
Il Torino del 1975-‘76 inseguì la Juventus per mesi e completò il sorpasso nel finale, riportando il tricolore in granata dopo ventisette anni
Il campionato di Serie A 1975-‘76 rimane uno dei tornei più emozionanti della storia italiana, soprattutto per il duello senza tregua tra il Torino e la Juventus. Una sfida cittadina trasformata in corsa scudetto, vissuta settimana dopo settimana e decisa soltanto all’ultima giornata.
Il Torino arrivava da stagioni di crescita continua. Dopo anni difficili seguiti alla tragedia di Superga, la società guidata da Orfeo Pianelli aveva ricostruito una squadra solida e ambiziosa. Nell’estate del 1975 la scelta di affidare la panchina a Luigi Radice diede ulteriore slancio al progetto. Radice introdusse un calcio moderno e aggressivo, fondato sul pressing e sulla partecipazione collettiva, valorizzando al massimo il talento offensivo dei granata.

L’inizio del campionato, però, non fu travolgente. Il Torino partì con qualche difficoltà e già alla prima giornata cadde a Bologna. Nei primi incontri la squadra alternò buone prestazioni ad altri risultati meno convincenti, mentre Juventus e Napoli sembravano avere un passo superiore. Con il passare delle settimane, tuttavia, i granata iniziarono a trovare continuità. La coppia formata da Paolo Pulici e Francesco Graziani diventò devastante: i due attaccanti segnavano con regolarità, sostenuti dalla fantasia di Claudio Sala e dall’equilibrio garantito da centrocampisti come Eraldo Pecci e Patrizio Sala.

Nonostante la crescita del Torino, fu la Juventus a chiudere il girone d’andata in testa alla classifica. I bianconeri sembravano avere maggiore esperienza nella gestione della pressione e, alla fine di febbraio, il vantaggio sui rivali cittadini arrivò fino a cinque punti. In un campionato in cui la vittoria valeva ancora due punti, sembrava un margine decisivo.

Fu a quel punto che la stagione cambiò volto. Tra marzo e aprile la Juventus attraversò un periodo nerissimo. Prima la sconfitta di Cesena, poi il derby contro il Torino e infine il ko contro l’Inter nel derby d’Italia. Tre cadute consecutive che riaprirono completamente il campionato. Il derby della Mole, in particolare, segnò il momento psicologico decisivo della stagione: il Torino vinse sul campo e si prese anche il vantaggio morale nella corsa al titolo.
Mentre la Juventus rallentava, il Torino continuò invece a raccogliere risultati utili. La squadra di Radice mostrò maturità e solidità, qualità che le permisero di completare la rimonta e presentarsi all’ultima giornata con un punto di vantaggio sui bianconeri.

Il 16 maggio 1976 Torino visse una giornata di tensione assoluta. Al Comunale i granata affrontavano il sorprendente Cesena di Giuseppe Marchioro, una delle rivelazioni del torneo. Il Torino non riuscì a vincere e il pareggio fece gelare per alcuni minuti lo stadio. Tutto dipendeva allora dalla Juventus, impegnata sul campo del neopromosso Perugia. Ma gli umbri fermarono i bianconeri con una vittoria che consegnò definitivamente lo scudetto ai granata.

Fu un’esplosione di gioia incontenibile. Settantamila tifosi invasero idealmente il Comunale celebrando un titolo che per la città aveva un significato enorme: non soltanto una vittoria sportiva, ma il simbolo della rinascita del Toro dopo decenni di attese e sofferenze.
Quel Torino chiuse il campionato con 45 punti, due in più della Juventus. Pulici vinse ancora la classifica marcatori con 21 reti, mentre Graziani ne realizzò 15. La squadra campione era formata da Castellini, Santin, Salvadori, Patrizio Sala, Mozzini, Caporale, Claudio Sala, Pecci, Graziani, Zaccarelli e Pulici: un gruppo destinato a entrare definitivamente nella leggenda granata.
Mario Bocchio
