Ruolo gregario, ma di lusso
Ago 14, 2022

È uno dei protagonisti del primo Scudetto del Napoli. Parliamo di Luigi Caffarelli.

Un’intera vita dedicata al mondo del calcio partenopeo: nato a Casoria nel 1962, intraprende la carriera di calciatore e cresce nelle giovanili del Napoli che lo cede in prestito – per una sola stagione – alla Cavese in Serie B dove colleziona 23 presenze condite da 5 reti. Milita nel Napoli dal 1983 al 1987 collezionando 129 presenze e 11 reti (9 in campionato e 2 in Coppa Italia).

Il suo palmarés si tinge di azzurro visto lo Scudetto e la Coppa Italia della stagione 1986-‘87, nella quale colleziona 21 presenze e 3 reti in Serie A. Continua la sua carriera con scarsi risultati all’Udinese, al Pescara e in Serie C2 al Giulianova e all’Avezzano.

Tornerà a difendere i colori azzurri quando, nel 1996 diventa allenatore delle giovanili fino al 2004 per poi allenare i “Berretti” e diventare nel 2005 vice-allenatore della prima squadra. Dal 2005 al 2007 allena la Primavera e nel 2012 assume l’incarico di responsabile dello scouting delle giovanili del club campano.

Napoli 1987: Muro, Caffarelli, Ferrario, Castellini, Maradona, Bruscolotti, Bagni, Giordano e Romano

Caffarelli ricorda Diego Armando Maradona: “Era il primo a trasmetterci la voglia di vincere, a tirare fuori tutto di noi stessi per cercare di vincere il campionato, di vincere lo scudetto. Qualche episodio fuori dal campo legato a Diego? Fuori dal campo, negli allenamenti qualcuno magari pensava che il martedì lui dovesse allenarsi, magari stava lì a fare massaggi, non si allenava il martedì, ma era giusto così perché doveva riposare. C’erano altri giocatori come me, che dovevamo correre, ma lui era anche quello più tartassato la domenica nelle partite”.

Caffarelli è sempre emozionato nel suo ricordo per Diego Armando Maradona. Il calciatore italiano era uno dei gregari della compagine partenopea ed anch’esso ha dato il suo prezioso contributo per il team azzurro. Il ricordo di Caffarelli prosegue: “Il rapporto con Diego è stato sempre cordiale, non solo con me ma con tutti i miei colleghi. È stato sempre bello. Era il primo ad incitarci, era il primo a trasmetterci la voglia di vincere. Lui è stato l’artefice non solo in campo ma anche nello spogliatoio”.

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