
Il miracolo firmato Fabregas: quando una città intera riscrive la propria storia
Ci vengono ancora sottomano le figurine ingiallite di quando il Como arrancava in Serie C, un calcio lontano, quasi dimenticato, fatto di campi duri e domeniche di provincia. Eppure bastano quelle immagini per riaccendere una memoria che non si è mai spenta davvero: il Como che saliva e scendeva tra le categorie, con la pazienza di chi non smette mai di crederci.

Sono ricordi recenti quelli delle sfide al Moccagatta di Alessandria, sempre in terza serie, in un calcio che sembrava sospeso tra sopravvivenza e nostalgia. E come dimenticare i giorni della Serie A allo stadio di casa, quando il Sinigaglia era anche un velodromo sospeso tra lago e cielo, pronto a diventare teatro di imprese impossibili.

Poi c’è la leggenda, quella che scivola tra realtà e mito. Diego Armando Maradona che si allena nell’antistadio, il calcio che diventa racconto popolare, quasi fiaba. Prima ancora i nomi che sanno di calcio d’altri tempi: Gigi Meroni, Marco Tardelli, il portiere Villiam Vecchi, il bomber Ezio Cavagnetto, l’amatissimo Adriano Lombardi, Silvano Fontolan e anche Paolo Rossi. E ancora, le stagioni in cui Como diventava laboratorio di talenti e destino: Giuliani, Annoni, Bruno, Galia, Fusi, Vierchowod. Ma soprattutto Stefano Borgonovo, simbolo di una bellezza calcistica che andava oltre il risultato.
E come non citare i colpi di classe stranieri e romantici: Dirceu, Borghi, Dan Corneliusson. Erano annate in cui il calcio non prometteva trofei, ma emozioni. L’obiettivo era la salvezza, conquistata come una vittoria epica, con la dignità delle piccole grandi squadre di provincia.

Oggi però la storia ha cambiato pagina. Non più resistenza, ma ambizione. Non più sopravvivenza, ma Europa. Il Como è diventato qualcosa di diverso: un progetto, un’idea, un organismo tecnico e visionario costruito con precisione quasi chirurgica da Cesc Fàbregas. Un calcio che non si accontenta più di ricordare, ma che vuole entrare nel futuro.

E così il miracolo prende forma: organizzazione, identità, gioco. Il lago che si specchia non più solo nei sogni di salvezza, ma nelle notti europee che arrivano come un’eco lontana e improvvisamente reale.
Como non è più una parentesi romantica del calcio italiano. È diventato un racconto contemporaneo. E forse, per la prima volta dopo tanto tempo, una destinazione.
Mario Bocchio
