Mundialito 1980-’81: quando Maradona inciampò e l’Uruguay trionfò
Dic 31, 2025

Il torneo dei campioni del mondo in cui la Celeste batté il Brasile e sfidò la dittatura

A cinquant’anni dal primo Mondiale, l’Uruguay organizzò un torneo speciale, il Mundialito, riservato alle nazionali vincitrici della Coppa del Mondo fino a quel momento. Si giocò tra il 30 dicembre 1980 e il 10 gennaio 1981 e, nel sorteggio di marzo, fu deciso che l’Argentina di Menotti – fresca campione del mondo – sarebbe stata nel girone di Brasile e Germania Ovest, mentre i padroni di casa avrebbero affrontato Olanda e Italia.

Per l’Uruguay, reduce da un decennio deludente negli anni ’70 – tra un quarto posto al Mondiale 1970, la mancata qualificazione al 1978 e risultati mediocri nel Sudamericano del 1975 – il torneo rappresentava una grande occasione di rivincita sportiva. Andrés Varela, produttore e co-sceneggiatore del film Mundialito del 2010, lo definì “come un figlio non riconosciuto”: un titolo esistito e celebrato sul campo, ma rimasto nell’ombra rispetto al Maracanazo del 1950 o ai successi continentali.

Menotti e Maradona, durante la preparazione per il torneo, iniziato il 30 dicembre 1980

Il Mundialito si svolse in un contesto politico teso: meno di un mese prima, il 30 novembre 1980, la dittatura uruguaiana lanciò un referendum volto a consolidare il potere di Gregorio Álvarez, ma il “No” prevalse con il 56,83% dei voti. Nonostante gli sforzi propagandistici, con marce e slogan patriottici trasmessi dai media, la dittatura non riuscì a sfruttare il torneo a suo vantaggio.

Sul piano organizzativo, il ruolo chiave fu quello di Washington Cataldi, presidente del Peñarol e influente dirigente sportivo, che grazie ai suoi rapporti con la FIFA – in particolare con João Havelange – e con imprenditori internazionali riuscì a garantire sponsor, diritti televisivi e strutture di ritiro di massimo livello, tra cui “Los Aromos” per il Brasile. Coinvolgimenti di personalità come Silvio Berlusconi, Henry Kissinger, Artemio Franchi e Hermann Neuberger evidenziano come calcio e geopolitica si intrecciassero dietro le quinte.

Lo stadio Centenario, sede di Brasile – Germania 4 – 1

Sul campo, l’Uruguay, guidato da Roque Máspoli e con giocatori come Rodolfo Rodríguez, Hugo De León, Jorge Barrios e Waldemar Victorino, iniziò imponendosi 2-0 su Olanda e Italia, qualificandosi così per la finale. L’Argentina, rinforzata da Maradona, Ramón Díaz e Juan Barbas, superò la Germania Ovest in rimonta e pareggiò con il Brasile, ma venne esclusa dalla finale a causa della differenza reti.

Ramón Díaz con la nazionale argentina, durante il 2-1 contro la Germania Ovest

Il 10 gennaio 1981, davanti a uno stadio pieno, la Celeste batté il Brasile 2-1: gol di Barrios e Victorino, rigore di Sócrates per il momentaneo pareggio. Tra i festeggiamenti, dal pubblico si levava il grido “la dittatura militare finirà”, mentre Hugo De León suscitò polemiche indossando la maglia del suo nuovo club, il Grêmio, durante il giro di campo.

L’Uruguay vincitore della Copa de Oro

Nonostante la vittoria, il Mundialito non ottenne il riconoscimento ufficiale della FIFA, il trofeo d’oro rimase nascosto per decenni e il titolo fu in gran parte oscurato dai successi di Nacional e Peñarol nelle Coppe internazionali. Il trionfo, celebrato nei media e nelle strade di San José e Montevideo, restò così un’impresa silenziosa ma indelebile, capace di unire sport, orgoglio nazionale e resistenza a un regime autoritario, mentre Maradona faceva appena il suo debutto professionale con il Boca Juniors, pronto a entrare nella leggenda.

Mario Bocchio

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