carrarese, Palermo e Pescara. Le promozioni conquistate e la capacità di valorizzare i giovani hanno rappresentato i tratti distintivi del suo percorso.

La sua figura è sempre stata accompagnata da episodi che ne hanno evidenziato il carattere impulsivo e genuino. Celebre rimane il diverbio con Domenico Di Carlo nel 2007, ma altrettanto note sono le sue dichiarazioni spesso provocatorie, capaci di dividere l’opinione pubblica. Dietro queste uscite, tuttavia, si nasconde un allenatore che ha sempre difeso un’idea precisa di calcio e di sport.

Tecnico dell’Under 21 e ad interim anche della Nazionale maggiore

L’approdo alla guida dell’Under 21 prima e della Nazionale maggiore poi rappresenta il riconoscimento di una carriera costruita senza scorciatoie. Anche se il suo incarico sulla panchina azzurra è destinato a essere temporaneo, la sua presenza ha già lasciato un segno. Baldini continua a parlare di meritocrazia, di passione e di identità, concetti che considera fondamentali per rilanciare il movimento.

Nel suo messaggio c’è anche una nota di ottimismo. Se il calcio italiano saprà proteggere e valorizzare i propri giovani, evitando che interessi esterni ne ostacolino la crescita, il futuro potrebbe essere meno oscuro di quanto molti immaginano. I talenti ci sono, le vittorie delle selezioni giovanili lo dimostrano. Ora serve soltanto la capacità di accompagnarli nel loro percorso senza disperdere un patrimonio che appartiene a tutto il calcio italiano.

Per questo Baldini continua a lanciare il suo appello. Meno spazio ai “lestofanti” e più fiducia ai ragazzi. È una battaglia che combatte da anni e che oggi, dalla panchina più prestigiosa del Paese, ha finalmente l’occasione di far ascoltare a tutti.

Mario Bocchio

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