Il ragazzo del “Fila”
Nov 28, 2020

Una storia come nessun’altra squadra al mondo ha. Più di cento anni fatti di Baloncieri, Rossetti e Libonatti, Filadelfia, Grande Torino, Superga, Meroni, Barbaresco, Ferrini, Pulici e Graziani, 3-2, Vatta, Leo Junior, Licata, Madrid, pali ad Amsterdam sedie alzate, buche sul dischetto, fallimento e rinascita.

Una storia unica, da fare conoscere, perché, come scrisse Montanelli, “un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”.

Le “bandiere” sono quei giocatori che vengono identificati esclusivamente con una squadra, delle quale sono protagonisti per tantissime stagioni. Una delle ultime bandiere del Toro è sicuramente Roberto Cravero. Basta dare un’occhiata ai suoi numeri da calciatore per comprendere quanto è stato importante questo giocatore per la squadra granata: 300 presenze in gare ufficiali, 10 stagioni da protagonista più altre due in cui ha fatto la spola tra Primavera e prima squadra.

Contro l’Atalanta, con la fascia da capitano

Nato a Venaria il 3 gennaio del 1964, Cravero arriva al Toro molto presto. A 18 anni fa il suo esordio ufficiale, giocando da titolare nell’ultima giornata di campionato contro il Como.

In azione contro la Roma

L’anno successivo nessuna presenza in prima squadra e viene poi ceduto per due stagioni in prestito al Cesena. Al suo ritorno in granata Cravero diventa un giocatore fondamentale.

1985, nell’Italia Under 21 che a Livorno affrontò l’Austria

La difesa non può fare a meno di lui, diventa il leader del reparto arretrato che comanda in maniera eccellente. diventa capitano del Toro e, proprio con la fascia al braccio e il suo numero 6 sulla schiena, sfiora la vittoria nella Coppa Uefa ‘92.

Ad Amsterdam è anche il protagonista granata del celebre rigore non concesso che ha mandato su tutte le furie Mondonico, portandolo ad alzare al cielo una sedia.

Con la maglia della Lazio

Al termine di quella stagione viene ceduto alla Lazio ma, dopo tre anni in biancoceleste, torna al Toro per le ultime sue tre stagioni da giocatore. Il 14 giugno del ‘98, prima dell’ultima di campionato contro la Lucchese, saluta i tifosi in quella che nelle sue intenzioni dovrebbe essere la sua ultima partita.

Il Torino vince 1-0, ma la contemporanea vittoria del Perugia lo costringe a essere protagonista ancora in un incontro: nello spareggio promozione. A Reggio Emilia entra nei tempi supplementari e, dopo i 120 minuti di gioco, calcia e segna uno dei rigori. L’errore di Dorigo costringe però il Toro ad un altro anno di B. Appese le scarpette al chiodo non lascia quella che è la sua squadra. Prima ricopre il ruolo di team manager, poi quello di direttore sportivo fino al giorno del fallimento dell’Ac Torino.

Condividi su: