
L’ex centrocampista, cresciuto nella Pro Vercelli e protagonista anche con Torino, Catania, Campobasso e Casale, lascia il ricordo di un talento che avrebbe meritato una carriera ancora più prestigiosi
La scomparsa di Sandro Pellegrini priva Vercelli di uno dei suoi interpreti calcistici più raffinati. L’ex centrocampista è morto poche ore prima del suo sessantaduesimo compleanno, chiudendo definitivamente il capitolo di una vicenda sportiva che, tra grandi promesse e occasioni solo in parte concretizzate, ha lasciato un segno profondo nel calcio piemontese.
Formatosi nel settore giovanile della Pro Vercelli, Pellegrini si impose fin da ragazzo per un repertorio tecnico fuori dal comune. Dotato di una notevole visione di gioco e di un piede educato, fu considerato uno dei prospetti più interessanti della sua generazione. Ancora minorenne esordì con la prima squadra, dimostrando personalità e qualità tali da attirare rapidamente l’attenzione di società di categoria superiore.

La svolta arrivò con il trasferimento al Torino, dove entrò a far parte della celebre Primavera guidata da Sergio Vatta, autentica fucina di campioni. Nel 1984 contribuì alla conquista del Torneo di Viareggio, una delle competizioni giovanili più prestigiose d’Europa, distinguendosi come uno dei protagonisti dell’intera manifestazione.

L’esperienza tra i professionisti proseguì con le maglie di Catania, Campobasso e Casale. Furono gli anni in cui collezionò numerose presenze tra Serie B e Serie C, vivendo soprattutto in Sicilia le stagioni di maggiore continuità e rendimento. Nonostante le indiscutibili qualità, la sua carriera non raggiunse i traguardi che molti osservatori avevano immaginato quando era considerato uno dei migliori giovani talenti del panorama nazionale.

Conclusa l’avventura nel calcio professionistico, Pellegrini scelse di tornare nella sua città. Rivestì la maglia della Pro Vercelli all’inizio degli anni Novanta, partecipando alla fase di rilancio della società, per poi proseguire l’attività nei campionati dilettantistici, dove continuò a mettere al servizio delle proprie squadre esperienza e classe.

Terminata la carriera agonistica, preferì allontanarsi progressivamente dall’ambiente calcistico, concedendosi soltanto una breve esperienza come istruttore del settore giovanile della Pro Vercelli. Da tempo viveva lontano dall’attenzione mediatica, scegliendo la discrezione rispetto ai riflettori.
Con la sua morte se ne va un calciatore che, pur senza raggiungere la fama dei grandi campioni, è rimasto nell’immaginario degli sportivi vercellesi come uno dei talenti più puri espressi dalla città. Un giocatore capace di entusiasmare per eleganza e qualità tecniche, il cui ricordo continuerà a vivere nella memoria di chi lo ha visto scendere in campo.
Mario Bocchio
