Nascosti tra palazzoni fatiscenti e strutture abbandonate, i campi di calcio in sabbia, terra battuta e sassi hanno scandito il ritmo e la vita dei quartieri di Roma dal 1945 in poi. Una storia in bianco e nero quella del calcio di strada nel dopoguerra tra le sovrappopolate borgate della capitale. Come nelle favelas in Brasile o nei barrios di Buenos Aires in Argentina, il calcio ha fatto da sfondo alla miseria, alle baracche e al degrado della città straziata e devastata dalla seconda guerra mondiale. L’immagine di Pier Paolo Pasolini (circondato da quelli che chiamava i ragazzi di vita), che in giacca e cravatta rincorre un pallone in un campo fangoso e sporco dell’idroscalo di Ostia, ben rappresenta questo calcio povero e popolare.

I tifosi dell’Ostiamare

 L’Ostiamare. A qualche chilometro da quel campo fangoso e sporco, nel 1945 – maglietta e calzettoni viola, calzoncini bianchi – nacque l’Ostiamare. In quel piccolo borgo di mare che era Ostia durante il fascismo già esisteva una piccola squadra locale; l’Associazione Sportiva Ostia. Nel dopoguerra la squadra cambiò nome in Ostiamare e modificò anche il colore della maglia, originariamente granata con una fascia bianca. Il nome dello stadio, Anco Marzio, fu dedicato al fondatore della prima colonia romana sulla foce del Tevere. Tra il 1989 e il 1991 il club lidense, aiutato anche dal presidente della Roma Dino Viola, toccò le sue vette più alte militando per due anni in serie C2. Grande fucina di giovani, l’Ostiamare è il club dove negli anni novanta militò Daniele De Rossi – con la maglia numero nove – prima di entrare nelle giovanili della Roma.

“L’Ostiamare è una squadra un po’ atipica tra quelle dilettantistiche, non è la classica squadra del paesino o della borgata” racconta il centrocampista della Roma, “è una via di mezzo tra la squadretta e la squadra professionistica, viene fatta abbastanza selezione, non è di basso livello e fu importante per me”. “Con l’Ostiamare mi sono divertito tantissimo” racconta ancora De Rossi, “ricordo che venni preso dalla Roma quando avevo 9 anni, nel 1992, e non ci volevo andare perché volevo restare con i miei amici e ci andai a 11-12 anni”.


De Rossi da bambino (il quarto da sinistra inginocchiato) all’Ostiamare. Foto di Gino Mancini

Per le giovanili dell’Ostiamare sono passati anche il portiere Giampaolo Di Magno, il centrocampista Antonio Di Carlo e l’attaccante Fabrizio Provitali.

Antonio Schiano Moriello, per tutti Toto, fondatore della società calcistica Pescatori Ostia e grande scopritore di talenti tra i quali Scarchilli, Olivari, Cappioli, Silenzi e Tortolano

Il Pescatori Ostia. A due passi da un borghetto di pescatori costruito durante il fascismo nei pressi di uno dei canali utilizzati per le bonifiche del litorale (di origine romana) c’è – colori sociali giallo e verde – il Pescatori Ostia. Nato da una costola dell’Ostiamare, il Pescatori fu fondato negli anni ’70 grazie all’investimento di una quarantina di barcaroli che impegnarono anche i loro pescherecci pur di veder realizzato il proprio sogno. Dal Lodovichetti – il campo in sabbia a due passi dal mare – passarono tre figli di macellai e futuri giocatori di serie A: Andrea Silenzi (scartato dall’Ostiamare) Massimiliano Cappioli e Alessio Scarchilli. “Pretendevo da loro che andassero a messa la domenica, prima della partita. Se non ubbidivano venivamo estromessi. In un quarto di secolo abbiamo tolto dalla strada decine di ragazzi, aiutandoli a capovolgere il loro destino” raccontava ad un cronista del Corriere della Sera l’allora presidente del Pescatori, Totò Moriello Schiano. Cappioli era una vera e propria leggenda per il borghetto e c’è chi ricorda quando, nel campionato allievi, segnò cinquantasei reti in una sola stagione. Lo stesso Andrea Silenzi – che col Pescatori segnò, secondo le cronache dell’epoca, sessanta gol in due campionati di prima categoria – raccontò l’emozione del passaggio del giovane Cappioli dal piccolo borghetto di Ostia alla Roma:

 “Quando ho debuttato con la Pescatori in prima categoria, Cappioli era stato appena comprato dalla Roma. Era il vanto di tutti noi ragazzi del borghetto”.

Poi anche Silenzi fu notato e acquistato dalla Lodigiani per sedici milioni di lire. Con quei soldi i dirigenti del Pescatori acquistarono l’impianto di illuminazione.

Il ritorno di Delvecchio alla Pescatori

Le altre Squadre del Litorale. Bussola e mappa di Roma alla mano, tra le altre realtà del litorale romano possiamo citare lo Sporting Città di Fiumicino, il Fregene, il Maccarese, il Torvajanica e altre squadre del X° Municipio come l’Infernetto, la Pro Calcio Acilia, il Centro Giano, il Casal Bernocchi. Il gioco è facile: ogni quartiere la propria squadra. Ed è proprio in due di queste – l’Axa calcio e il San Giorgio di Acilia – che muove i primi passi un altro futuro giocatore della Roma: Alessandro Florenzi.

Articolo su Juventus – Trastevere da “Il Corriere dello Sport” del 5 Novembre 1944

Smit Trastevere. Nel cuore di Roma c’è il Trastevere Calcio. Fondato nel 1908, il club nel 1963 venne sciolto per poi riorganizzarsi sotto il nome Smit Trastevere. Era il 24 ottobre 1985 quando un ragazzino biondo nato il 27 settembre 1976 di nome Totti Francesco, dopo una prima esperienza con la Fortitudo, si tesserò con lo Smit. La Smit d’altronde in quegli anni era una fabbrica di giovani promesse. Con la casacca rossa giocarono anche David Di Michele e Luigi Apolloni.

Il cartellino di Francesco Totti

Ma tra tutti i ragazzini passati per il campo di Trastevere nessuno ha mai scordato la classe cristallina di quel ragazzino schierato sempre a centrocampo. Tre giorni dopo il tesseramento con lo Smit, il 27 ottobre 1985, Totti giocò la sua prima partita nel campionato esordienti sul campo dell’Omi Spes. Finì 0-0. Il 17 novembre 1985 il futuro capitano della Roma segnò il primo gol contro l’Ina Casa. Il primo di molti. Qualcuno è riuscito anche a ritrovare il cartellino della stagione 1985-1986 con tanto di firma e foto – con capelli biondissimi – del futuro capitano della Roma. L’anno successivo Totti andò alla Lodigiani. Poi il passaggio alla Roma e il resto è storia.

Amichevole tra la Nazionale italiana e l’ Almas Roma allo stadio “Olimpico”

L’Almas Roma. Fu un ex calciatore della Lazio, Marcello Manciati, insieme ad un gruppo commercianti del quartiere Appio-Latino, a fondare l’Almas Roma nel 1944. I colori, bianco e verde, vennero scelti per omaggiare il Celtic Glasgow. Come l’Ostiamare anche l’Almas Roma negli anni ’80 arrivò in C2 riuscendo a salvarsi per cinque stagioni consecutive. Dallo stadio Sant’Anna in via Demetriade sono usciti diversi calciatori come Vincenzo D’Amico, il principe Giuseppe Giannini, Giancarlo Galdiolo (Fiorentina e Sampdoria) Giancarlo Oddi e Giampiero Pinzi. Tra gli aneddoti più famosi sull’Almas Roma c’è quello dell’acquisto di Giuseppe Giannini da parte della Roma.

Nella stagione 1968-’69 l’Almas Roma vinse la Coppa Italia Dilettanti

Nel 1980 il presidente della Roma Dino Viola e Giorgio Perinetti – responsabile del settore giovanile giallorosso – acquistarono il principe, allora appena quindicenne, battendo la concorrenza del Milan, sborsando ben 40 milioni di lire.

Ma cosa ci fa uno scudetto tricolore sulla maglia dell’Inghilterra? Tranquilli… Ecco la “rosa” campione d’Italia 1983-’84 dei Giovanissimi Nazionali della Lodigiani immortalata in una foto di gruppo nella splendida cornice dello Stadio “Flaminio”. La maglia è belissima e molto vintage

Lodigiani. Tra tutte le squadre locali della capitale la Lodigiani è stata sicuramente la più importante. Fondata nel 1972 da Giuseppe Malvicini la Lodigiani fu così chiamata perché inizialmente organizzata e pensata come squadra aziendale della “Lodigiani Costruzioni”, colosso edilizio dell’epoca. Nel 1974 da squadra aziendale la squadra di Malvicini si trasformò in una vera e propria società calcistica e si iscrisse alla FIGC. Tra il 1974 e il 1983 la squadra bianco-rossa giocò a San Basilio, al centro sportivo Francesca Gianni. Nel 1983 la Lodigiani conquistò la prima promozione in Serie C2 e si trasferì al Flaminio. Contando su un settore giovanile di altissimo livello il club di Malvicini fu tra i primi in Italia a lanciare molti giovani dalla propria primavera in prima squadra. Lo chiamavano “Modello Lodigiani”. Nel 1992  la squadra bianco-rossa conquistò una storica promozione in Serie C1 dove vi restò per dieci anni fino alla stagione 2001/2002. Poi l’inizio di un lento declino. Dal 2004 la Lodigiani ha cambiato più volte nome: Cisco Lodigiani, Cisco Roma e poi Atletico Roma. Dal 2012 la squadra non si è più iscritta a campionati professionistici rimanendo però attiva nel settore giovanile e tornando al nome Associazione Sportiva Dilettantistica Lodigiani. Per anni la Lodigiani è stata un ponte tra la miriade di squadre dei quartieri della capitale e i due club più importanti: la Roma e la Lazio. Con la maglia bianco-rossa, prima di fare il salto in Serie A, hanno giocato Francesco Totti, Luca Toni, David Di Michele, Emiliano Moretti, Antonio Candreva, Claudio Bellucci, Andrea Agostinelli, Andrea Silenzi, Roberto Stellone, Luigi Apolloni, Luca Pastine, Valerio Fiori e Antonio Rosati.

L’undici della Lodigiani prima della sfida contro la Salernitana

Tra gli eroi della storia della Lodigiani c’è sicuramente l’allenatore aquilano Guido Attardi che guidò il club bianco-rosso per nove anni (in tre differenti periodi: 1981-1987, 1993-1995, 1998-2000) mettendo in bacheca un campionato Dilettanti e una Coppa Italia Dilettanti nella stessa stagione (1982-1983). E dieci anni dopo, nella stagione 1993-1994, sfiorò la Serie B perdendo ai play-off contro la Salernitana. Quando vinse il mondiale in Germania Luca Toni lo ricordò così: “Faccio un nome: Guido Attardi che, alla Lodigiani, favorì la svolta della mia carriera. Non c’è più, ma non lo dimentico”.

Gianluca Pace

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