
Primo gallese in una finale di Coppa dei Campioni, capitano e ct del Galles: una carriera di calcio e due tragedie che ne hanno segnato la vita
Terry Yorath è stato molto più di un centrocampista combattivo o di un allenatore rispettato. È stato un uomo di calcio attraversato dalla storia e, soprattutto, dal dolore. Morto a 75 anni, Yorath fu il primo gallese a disputare una finale di Coppa dei Campioni, ma il suo nome resterà legato anche a due tragedie che andarono ben oltre il rettangolo verde.

Nato a Cardiff, emerse nel Leeds United di Don Revie all’inizio degli anni Settanta, una squadra dura, intransigente, che sembrava fatta apposta per il suo stile totale. Dopo anni di apprendistato all’ombra di giganti come Billy Bremner e Johnny Giles, Yorath divenne titolare nel Leeds campione d’Inghilterra 1973-’74 e giocò la finale di Coppa dei Campioni del 1975, persa contro il Bayern Monaco. Era già un leader naturale.

Passato al Coventry, che guidò da capitano, e poi al Tottenham, Yorath costruì anche una lunga storia con la nazionale gallese: 59 presenze, 42 delle quali da capitano. Da commissario tecnico, sfiorò l’impresa più grande, la qualificazione ai Mondiali del 1994, svanita in modo crudele contro la Romania. Un’occasione persa che divenne simbolo di un Galles sempre a un passo dal sogno.

Ma il destino gli riservò prove ben più dure. Nel 1985 era a Valley Parade, da giocatore-allenatore del Bradford, quando un incendio nello stadio uccise 56 persone. Sette anni dopo, nel 1992, perse il figlio Daniel, morto a soli 15 anni per una cardiomiopatia ipertrofica. Un colpo che segnò per sempre la sua vita.
Allenò Swansea, Cardiff, Sheffield Wednesday, sempre con discrezione e dignità. È stato uomo che ha incarnato il calcio come responsabilità, non come spettacolo. Terry Yorath è stato un capitano vero: in campo, in panchina e nella vita.
Mario Bocchio
