
L’ex centrocampista torinese fu protagonista di una lunga stagione con il Novara dopo la formazione nella Juventus. Lasciato il professionismo, aveva trovato sulle rive del Lago Maggiore una nuova strada, diventando un apprezzato chef e ristoratore
Carriere che non finiscono con l’ultima partita, perché continuano a vivere nei ricordi di chi ha condiviso uno spogliatoio, nelle storie raccontate a tavola e nei luoghi ai quali una persona ha legato il proprio nome. Quella di Franco Carrera è una vicenda che attraversa il calcio italiano di un’altra epoca e approda, quasi naturalmente, alla gastronomia. L’ex giocatore è morto a 82 anni nella sua abitazione di Belgirate, lasciando un ricordo particolare soprattutto a Novara, dove aveva vissuto alcuni dei momenti più significativi della sua esperienza agonistica.
Una formazione bianconera nell’epoca dei grandi campioni
Nato a Torino l’8 novembre 1943, Carrera cresce calcisticamente nel vivaio della Juventus. Sono gli anni in cui il club torinese può contare su personalità straordinarie come Omar Sivori e John Charles, campioni che rappresentano un riferimento per i giovani aspiranti calciatori.



Tre maglie per Carrera. Da sinistra: Juventus, SPAL e Catania
Per il centrocampista arriva dapprima l’occasione in Coppa Italia: il 15 ottobre 1961 scende in campo contro il Prato, in una partita terminata 3-2 per la formazione bianconera. Il debutto in campionato segue il 10 febbraio 1963, quando partecipa alla vittoria per 2-1 sul campo del Bologna. La prospettiva di trovare continuità lo porta lontano da Torino. Nel 1963 si trasferisce al Potenza, in Serie B, dove incrocia anche Roberto Boninsegna. È una tappa importante per la sua maturazione, accompagnata da episodi curiosi come il gol segnato direttamente da calcio d’angolo contro la SPAL nel finale del campionato 1964-‘65. La squadra ferrarese lo porta quindi nuovamente in Serie A.
Negli anni successivi indossa anche le maglie di Foggia e Catania, costruendo un percorso da professionista che lo vede protagonista soprattutto nella cadetteria. Il bilancio finale parla di 14 presenze nella massima serie e 296 partite in Serie B, con 36 reti all’attivo.
Il capitolo più importante si scrive a Novara
Nel 1969 arriva la chiamata di Carlo Parola. L’allenatore vuole Carrera al Novara, allora impegnato in Serie C, e il centrocampista trova nell’ambiente azzurro la dimensione ideale per esprimere le proprie qualità. La stagione successiva porta una gioia destinata a restare nella storia della società: il Novara conquista il ritorno in Serie B nel 1970. Carrera è parte integrante di quella squadra e, con il trascorrere delle stagioni, assume responsabilità sempre maggiori, fino a diventare capitano.

Il suo valore non si misura soltanto nella capacità di costruire il gioco. Conta anche il modo in cui sa parlare ai compagni, sostenerli nei momenti complicati e contribuire alla coesione del gruppo. Dopo una sconfitta particolarmente pesante a Tortona, secondo un episodio rimasto nella memoria dell’ambiente, è proprio lui a spingere la squadra a stringersi attorno a un impegno comune per reagire. Ma il calcio di quegli anni è fatto anche di rapporti personali, rituali e momenti lontani dai riflettori. Carrera ama stare in compagnia e ha una passione per la cucina che trova spazio persino durante i ritiri: non sono rare le occasioni in cui prepara spaghetti nel cuore della notte, con la complicità dello stesso Parola.

In sei stagioni raccoglie 211 presenze complessive con il Novara, diventando uno dei volti più riconoscibili di quella fase della storia azzurra. Nel 1975 saluta la società e prosegue il proprio cammino con Taranto e Parma, prima di chiudere ad Aosta la carriera da calciatore nel 1978.
La vita dopo il pallone: il successo della Vecchia Arona
Per molti ex atleti il ritiro apre una fase difficile da decifrare. Carrera, invece, trova presto un nuovo progetto nel quale mettere energie e competenze. Si trasferisce ad Arona e, nel 1978, insieme alla moglie Loretta inaugura il ristorante Vecchia Arona.
La passione per i fornelli, coltivata negli anni del calcio, diventa una professione vera e propria. Il locale si afferma puntando sulla tradizione gastronomica del territorio e su una specialità in particolare: i ravioli, proposti in differenti versioni e diventati un segno distintivo della cucina di Carrera. Il passaggio dal campo alla ristorazione non cancella il legame con il pallone. Il passato sportivo rimane parte della sua identità, così come l’amicizia con gli ex compagni e l’affetto per il Novara. Nel 2022 partecipa alla manifestazione enogastronomica Saperi e Sapori di Verbania ancora in veste di chef, dimostrando di essere rimasto fedele alla propria seconda vocazione.

Pochi mesi prima della scomparsa aveva inoltre ritrovato gli ex compagni del Novara degli anni Settanta in una rimpatriata all’insegna dei ricordi. Un incontro che aveva riportato alla luce legami costruiti in una stagione in cui il calcio era anche appartenenza, amicizia e vita quotidiana condivisa.

Il Novara ne custodisce la memoria nella Hall of Fame della Casa del Novara, allo stadio Silvio Piola. Un posto simbolico per un uomo che aveva contribuito a scrivere una pagina importante del club.
Franco Carrera lascia due eredità diverse, ma ugualmente legate alla sua personalità: quella di un centrocampista che seppe guadagnarsi rispetto e responsabilità nel calcio professionistico e quella di un ristoratore che trasformò una passione in una nuova storia di successo. Dalla maglia bianconera alla fascia azzurra, fino ai tavoli del Vecchia Arona, il suo percorso racconta la capacità di ricominciare senza rinnegare le proprie radici.
Mario Bocchio
