Quando Taipei sfidò il tifone: il Mondiale femminile del 1978 che unì il mondo nel fango
Nov 30, 2025

Dodici squadre da quattro continenti, piogge torrenziali e una parata leggendaria: la storia poetica di un torneo che divenne un trionfo politico e sportivo per la Repubblica di Cina

Nel cuore dell’autunno del 1978, Taipei si trasformò in una capitale calcistica inattesa. Dal 7 al 22 ottobre, dodici squadre provenienti da ogni angolo del mondo – dall’Europa alle Americhe, dall’Oceania alla Polinesia – sbarcarono sull’isola per inseguire un sogno: il titolo del Campionato mondiale femminile. Quali squadre parteciparono? Le tre squadre nazionali presenti furono Australia, Taipei Cinese e Thailandia. Le altre nazioni presenti tramite club erano: il Northwood per l’Inghilterra, l’Union SC Landhaus di Vienna per l’Austria, gli IODE Roadrunners di Vancouver per il Canada, il Danemark XI per la Danimarca, lo Sting Club Soccer di Dallas per gli Stati Uniti, l’HJK Helsinki per la Finlandia, la Polinesia per le Hawaii, l’Hackås IF per la Svezia e il SV Seebach di Zurigo per la Svizzera. La Francia, che partecipava anch’essa a questa nuova competizione, si affidò allo stesso club di riferimento del calcio femminile, inviando la squadra del Stade de Reims.

La cerimonia d’inaugurazione

Per la Repubblica di Cina (ROC), che con molte di quelle nazioni non aveva rapporti diplomatici, il semplice fatto di ospitare il torneo era già un successo politico notevole. Ma bastarono pochi minuti di gioco perché diventasse evidente che, oltre alla diplomazia, a Taipei avrebbe trionfato soprattutto il calcio.

I Paesi partecipanti

Il cielo però non aveva fatto i conti con l’entusiasmo. Sin dal calcio d’inizio, pioggia e vento colpirono senza tregua. Le prime partite si giocarono sotto scrosci torrenziali, con il pubblico che – impermeabile sulle ginocchia e bandiere strette tra le dita – continuava a riempire gli spalti dello stadio della città di Taipei. Nessuno voleva perdersi la magia di un evento storico.

La sfilata delle squadre

Il 12 ottobre, però, arrivò il tifone Ora. Il torneo si fermò, ma le giocatrici no: Taipei aprì loro le porte. In poche ore fu un turbinio di visite guidate, spettacoli di opera cinese, tazze di tè e meraviglie del Museo del Palazzo Nazionale. Un piccolo mondo si stava incontrando dentro un altro mondo.

Volti del torneo

Quando il pallone tornò a rotolare, il 14 ottobre, il campo era una palude. Eppure, proprio nel fango, nacque la poesia del torneo. Le maglie divennero irriconoscibili, i colori si confondevano, ma il pubblico vedeva benissimo lo spettacolo: corse, scivolate, cadute, e una voglia feroce di giocare che strappava applausi a ogni squadra, indipendentemente dalla bandiera.

Francesi e finlandesi festeggiano il loro primo posto congiunto

Le francesi, favorite, incantavano con triangolazioni eleganti; gli Stati Uniti – una giovane selezione texana – conquistarono tutti con una determinazione feroce. E poi c’era la squadra di casa, sostenuta da un tifo che non si arrendeva nemmeno davanti alla furia del cielo.

Immagini di gioco

I risultati si alternavano a sorpresa: gli Stati Uniti stordirono la Repubblica di Cina con un 2-0 pieno di carattere, e la formazione taiwanese riscattò l’orgoglio fermando sullo 0-0 le finlandesi, seconda forza del torneo.

E così si arrivò alla partita più attesa, la più tesa, la più drammatica: Francia contro Repubblica di Cina. Da quell’incontro dipendeva il titolo.

Lo stadio di Taipei e il pubblico, molto numeroso ed interessato

Lo stadio era una camera di risonanza di emozioni. Le due squadre attaccavano, si annullavano, scivolavano nel fango come in una danza ruvida e bellissima. A pochi secondi dalla fine, l’isola intera trattenne il fiato: la ROC aveva trovato uno spiraglio, una palla buona, la possibilità di riscrivere la storia. Ma davanti a loro c’era Marie-Louise Butzig, la portiera francese, che con un balzo prodigioso respinse il tiro e cadde a terra stringendo il pallone come un tesoro.

Il giro d’onore delle due squadre vincitrici “ex aequo” 

Lo stadio esplose. Lo 0-0 finale assegnò il primo posto congiunto a Francia e Finlandia, mentre la Repubblica di Cina conquistò un argento dal valore emotivo incalcolabile.

A distanza di anni, più che il risultato, resta la memoria di quei giorni sospesi tra pioggia, fango e meraviglia. Perché il Mondiale femminile del 1978 non fu soltanto un torneo: fu una piccola epopea che dimostrò come il calcio, quando è vero, sa unire anche quando il cielo e la politica sembrano voler dividere.

Mario Bocchio

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