In quattro anni, dalla serie B al Camp Nou
Set 6, 2022

Domenica 5 settembre 2010. Stadio Piercesare Tombolato di Cittadella. Al 57esimo minuto di un Cittadella-Novara, valevole per la terza giornata del campionato di serie B, sul parziale di 0 a 1 per gli ospiti, mister Foscarini decide di sostituire la sua unica punta, Manolo Gabbiadini; e lancia nella mischia un giovane molto promettente, tale Federico Piovaccari.

A Cittadella nasce “il pifferaio”
Nella Sampdoria

Sabato 18 ottobre 2014. Stadio Camp Nou, Barcellona. Il minuto è lo stesso, il 57mo, con l’Eibar che sta compiendo una piccola impresa, imponendo lo 0 a 0 ai fantasmagorici blaugrana. Gaizka Garitano decide di osare, e di togliere dal campo un esterno, Javi Lara, per inserire una punta: Federico Piovaccari.

Da quel pomeriggio di Cittadella inizierà la miglior stagione, probabilmente, della carriera di Piovaccari, che lo vedrà gonfiare la rete 23 volte in 39 presenze e diventare capocannoniere del campionato cadetto.

Quella sera a Barcellona Federico invece entrerà in campo giusto per “gustarsi” più da vicino tutto il talento e la classe dell’armata blaugrana di Luis Enrique, che di lì a poco metterà 3 gol al povero Eibar ad opera di Xavi, Neymar e Lionel Messi.

In mezzo, prima e dopo a questi quattro anni tanti viaggi, tanta provincia, tante esperienze e tanti gol. Tutti esultati con le mani davanti alla punta del naso, come se suonasse. Perché Federico Piovaccari non è un bomber del piffero. Ma il bomber del piffero. Come racconta bene “Tacchetti di Provincia”.

A Cittadella, quell’anno lì, sanno di aver preso un attaccante relativamente ancora giovane (26 anni), ben strutturato fisicamente e abile nel gioco aereo al quale però, più che giocare spalle alle porta, piace agire qualche metro più indietro, per sfruttare gli spazi che si creano. Non si immaginano, forse, minimamente, che quel ragazzo, cresciuto nella florida Primavera dell’Inter e disimpegnatosi poi nelle categorie inferiori, batterà, in maglia granata, i record di Riccardo Meggiorini e Matteo Ardemagni.

Non si immaginano che a fine stagione il loro numero 9 verrà premiato come capocannoniere del torneo, con 4 gol in più di Elvis Abbruscato e Rolando Bianchi, secondi classificati.  Non si immaginano che, l’estate successiva, dovranno subito salutare il ragazzo, partito direzione Genova. Perché nel frattempo è arrivata la Sampdoria, desiderosa di riprendersi quanto prima la massima categoria, con un pacco di soldi e un bel quadriennale a cui manca solo la firma di Federico per diventare realtà.

Lui sogna la serie A, ma comprende che forse è il caso di fare un passetto alla volta. D’altronde, con tutto il rispetto, un conto è segnare e fare bene nella pur splendida realtà di Cittadella; un conto è farlo a Genova, con le ambizioni e le pressioni di un club storico come quello blucerchiato. Quella della Samp non sarà, col senno di poi, la scelta più azzeccata per Federico. In rosa, a disposizione di mister Atzori, ci sono ben 33 giocatori. Tra questi un manipolo composto da ben 9 attaccanti. i va dagli italianissimi Nicola Pozzi, Sasà Foti e Big Mac Maccarone agli stranieri Fornaroli ed Eder, passando per Bertani e Pellè. C’è pure un giovanissimo Mauro Icardi, appena arrivato dal Barcellona.

Piovaccari, diventato per tutti “Il Pifferaio di Gallarate” per quell’esultanza ispiratagli dal figlio Andreas, gioca e, di conseguenza, segna poco. E già a gennaio và a cercare fortuna altrove, iniziando una trafila di prestiti in cadetteria che lo vedranno vestire le maglie di Brescia, Novara e Grosseto. Sembra l’ennesimo caso di un talento bruciatosi troppo presto. Forse ancor prima di mostrare tutta la luce che possiede. Invece spesso la vita sa sorprenderti, con svolte che, fino a poco prima, ti parevano impossibili.

Nella Steaua Bucarest

Il 5 luglio 2013 accetta l’offerta della Steaua Bucarest, il club più prestigioso della Romania. Con la Magica Stella avrà così l’opportunità, preliminari permettendo, di coronare anche il sogno di disputare la Champions League. Fede in Romania dimostra una capacità di adattamento a una realtà così diversa sorprendente. In squadra si impone subito come protagonista, e proprio i suoi gol sono decisivi per far approdare la Steaua alla agognatissima fase a gironi della Coppa dei Campioni. Finiscono in un gruppo piuttosto brutto, con Chelsea, Schalke 04 e Basilea. Arrivano ultimi senza mai vincere una partita.  Il bilancio personale di Piovaccari però, alla prima esperienza europea, è più che positivo. 4 gol tra preliminari e fase a gironi fanno sì che di questo pifferaio si inizi a parlare eccome in giro per l’Europa.

D’altronde, quale vetrina migliore della Champions per far chiacchierare di sé?

Ed è così che bomber Piovaccari arriva in Spagna, nella Liga. Per giocare nel piccolo ma ambizioso Eibar, squadra di una provincia autonoma basca di meno di 28 mila anime. A Federico però, più che alla magnificenza del club, interessa l’opportunità di misurarsi in un campionato in cui, in quegli anni, militano alcuni dei giocatori più forti del mondo. Due su tutti, ovviamente: Cristiano Ronaldo e Lionel Messi.

Federico Piovaccari con la maglia dell’Eibar, contro Piqué

Deve aver pensato: se mi sono ambientato in Romania, nella terra del conte Dracula, vuoi che non riesca a fare bene in Spagna? Col pensiero di calcare palcoscenici storici come il Camp Nou, appunto, o il glorioso Santiago Bernabeu. La stagione al di là dei Pirenei è piuttosto buona. Gioca con regolarità, segna 5 gol in campionato (di cui uno all’Atletico Madrid) e uno in Coppa del Re.

Quel pomeriggio, a Barcellona, chissà cosa deve essergli passato per la testa. Entrare in campo in una gara cruciale, per misurarsi con i fenomeni in maglia blaugrana. Probabilmente, anche solo per un attimo, deve aver pensato: ok, ce l’ho fatta. Nel match di ritorno rischia addirittura di castigarlo, il Barcellona, con una rete che solo il legno della traversa gli leva, dopo un sontuoso stop di petto a seguire per eludere la marcatura di Montoya.

Siamo tornati al punto di partenza, ma la carriera del pifferaio di Gallarate, ovviamente, non finisce qui. Scaduto il famoso quadriennale che gli fece la Samp, ora il proprio percorso Federico se lo deve inventare da solo. E se in Italia non trova nessuno disposto a dargli la fiducia che probabilmente avrebbe meritato, lui sceglie di provare altre strade, altre esperienze.

Và prima in Australia, nel Western Sydney. Poi anche in Cina, dopo un ritorno fugace in Spagna con la maglia del Cordoba. Proprio quest’ultimo club gli riaprirà le porte anche dopo che il primo tentativo di ritorno alla terra natia non è andato a buon fine. Con la Ternana, nella seconda metà della stagione 2017-‘18, non ingrana, e rimane addirittura a secco alla voce “gol fatti”.

Il Cordoba gli dà l’opportunità di dimostrare di non avere perso il fiuto per la rete. E lo accompagnerà, dopo un prestito al Rayo Vallecano, fino al suo ritorno definitivo in Italia, prima con la maglia della Paganese, poi a Messina, dove ha ricominciato a segnare.

Nel Córdoba 

Osservando dall’esterno un percorso professionale fatto di così tanti spostamenti, su è giù per il mondo, attraverso tre continenti, verrebbe l’idea di un ragazzo, di un atleta incapace di trovare fino in fondo la propria identità. In realtà non è così. Semplicemente Federico ha scelto strade diverse per rincorrere e realizzare i suoi sogni. Senza mai sentirsi apolide o un’esistenza fissata alle proprie radici.

Ancora in Spagna, a Madrid, nel Rayo Vallecano

Ha messo a disposizione il suo talento per cause diverse in contesti diversi. Ciascuno dei quali è riuscito a dargli i mattoni necessari per costruire il suo sogno di bambino. Giocare a pallone e misurarsi contro i più forti del mondo. E, mutuando la celeberrima frase di John Donne, da cui Ernest Hemingway trasse un capolavoro letterario:

“Non chiedere mai per chi suoni il piffero. Esso suona per te!”

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