
Il tecnico svedese intuì il talento del giovane difensore di Travagliato e pose le basi del decimo scudetto rossonero, nonostante lo scetticismo generale
Quando Nils Liedholm tornò sulla panchina del Milan, trovò un club reduce da stagioni difficili e lontano dai fasti del passato. A Milanello ritrovò due figure storiche come Nereo Rocco, ormai direttore sportivo, e Gianni Rivera, prossimo alla conclusione di una carriera straordinaria. L’obiettivo non era ancora quello di vincere lo scudetto, ma di ricostruire una squadra competitiva. Il quarto posto finale rappresentò un segnale incoraggiante.
La svolta arrivò anche grazie al coraggio del tecnico svedese, che il 23 aprile 1978, sul campo del Verona, lanciò dal primo minuto un ragazzo di appena 17 anni proveniente da Travagliato: Franco Baresi. La scelta fece discutere, soprattutto perché il giovane venne impiegato nel ruolo di libero, considerato allora riservato ai giocatori più esperti.

Nereo Rocco non nascose le proprie perplessità. Per il “Paron” affidare la guida della difesa a un adolescente era una decisione rischiosa. Pur mantenendo un profondo rispetto nei confronti di Liedholm, non condivideva sempre le sue idee tattiche, giudicate troppo orientate al gioco offensivo.
Il tempo diede però pienamente ragione al “Barone”. Liedholm aveva intuito qualità fuori dal comune: eleganza, lettura del gioco e personalità ricordavano quelle di Franz Beckenbauer. L’unico aspetto da migliorare era la struttura fisica, sulla quale il tecnico lavorò con programmi specifici, aiutando Baresi a crescere senza snaturarne le caratteristiche.

Dietro l’apparente timidezza si nascondeva infatti un leader naturale. In campo il giovane difensore mostrava sicurezza, capacità di comando e una maturità insolita per la sua età, imponendosi rapidamente come punto di riferimento della squadra.
Nella stagione successiva Baresi fu uno dei protagonisti del decimo scudetto della storia rossonera, quello che regalò al Milan la stella. In estate pochi pronosticavano un simile traguardo: la rosa sembrava priva di un grande centravanti e con diversi giocatori ormai nella fase finale della carriera.
Liedholm costruì invece una squadra moderna e imprevedibile. Rinunciò agli schemi tradizionali, valorizzò la qualità tecnica dei centrocampisti e delle mezze punte e trasformò la solidità difensiva, guidata proprio da Baresi, nella base del successo. Anche un Rivera non più giovanissimo, pur limitato dagli infortuni, offrì un contributo prezioso con la sua straordinaria visione di gioco.
La fiducia riposta da Liedholm in quel ragazzo bresciano cambiò il destino del Milan. Quella scelta, inizialmente criticata, si rivelò una delle intuizioni più importanti nella storia del calcio italiano, dando il via alla leggenda di Franco Baresi.
Mario Bocchio
