Se ne va un altro protagonista di un calcio che veramente non c’è più, fatto prima di tutto di gentiluomini. Oggi è infatti morto, a 83 anni, Angelo Caroli, l’ex attaccante della Juventus che divenne poi giornalista a Tuttosport e Stampa Sera e La Stampa. Abruzzese dell’Aquila, si trasferì con la famiglia a Torino, dove iniziò la sua carriera calcistica alla corte della Vecchia Signora, e proprio all’esordio contro il Bologna realizzò la sua prima e unica rete in Serie A. Poi proseguì la carriera tra B e C, al Catania, alla Lucchese, al Pordenone. Nel 1960 il ritorno nella Juve dello scudetto: quell’anno Caroli giocò solo cinque partite, ma confezionò l’assist a Sivori durante il derby con il Toro.

Campione d’Italia con la Juventus
«Lascio la sede della Sisport dopo aver respirato per l’ennesima volta l’atmosfera bianconera, piena del fragrante profumo del successo, che è il succo della filosofia del club e che, insieme con lo stile, è il distintivo che la Signora non si toglie mai».
(Angelo Caroli, Ho conosciuto la Signora, Graphot, 1987, p. 182)
Da sinistra: Caroli padre e figlio, Gianpiero Combi e Umberto Agnelli di ritorno dalla trasferta di Bologna, dopo l’unico gol in Serie A di Angelo

Appese le scarpe bullonate al chiodo al termine dell’annata 1962-’63 a Lecco, dopo alcuni anni si dedicò al giornalismo. Iniziò con Tuttosport, per il quale seguì i Mondiali di Germania Ovest 1974, poi si trasferì a Stampa Sera, lo storico quotidiano torinese del pomeriggio, dove raccontò i principali eventi sportivi, ad eccezione del Mundial dell’ 82.

Dovette rinunciarvi per motovi di salute e patì tantissimo. Personalmente lo ricordo come una persona di rara educazione, dote che lo portava ad essere umile e disposto verso tutti. Sempre con il sorriso. Ero agli inizi della mia professione giornalistica proprio a Stampa Sera, dove essenzialmente mi occupavo di ciclismo sotto il tutoraggio (oggi si dice così, vero?) quotidiano di Maurizio Caravella. Un venerdì pomeriggio Caroli, capo servizio dello sport, mi disse: “Domenica c’è il derby tra il Casale e l’Alessandria, ci vai tu. Un bel regalo vero, visto che tu tieni ai Grigi? Il pezzo te lo passo poi io, voglio vedere se te ne intendi di pallone”.

Caroli era un grande esperto di calcio, e non poteva essere diversamente. Aspettavo altre occasioni, che però non vennero, ritornai a scrivere articolini sulle gare ciclistiche dilettantistiche. “Non essere impaziente, non è bello bruciare le tappe. Fatti della sana gavetta, fatti venire fame e vedrai che arriverà il tuo momento”. Parole sante. Dopo qualche mese Caroli mise una parola buona e iniziai a fare le interviste del dopopartita di Juve e Toro al Comunale e a seguire le gare ciclistiche dei professionisti. Torino-Pisa e il Giro del Piemonte. Le prine volte non si scordano mai.

Caroli (a destra) negli anni 1980 con il numero dieci juventino dell’epoca, Michel Platini
«La mia è una mozione degli affetti sollecitata dalla sensazione che in casa Juve oggi si stia giocando come in un partito politico dove proliferano correnti e tendenze»
(Angelo Caroli, lettera a Tuttosport in occasione dell’evento di Calciopoli)
A cena con i colleghi di Stampa Sera (foto archivio Piero Abrate)

Parallelamente all’attività giornalistica, Caroli ha scritto anche opere letterarie, soprattutto gialli. L’ultima volta che l’ho visto è stato nel 2004, per caso allo Sporting di Torino dove dovevo incontrare Bruno Garzena. Aveva appena pubblicato Prigioniera del buio. Il giustiziere della collina. Me ne regalò una copia con questa dedica: “Lo so bene che non ti piace la Juve. Cosa posso farci? Ma sei un bravo ragazzo!”.

Mario Bocchio