Gian Pietro Marchetti, dalla Juventus dei grandi campioni al Piacenza dei miracoli
Nov 5, 2026

Si è spento a 78 anni l’ex difensore bianconero, due volte campione d’Italia e cinque volte azzurro. Da dirigente costruì insieme a Leonardo Garilli e Gigi Cagni la squadra che portò per la prima volta il Piacenza in Serie A

Certe formazioni sono rimaste impresse nella memoria degli appassionati come fotografie di un’epoca. Undici nomi pronunciati quasi senza bisogno di pensarci, una sequenza che racconta la Juventus dei primi anni Settanta: Salvadore, Spinosi, Haller, Bettega, Tancredi, Morini, Capello, Cuccureddu, Anastasi, Marchetti e Furino.

In quella squadra c’era anche Gian Pietro Marchetti, difensore elegante, affidabile e capace di interpretare più ruoli. Un protagonista di un calcio nel quale il talento conviveva con il sacrificio e nel quale anche chi lavorava lontano dai riflettori lasciava un segno importante.

Nei due cicli atalantini

Il 5 novembre 2026 è arrivata la notizia della sua scomparsa, all’età di 78 anni, dopo una malattia. Nato il 22 ottobre 1948 a Rudiano, nel Bresciano, Marchetti aveva attraversato una parte significativa della storia del calcio italiano, prima da protagonista sul terreno di gioco e successivamente dietro una scrivania. Il suo nome resta legato soprattutto a tre società: Atalanta, Juventus e Piacenza.

Nel Lecco

Dall’Atalanta alla consacrazione bianconera

La sua formazione calcistica avvenne nel settore giovanile dell’Atalanta, società con la quale raggiunse la prima squadra e debuttò in Serie A nella stagione 1966-‘67. Dopo una parentesi al Lecco, in Serie B, nel 1969 arrivò la chiamata della Juventus. A Torino visse cinque stagioni importanti, inserendosi in un gruppo ricco di personalità e campioni. La sua duttilità gli consentiva di occupare diverse posizioni: terzino sinistro, difensore centrale oppure mediano, sempre con intelligenza tattica e senso della posizione. Con la maglia bianconera conquistò due scudetti consecutivi, nel 1971-‘72 e nel 1972-‘73, totalizzando 102 presenze e sei reti. Fece parte anche della squadra che raggiunse la finale di Coppa dei Campioni del 1973 a Belgrado, dove la Juventus venne sconfitta dall’Ajax. Tra il 1972 e il 1973 arrivarono anche cinque convocazioni con la Nazionale maggiore. Il debutto azzurro risale al 17 giugno 1972, nell’amichevole disputata a Bucarest contro la Romania, terminata 3-3.

Ricordi juventini

Il ritorno a Bergamo e il passaggio di testimone con Scirea

Nell’estate del 1974 Marchetti lasciò Torino per tornare all’Atalanta. Il trasferimento si inserì nell’operazione che portò alla Juventus un giovane difensore destinato a diventare una leggenda: Gaetano Scirea. Fu un avvicendamento destinato a entrare nella storia del calcio italiano. Marchetti lasciava spazio a un talento emergente, ma non usciva affatto di scena.

Marchetti (secondo da sinistra) festeggia con i compagni di squadra Morini, Haller e Anastasi
la vittoria juventina nel campionato 1972-’73

A Bergamo ritrovò un ambiente che conosceva bene e divenne progressivamente uno dei riferimenti della formazione nerazzurra, arrivando anche a indossare la fascia di capitano. Il momento più significativo di questa seconda esperienza bergamasca fu la promozione in Serie A del 1977. L’Atalanta conquistò il ritorno nella massima categoria attraverso lo spareggio di Genova contro il Cagliari, vinto 2-1. La sua carriera da calciatore si concluse al Catanzaro, nella stagione 1979-‘80, dopo aver lasciato un percorso fatto di continuità, esperienza e versatilità.

In Nazionale

La seconda vita: l’uomo che costruì il Piacenza dei miracoli

Appesi gli scarpini al chiodo, Marchetti non abbandonò il mondo del calcio. Cominciò una nuova avventura alla Triestina, dove rimase dal 1982 al 1988, maturando le competenze che avrebbero accompagnato la parte più importante della sua carriera dirigenziale. Nell’estate del 1988 arrivò la proposta di Leonardo Garilli, presidente del Piacenza, che gli affidò la responsabilità di costruire una squadra competitiva e capace di crescere nel tempo. Marchetti accettò la sfida e diventò l’architetto di un progetto destinato a superare ogni aspettativa. Insieme agli allenatori che si alternarono sulla panchina biancorossa, in particolare Gigi Cagni e successivamente Walter Novellino, contribuì a trasformare una società di provincia in una realtà del calcio nazionale. La prima grande conquista arrivò nel 1991 con il salto dalla Serie C1 alla Serie B. Due anni più tardi, nel 1993, il Piacenza centrò un traguardo ancora più prestigioso: la prima storica promozione in Serie A.

Nel Catanzaro contro la sua ex squadra, la Juve, mentre controlla Tavola

Una squadra costruita con un’identità precisa, quella di una formazione interamente italiana, scelta che rappresentò una caratteristica distintiva del progetto Garilli-Marchetti. L’esordio nella massima categoria fu seguito da una retrocessione nel 1994, ma il Piacenza seppe rialzarsi immediatamente, riconquistando la Serie A e dimostrando di poter competere anche con società dalle tradizioni e dalle disponibilità economiche ben superiori. La permanenza di Marchetti si protrasse fino al 2001. Il bilancio racconta quattro promozioni e sei partecipazioni al campionato di Serie A, numeri che restituiscono la dimensione del lavoro svolto. Il suo contributo andò ben oltre la scelta dei singoli calciatori: seppe dare continuità a un progetto, individuare uomini adatti a un’idea di squadra e costruire un ambiente capace di affrontare le difficoltà senza smarrire la propria identità.

Da sinistra Gigi Cagni, Gian Pietro Marchetti e Leonardo Garilli, la triade che marchiò la storia del Piacenza

Gian Pietro Marchetti apparteneva a una generazione di uomini di calcio che conoscevano il mestiere in tutte le sue sfaccettature. Aveva frequentato gli spogliatoi delle grandi squadre, condiviso il campo con campioni affermati e vissuto le responsabilità di una società ambiziosa.

Dalla Juventus degli scudetti al Piacenza delle imprese, il suo cammino ha attraversato due dimensioni diverse dello stesso sport. Prima difendendo, poi costruendo le squadre degli altri. E se il calciatore resterà nella memoria dei tifosi bianconeri anche per quel passaggio di consegne con Scirea, il dirigente avrà sempre un posto speciale nella storia del Piacenza. Perché certe promozioni non sono soltanto risultati sportivi: diventano pagine di storia di un’intera città.

Mario Bocchio

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