
Al San Paolo il 1 dicembre scoppiò una delle più clamorose zuffe della storia della Serie A. Sivori, Panzanato e Salvadore finirono espulsi e sanguinanti. Il Napoli vinse 2-1, ma quel risultato diventò quasi un dettaglio: quella domenica segnò anche l’uscita di scena di Omar Sivori dal calcio italiano
Alcune partite vengono ricordate per i gol e per i risultati. Altre, invece, finiscono nella memoria per ciò che accade oltre il gioco. Napoli-Juventus del 1 dicembre 1968 appartiene a questa seconda storia. Al San Paolo finì 2-1 per il Napoli, grazie alla doppietta di Vincenzo Montefusco, mentre la Juventus accorciò le distanze con Pietruzzu Anastasi. Ma a distanza di decenni, più dei gol, sono rimaste le immagini di una partita trasformata improvvisamente in una sorta di ring.


Sandro Salvadore con i segni della rissa e le conseguenze per tutti i protagonisti
La scintilla si chiama Sivori
Omar Sivori aveva ormai 33 anni e non attraversava il momento migliore della sua carriera. Gli acciacchi lo tormentavano e le presenze con il Napoli erano diventate meno frequenti. Il talento, però, era ancora quello del fuoriclasse capace di incendiare una partita con una giocata. Dall’altra parte c’era Heriberto Herrera, l’allenatore juventino con il quale Sivori aveva avuto un rapporto tutt’altro che semplice ai tempi della Juventus. Herrera conosceva bene il carattere dell’argentino e affidò a Erminio Favalli il compito di seguirlo da vicino, con una marcatura durissima. Il duello diventò presto esasperato. Intervento dopo intervento, Sivori perse la pazienza. Alla fine reagì con un fallo che l’arbitro Pieroni punì con l’espulsione. Ma quello fu soltanto l’inizio.

Dal fallo alla baraonda

Dopo il cartellino rosso, Sivori reagì ancora: scagliò il pallone contro Favalli e lo colpì con un calcio. In pochi istanti intorno ai due giocatori si radunò mezzo campo. A quel punto entrò in scena Dino Panzanato. Il difensore napoletano era uno degli uomini più duri di quella squadra e non aveva certo fama di giocatore incline a tirarsi indietro. La sua reazione fece precipitare definitivamente la situazione. Dalla parte juventina arrivò Sandro Salvadore. Il capitano bianconero colpì Panzanato al volto con un pugno. Il difensore azzurro finì a terra, ma si rialzò e rispose immediatamente: due pugni a Salvadore, in una sequenza che sembrava uscita da un incontro di boxe più che da una partita di campionato. Il campo diventò un groviglio di giocatori, urla e spintoni.
Ferite, punti di sutura e squalifiche
Quando finalmente la situazione tornò sotto controllo, il bilancio era pesantissimo. Panzanato riportò cinque punti di sutura e fu squalificato per nove giornate. Salvadore ebbe bisogno addirittura di venti punti di sutura e venne fermato per quattro turni. Sivori rimediò sei giornate di squalifica. Anche l’allenatore del Napoli, Beppe Chiappella, fu squalificato per due mesi. Numeri impressionanti per un’epoca nella quale il calcio aveva ancora contorni molto diversi da quelli odierni. Il Napoli, intanto, aveva vinto. Ma la doppietta di Montefusco e il gol di Anastasi finirono inevitabilmente sullo sfondo di una domenica che sembrava aver perso qualsiasi rapporto con il normale spettacolo calcistico.
L’ultima scena di Sivori
Per Sivori quella partita ebbe conseguenze ancora più profonde. L’argentino contestò duramente quanto accaduto, accusò il mondo del calcio italiano e arrivò a mettere in discussione anche il rapporto con la Juventus. Pochi giorni dopo annunciò il proprio addio. Il 21 dicembre, davanti alle telecamere di Canzonissima e a un pubblico televisivo enorme, Sivori apparve elegante e composto, quasi in contrasto con le immagini furiose di venti giorni prima. Era l’inizio della sua uscita di scena. Lasciò Napoli, vendette la Mercedes, svuotò la villa di Posillipo e preparò il ritorno in Argentina. Alla vigilia di Natale partì dall’Italia. Non sarebbe più tornato a giocare nel nostro campionato.
Panzanato, l’altro protagonista suo malgrado
Anche Dino Panzanato rimase legato per sempre a quella domenica. Arrivato al Napoli dall’Inter nel 1964, era diventato uno dei simboli della difesa azzurra. In nove stagioni contribuì alla crescita di una squadra capace di tornare in Serie A, arrivare seconda nel 1968 e conquistare altri piazzamenti importanti. La rissa con la Juventus, però, trasformò Panzanato in uno dei volti più riconoscibili di quella partita. Anni dopo avrebbe ricordato senza mezzi termini lo scontro con Salvadore, raccontando di essere stato colpito per primo e di aver reagito immediatamente. Morì il 23 ottobre 2019, a 81 anni.

Una rivalità che sarebbe diventata storia
Dire che Napoli-Juventus nacque quella domenica sarebbe probabilmente una semplificazione. La rivalità aveva radici precedenti e sarebbe cresciuta negli anni, alimentata da trasferimenti eccellenti, campioni, scudetti e contrapposizioni sportive e territoriali. Ma quel 1 dicembre 1968 rappresentò sicuramente uno dei suoi capitoli più drammatici e simbolici, il San Paolo assistette a una delle risse più celebri della storia della Serie A. Il calcio, quel giorno, rimase quasi senza parole. Parlarono i pugni.
Mario Bocchio
