Dalla favola della Torretta alla C1: l’epopea di Nosenzo che cambiò il calcio astigiano
Lug 27, 2026

Una promozione costruita con ambizione, una fusione destinata a segnare un’epoca e il sogno della Serie C1 vissuto accanto a futuri protagonisti del calcio italiano

La stagione 1979-‘80 rappresentò uno dei capitoli più significativi nella storia del calcio astigiano. La Torretta Santa Caterina concluse un campionato dominato dall’inizio alla fine, conquistando con pieno merito la promozione dalla Serie D alla C2 e aprendo un ciclo destinato a lasciare un segno profondo nel panorama sportivo cittadino.

Dietro quel successo c’era soprattutto la determinazione del commendator Giuseppe Nosenzo, imprenditore capace di trasformare un progetto ambizioso in una realtà vincente. Grazie ai suoi investimenti e a una programmazione lungimirante, il club riuscì a costruire una squadra che univa i migliori talenti del territorio ad elementi provenienti da altre regioni, creando un gruppo competitivo e perfettamente equilibrato.

In panchina, nella stagione di Serie C1, sedevano Gianfranco “Perry” Bellacomo, Iliano Riccarand, Pasquale Di Stefano, il tecnico Ezio Volpi, Pietro Patrisso, il medico Renzo Caracciolo e Gianni Lucotti

Tra i protagonisti figuravano uomini simbolo come Nicoloso, D’Agostino, Marchese, Chiaranda, Delle Donne e Gottardo, ai quali si affiancarono innesti di qualità quali Bonati tra i pali, Presotto in difesa, il regista Forlani e l’attaccante Roda, reduce da esperienze nella massima serie. In panchina Bruno Nattino guidò una formazione capace di imporsi con continuità e personalità. Il cammino verso la promozione fu reso ancora più prestigioso dai risultati ottenuti nei derby contro l’Asti e dalla rivalità con il Pontedecimo, principale antagonista della stagione. L’ultima giornata, davanti a uno stadio gremito e già in festa, sancì definitivamente il trionfo grazie al successo firmato da Nicoloso.

Ad accompagnare quella giornata memorabile furono anche le note del celebre “Torretta Calipso”, l’inno composto da Peter Fassio e musicato da Paolo Conte, destinato a diventare parte integrante dell’identità della società.

Il giovane Roberto Baggio nel Vicenza

Pochi giorni dopo la conclusione del campionato arrivò una decisione destinata a cambiare gli equilibri calcistici della città. Nel giugno del 1980 fu infatti perfezionata la fusione tra Torretta Santa Caterina e Asti. Nacque così l’Asti TSC, società che avrebbe affrontato il campionato di Serie C2 con una nuova identità e una maglia capace di unire i colori delle due realtà. L’operazione consentì di mantenere l’ossatura della squadra promossa, integrandola con numerosi elementi provenienti dall’Asti.

L’inizio, tuttavia, fu più complicato del previsto. L’inserimento di gruppi differenti generò inevitabili difficoltà e anche il cambio in panchina, con l’arrivo dell’ex campione della Nazionale Angelo Domenghini, non riuscì a invertire la rotta. Il tecnico bergamasco portò metodi di lavoro rigorosi e abitudini insolite, come lunghi riscaldamenti svolti all’interno degli spogliatoi prima dell’ingresso sul terreno di gioco. Scelte che suscitarono più di una perplessità senza però produrre i risultati sperati.

La squadra accusò il salto di categoria e concluse la stagione con una dolorosa retrocessione, nonostante il successivo tentativo di rilancio affidato a Cuscela. L’Asti TSC non rimase a lungo lontano dai professionisti. Dopo una sola stagione in Interregionale arrivò il ritorno in Serie C2, preludio al periodo più brillante della società. Nel campionato 1983-‘84 venne costruita una rosa di assoluto valore. Restarono punti fermi come Vincenzo D’Agostino, Mimmo Marchese e Gianni Frara, mentre tra i pali iniziava a mettersi in luce il giovane Roberto Bocchino, destinato successivamente alla Serie A con la Sampdoria.

In difesa arrivò Spollon, libero moderno capace di abbinare solidità e capacità realizzative, mentre il mercato portò anche giocatori di spessore come Pillon, Venturini, Grossi, Cassano, Boscolo, Allegrini, Lombardo e Franchini. La guida tecnica fu affidata a Ezio Volpi, allenatore preparatissimo e grande motivatore, che introdusse metodi di lavoro estremamente professionali, pretendendo disciplina, concentrazione e massima intensità durante tutta la settimana. Quel gruppo disputò una stagione straordinaria, superando anche episodi sfortunati e vicende regolamentari che rischiarono di compromettere la corsa al vertice. Alla fine arrivò la meritata promozione in Serie C1 insieme al Livorno, al termine di un campionato combattuto fino all’ultima giornata.

Gianfranco Bellacomo e il portiere Roberto Bocchino

Per il calcio astigiano si trattò di un traguardo storico. L’Asti TSC diventò una delle realtà più importanti del Piemonte, alle spalle soltanto delle grandi torinesi. Il campionato di C1 iniziò nel migliore dei modi. Sul terreno del Comunale caddero avversarie prestigiose come Spal e Sanremese, confermando la competitività della formazione biancorossoblù. Tra gli episodi rimasti nella memoria spicca la sfida contro il Vicenza, che schierava un diciottenne destinato a diventare uno dei più grandi talenti della storia del calcio italiano: Roberto Baggio.

Il giovane fantasista lasciò intravedere qualità straordinarie fin dai primi palloni giocati, ma trovò sulla propria strada la determinazione del centrocampista Boscolo, protagonista di una prestazione di grande sostanza che limitò l’estro del futuro Pallone d’Oro. L’Asti TSC raccolse risultati prestigiosi anche lontano da casa, ma nel girone di ritorno la fortuna voltò le spalle alla squadra. Prestazioni convincenti furono spesso accompagnate da sconfitte o pareggi beffardi e la classifica iniziò lentamente a peggiorare. La retrocessione arrivò al termine di una stagione combattuta fino all’ultimo, lasciando il rammarico per un obiettivo sfumato nonostante il valore espresso sul campo. L’avventura proseguì ancora per qualche stagione in Serie C2, contribuendo alla crescita di giovani destinati a importanti carriere, come Michele Padovano, prima che Giuseppe Nosenzo iniziasse progressivamente ad allontanarsi dalla società, lasciando il timone a una nuova dirigenza.

Si concluse così una delle pagine più affascinanti del calcio astigiano. Un periodo irripetibile fatto di entusiasmo popolare, intuizioni imprenditoriali, grandi allenatori, calciatori di talento e sogni coltivati con coraggio. La parabola della Torretta prima e dell’Asti TSC poi dimostrò come, anche lontano dai grandi palcoscenici, passione, organizzazione e ambizione possano trasformare una squadra di provincia in una protagonista capace di sfidare società dal passato ben più prestigioso. Ancora oggi quell’epoca continua a rappresentare uno dei ricordi più luminosi nella storia sportiva di Asti.

Mario Bocchio

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