Battiato ha due stecche per gambe. I calzettoni gli cadono giù
Mag 18, 2021

C’era una passione nella vita di Franco Battiato che è  stata omessa nella narrazione, o tralasciata nelle biografie, o comunque non conosciuta dai più. Ed è la passione per il calcio. Sport che Franco ha praticato da bambino e poi anche da adulto. I più attenti sanno che l’album Fisiognomica (1988) narra di come un incidente al naso durante una partita di calcio – occorsogli all’età di 12 anni – abbia cambiato per sempre il volto del futuro musicista. In una intervista alla Gazzetta dello Sport del 9 marzo 1997, è lo stesso Battiato a raccontare un episodio divertente.

Nella Nazionale cantanti, insieme a Gianni Morandi

“Da ragazzo, tra gli anni 50 e 60, facevo il mediano ma mi ritrovai ad agire come libero. Un ruolo nuovo, per l’epoca. Credo di essere stato uno dei primi liberi siciliani. In senso temporale, intendo”.

 La sua squadra?

“Il Riposto, espressione di un paese tra Catania e Taormina. Arrivammo in Promozione, ma la società rinunciò per motivi economici. Tutti parlavano del centravanti della Massiminiana di Catania. Dicevano: ‘Farà grandi cose’Si chiamava Pietro Anastasi”.

A San Siro

Un aneddoto?

“Ad Acireale, ultima partita di campionato. Noi primi in classifica, senza la macchia di una sconfitta. Inchiodammo gli avversari nella loro area, ma non c’era verso di segnare: pali, traverse, deviazioni. Io passai il tempo a grattarmi le caviglie sulla linea di centrocampo. All’ultimo minuto l’ala destra dell’Acireale partì in contropiede ed effettuò un cross per l’ala sinistra. Intercettai maldestramente il passaggio e spedii la palla all’incrocio. Un autogol meraviglioso”.

In una formazione giovanile del Riposto

Perché parlare proprio dell’autogol?

“La risposta è semplice. A volte, scendi in campo e giochi, e pensi di essere furbo, forte, intelligente e pure bravo. E in effetti lo sei. Il guaio è che solo le persone superiori capiscono che quando giochi a pallone puoi fare anche un meraviglioso, incredibile e stupidissimo gesto. Nel gioco del calcio si chiama autogol”.

Da un’altra vecchia intervista del 5 gennaio 1986

Lei ha giocato a San Siro…

“Il 6 giugno 1985. Libero della nazionale cantanti. Contro la rappresentativa di Lega femminile. Subito dopo essere sceso in campo l’ala sinistra avversaria mi è scappata via. È sempre duro accettare di essere superato da una donna. Anche a 40 anni. Così per inseguirla, ci ho messo uno sforzo in più: ho visto il campo ruotarmi attorno e ho deciso di rientrare negli spogliatoi. Non giocavo da 22 anni”.

È stato terzino dell’Akragas

“Nelle formazioni giovanili. Ma i miei campionati migliori li ho disputati con il Riposto, in prima divisione. Difensore d’intuito, d’anticipo; non toccavo mai l’avversario. Un Facchetti. E i tifosi spaventavano gli attaccanti rivali gridando ‘posa a pipa’, cioè ti conviene lasciare la palla. Da allora il calcio l’ho seguito soltanto in Tv”.

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