Sdraiato in poltrona, i piedi poggiati su un tavolino basso. Nessun segno sul viso che tradisca l’emozione. Gli avevano detto del suo passaggio all’Inter e lui l’aveva presa a ridere: “Mi sa che avete sparato troppo in alto”. Dopo la notizia ufficiale, passa la notte leggendo un libro sul giardinaggio. La mattina i soliti sette chilometri di corsa: “Con il presidente Pellegrini ci siamo visti sei volte. C’era un dossier voluminoso su di me ”. Pare che Corrado Orrico sia stato sottoposto anche al test grafologico. “Il primo giorno è andato come mi aspettavo. Non credevo però che i fotografi fossero così aggressivi. L’indomani qualcuno si è soffermato sulle scarpe intrecciate, piuttosto che su argomenti più importanti. In queste circostanze mi viene sempre in mente una frase di mio padre che di mestiere faceva il magnano. Cioè quello che lavora gli oggetti di rame: ‘Presentati sempre peggio di quello che sei. Fatti giudicare male, che poi ti scoprono e si ravvedono”.

Sarzanese

Seicento milioni netti d’ingaggio : “Il presidente mi ha proposto un contratto annuale, ma io lo volevo mensile e legato al rendimento. Qui c’è il rischio non solo di non mangiare il panettone, ma è già tanto se arrivo alla vendemmia. Spero che i giocatori mi giudichino senza preconcetti, per quello che faremo assieme”. Già perché alcuni dirigenti mugugnano: “Non è un tecnico da A. E poi a Lucca ha vinto solo dieci partite e fatto tanti pareggi”. All’inizio anche alcuni calciatori della vecchia guardia avrebbero dato parere negativo : “E se ci mollasse dopo poche giornate ? Dicono che sia poco malleabile, capace di mandare tutti a quel paese”.

Orrico alla Carrarese

Arriva il 16 luglio a Milano. Incontra squadra e tifosi. Record di abbonamenti: “Orrico nel cuore, vogliamo il tricolore”. Deve ripagare le attese, infiammare la fantasia e compiacere gli umori. Forse proprio per questo, lui torna indietro: “La mia strada comincia da un modulo antico. Me ne sono innamorato innanzitutto per nostalgia. La rivoluzione è l’introduzione del libero avvenuta venticinque anni fa, mentre la zona e il WM sono antecedenti. E il WM, corretto nella posizione dei due mediani che arretrano nella fase di non possesso, può essere una sorpresa. Una variante della zona pura che voglio attuare nelle partite casalinghe contro squadre che giocano a una sola punta”.

Da avversario a la Spezia

Ha giocato centromediano e mezzala fino a ventisei anni, senza andare oltre la serie D. Con i primi soldi decide di comprare l’Enciclopedia Treccani. E’ un geometra mancato. Poi deve smettere di giocare per una doppia frattura. Da tecnico, arriva dodici volte tra le prime tre. I primi successi alla Sarzanese : “E’ lì che ho imparato ad allenare. Io mi rifaccio alla Honved degli anni Cinquanta: zona, fuorigioco, nessun punto di riferimento in attacco. Vent’anni passarono per vedere cose simili in Italia. La zona qui l’hanno portata Amaral nella Juve, Liedholm e Marchioro. Io ho portato la gabbia”. Ebbe l’ispirazione su una spiaggia livornese: “Permetteva di giocare a calcio senza disturbare i bagnanti”. La usava quella Carrarese primi anni Ottanta, sbirciata anche da Sacchi: “Coi tifosi ci mettemmo di buzzo buono e costruimmo la gabbia da soli . Con tubi di ferro.

la Lucchese di Orrico

La mia zona è tra le più pulite in circolazione e non somiglia a quella di Sacchi. Io punto sulle due ali che il calcio italiano ha abiurato per il doppio attaccante centrale all’inglese. La zona richiede più attenzione e disponibilità. E’ tanto osteggiata perché in Italia il calcio è come la politica: i gestori del potere sono sempre gli stessi. Certa gente con le proprie convinzioni e la forza della propria influenza ha impedito lo sviluppo del calcio. Intanto abbiamo perso tempo. E’ come se per trent’anni gli Stati Uniti avessero lo stesso presidente”.

La nuova Inter viene concepita a Volpara: vista sul Tirreno, ventotto stanze, biblioteca e piscina in mezzo ai castagni. “Il perché del mio successo si chiama Lucchese. Quegli uomini hanno fatto di me un vincente”. Prima accoppiata promozione in B – Coppa Italia . E poi la serie A mancata per un soffio. “Giocando tre quarti di campionato con le riserve della C . E con le riserve delle riserve”.

Look

Lì lo chiamavano “l’omone”, ma adesso ha perso venti chili. “Saprò mettermi anche la cravatta”. Anche se prova a cambiare look, anche se ha il cellulare e sorride di più, non riesce a togliersi quell’aria inquieta da precettore , quello sguardo profondo e fuggiasco. Deve rimpiazzare il Trap e viene buono anche per coprire il vuoto mediatico lasciato da Sacchi. Vorrebbe sottrarsi anche perché è allergico alla grande città: “Sono un uomo di campagna della Toscana di confine. Piazza Duse non so nemmeno dov’è”. “Ringrazio l’Inter per la scelta coraggiosa. Devono essere avvenuti degli sconvolgimenti planetari. Posso soltanto dire che vengo con umiltà e grande entusiasmo. Il primo problema sarà l’impatto con i giocatori. Se troveremo il modo di divertirci insieme, il successo sarà totale”. Sa che Alessandro Bianchi ha ormai il passo del centrocampista. Vuole Stefano Desideri e glielo danno. Poi chiede Di Canio e arriva Angelo Orlando : “La Lucchese era una squadra di brevilinei , abituati a giocare negli spazi stretti. L’avevo voluta così. Era una Abarth di piccola cilindrata col motore tirato al massimo. All’Inter invece devo allungare il musetto e ritoccare la carburazione, perché è una Mercedes”.

Nell’Inter

Legge Joyce, Dos Passos e libri di botanica. “L’allenatore è un artigiano dei sentimenti, un inventore di piccole cose”. Ha due Porsche, ma “me le ha regalate il presidente della Lucchese. E non potevo nemmeno rivendermele : avrei fatto la figura del barbone”. Qualcuno sussurra che fosse iscritto a Lotta Continua, ma arriva una secca smentita: “In panchina mi sedevo a sinistra . Lo faccio anche adesso . E’ una reminiscenza delle mie passioni politiche. Ho mantenuto l’abitudine, ma ho perso l’infatuazione. I nostri padri di cinque secoli fa ci hanno lasciato il Rinascimento: ma tra cinque secoli cosa diranno di noi ?”. “Nel calcio girano troppi soldi, è una Babilonia. Ma non voglio fare il censore, lo stupido in un mondo di furbi. E non voglio avere bravi ragazzi. Più confusione fanno, meglio è. I bravi ragazzi nascondono sempre problemi psicologici o caratteriali”. Va agli allenamenti con in tasca i racconti di Bukowski: “Nelle sue pagine ritrovo temi forti degli scrittori francesi del secolo scorso. E’ un personaggio che si è calato profondamente negli aspetti più drammatici delle vicende umane. Birra, donne …. Non solo. Soprattutto la capacità di capire a fondo le asprezze più nascoste che sono in ognuno di noi. Mi piace la volontà di cadere dentro il male per scoprire poi da lì delle verità più importanti. Sono rimasto ai decadenti, ai crepuscolari e a Leopardi”.

Gli allenamenti all’Inter

Scontato il passaggio dalla squadra diseguale a quella di eguali : “Le eccezioni sono belle, ma rovinano le regole. Giocherà solo chi mi darà retta. Abbiamo una rosa completa, ma senza intoccabili. E prometto tante sudate, specie nei primi tempi. Due o tre allenamenti al giorno, perché l’Inter dovrà lottare su tre fronti, una volata lunga. Dovranno allenarsi anche la domenica mattina, ma so come non farli annoiare. E se franerò, allora franerà un’idea”.

Gavirate

“Mi ritengo un allenatore da serie A, anche se ci sono stato solo di sfuggita. E poi come facevo a vincere qualcosa d’importante se ero in C? Invece in questo momento c’è gente che allena in serie A e dovrebbe stare in C”. Pellegrini prova a blindarlo: “Orrico non è una scommessa”. Ferri è emozionato: “Come fosse il primo ritiro della mia vita”. Bergomi “ Giocare a zona mi esalta ”. L’unico fuori posto sembra Klinsmann: “Perché dovrei sorridere? Non c’è niente da ridere in questa bolgia. Non sopporto il ritiro e durerà un mese”. Dopo tre giorni, Orrico sembra soddisfatto. Il suo sigaro puzza come ai bei tempi: “Faremo tanti gol quest’anno. L’etichetta di spogliatoio più difficile d’Europa appiccicato all’Inter, mi sembra sbagliatissima . Ho trovato uomini più disponibili che a Lucca. E’ il massimo”. In albergo, Peppino Prisco lo trova seduto in poltrona a leggere Il Manifesto: “L’allenatore dell’Inter non può leggere il Manifesto“. “E cosa dovrei fare ? Iscrivermi alla P2 ?” . Prisco per poco non sviene.

Orico e la satira ai tempi della Lucchese

Brehme a fine stagione vorrebbe smettere. E anche Klinsmann, che ha solo ventisette anni. “Con Klinsmann parlo di filosofia, di Heidegger”. Orrico se lo carica subito sulle spalle come un figlio adottivo. In fondo Klinsmann, in questo momento, è indifeso: “Trapattoni mi ha insegnato molto, ma comincia a pensare al calcio quando si sveglia e smette la sera. In quei due anni ho sofferto molto: stavo per smettere. Sotto questo aspetto siamo completamente diversi e mi sento più vicino a Orrico. L’allenamento più intenso è più adatto per il mio fisico. E mi diverto. Quando avrò qualche giorno di libertà , voglio andare nella ex-Germania Est. Ci sono cose ben più importanti dei gol e dei fuorigioco”. Domenica 21 luglio 1991 alle dieci e trenta del mattino è fissata la prima amichevole . Si gioca a Gavirate. La partita è Inter A contro Inter B e, nel primo tempo, lui prova il WM rielaborato: giocano Desideri e Dino Baggio mediani con Berti e Pizzi mezzali. Nel secondo tempo zona e 4-3-3. Quel quadrilatero, che lo affascinava da ragazzino, adesso è lì , sul campo : “Il WM è tramontato perchè non era interpretato bene in chiave difensiva e perché il centromediano non poteva essere uno lento e macchinoso . Un attaccante veloce come Antoniotti se lo beveva. Penso che Bergomi avrà grandi benefici. Sulla destra è uno dei più grandi difensori in assoluto. E perché Ferri con quei due piedi si deve perdere addosso all’avversario come un somaro? E’ la loro occasione”. Arriva in ritardo Matthäus, alle prese con malanni al ginocchio. Tutta la stagione dipenderà dal tedesco e Orrico lo sa. Se in campo manca lui, la squadra sembra un cane alla catena. L’incontro avviene di prima mattina. Lui sputacchia il tabacco: “Stavo sistemando i miei appunti, quando il massaggiatore mi ha portato Lothar. Sta bene, non vuole saltare nemmeno un allenamento. Domani contro il Mantova all’Arena farà un tempo”. Ci sarà il pienone.

Il 25 luglio è il momento della foto ufficiale , ma la faccia di Matthäus è scura: “In una settimana di Orrico si fa quanto si faceva in tre settimane di Trapattoni. Non ho mai faticato tanto. Speriamo che le cose cambino in fretta”. Orrico lo chiama ‘Sua maestà’ oppure ‘tognin’, come i soldati tedeschi durante la Resistenza. “Matthäus è il Pallone d’oro. Basta questo . Ma dobbiamo abituarci a giocare anche senza”.

Già a fine luglio il WM viene accantonato a favore della zona. Come fosse un bluff confezionato su misura per gli allocchi del calcio d’estate. La squadra si va accorciando, ma manca la continuità. “Al WM non rinuncio. E quando lo applicherò, se ne accorgeranno in pochi”. Tutti le settimane, nei giorni di mercoledì e sabato, manda i suoi sulla bilancia: “Sono calciatori, non chansonnier” . E c’è chi apprezza, come Nicola Berti: “Orrico mi ha conquistato. All’inizio mi metteva in panchina per via del peso. Con Trapattoni non badavo troppo alla linea e non ho mai saputo quale fosse il mio peso forma. Ora ho perso sei chili e ho ritrovato l’aggressività”. Un giorno a pranzo Orrico prende la parola : “Sono molto contento della prestazione di ieri e dell’allenamento di stamattina. Un mio amico ha portato poco fa dalla Versilia una cassa di aragoste vive. Ce le mangiamo , ci beviamo su un bicchiere di champagne e poi tutti liberi fino a domani”. Klinsmann il più felice.

Ad Appiano intanto viene approntata la gabbia

Con la Casertana in Coppa Italia si rischia. Si vince su autorete. Poi c’è il campionato: “Anche se ho cinquantun anni, qualcosa mi succederà sul piano emotivo. Se non vinco lo scudetto, non perdo nulla. Perde il presidente. Io torno da dove sono venuto. Insisterò sulla strada intrapresa e non cambierò mai idea”. Contro il Foggia di Zeman neopromosso. Ma sotto esame è l’Inter , finisce 1-1.

Sessanta metri

La prima vittoria in campionato contro la Roma non basta. Dal pulpito di Agroppi si alza l’accusa all’Inter ‘trapattoniana’ . Orrico deve rispondere: “Non m’interessa molto cosa dice. Noi dormiamo dalla parte del cuscino, non da quella dei piedi”. La squadra non è serena: nella vittoria sul Verona sbaglia addirittura tre rigori. Tra i migliori ancora Desideri, curiosamente uno da zona erikssoniana. In Coppa Uefa, l’Inter è la detentrice: “E’ un fardello e nient’altro. Queste cose in campo non contano. Giocare a Oporto o Wembley per me è come giocare a Lucca. Dopo venticinque anni in panchina non mi emoziono più” .

Orrico con Klinsmann e Matthäus

Si fanno esperimenti: il fido Montanari dall’inizio. Orrico visiona i filmati del Boavista solo alle undici di sera della vigilia. Un gol subito su un lancio leggibile di quaranta metri . Poi la traversa e un guardalinee evitano il tracollo : “Ho sbagliato a sottovalutare l’avversario, ad impostare la gara sui centottanta minuti”. La domenica successiva la Samp gli molla quattro schiaffoni memorabili. Un altro stavolta su lancio di sessanta metri. Lui suda ai microfoni: “Credo di aver capito tante cose da questa partita. Il gol di Mancini è stato esemplare e ci ha riportato coi piedi per terra. Ma se potessi rigiocarla, rimanderei in campo gli stessi. I calciatori sono innocenti.  Piuttosto a me dò zero in pagella. Non siamo presuntuosi, ma il periodo degli esperimenti è concluso”. Ridiventa quello che può allenare solo in provincia, bravo solo con Chiodini e Pascucci. Viene processato e condannato come Baudelaire.

Orrico durante un allenamento della Carrarese nei primi anni 1980

Lui avvia un giro di consultazioni con i calciatori e rischia l’impostura : “Se i giocatori mi chiedessero di tornare indietro, li accontenterei. Solo loro possono farmi cambiare”. Pensa al libero staccato. Poi in meno di quarantottore rientra tutto: c’è l’ok di Zenga, Bergomi e Ferri: “Dobbiamo guardare avanti, senza fermarci alla singola partita. L’anno scorso ci rompevate le scatole col difensivismo e adesso ci chiedete di tornare all’antico. Anche Castagner voleva impostarci a zona. Bastarono tre gol presi in un’amichevole a Trieste per scatenare un putiferio e far rientrare tutto”.

All’Olimpico la Lazio è battuta, la difesa tiene e c’è il pressing con Berti e Matthäus: “Sono un uomo da trincea, un guerriero. Le critiche mi stimolano. E’ accaduta la stessa cosa alla squadra. L’ho vista compatta, corta, la migliore fin qui”.  Ma contro i portoghesi si va fuori. Lui si assume tutta la responsabilità. Un tiro in porta in tutto. Brehme sbaglia anche gli appoggi , Matthäus e Klinsmann peggio. Lui si arrocca: “Proporre la zona in un ambiente così negato a questi schemi è risultato più difficile del previsto . Mi caccino se non credono in me. I miei atteggiamenti sono frutto di venticinque anni di ricerche ed esperienza”. Se la prende con i dirigenti. “Sono troppi, sembra di stare all’Italsider”. Zenga e Bergomi entrano in rotta con Matthäus per aver imposto Brehme a inizio stagione. Orrico prova a mediare. Matthäus è nervoso anche per le notizie sulla nuova fiamma, Lolita Morena, l’ex miss Svizzera. Altri esperimenti: Dino Baggio centrale difensivo.

A Cagliari deludente 1-1 e Klinsmann continua a non segnare. Il 24 ottobre c’è l’ultimatum della società al tecnico: senza risultati, deve abiurare. Il direttore generale Boschi: “E’ come se un tennista , che gioca molto bene con la mano destra, decidesse improvvisamente di passare alla sinistra”. Risposta: “Ormai in Italia c’è un nuovo sport , il tiro all’ Orrico”. In Coppa Italia un pareggio in casa col Como, squadra di C. L’Inter ne becca due in dieci minuti: “Mi vergogno dell’Inter” dice il presidente e scappa. Matthäus è ancora acciaccato, ma Orrico ha una sua teoria: “Matthäus è in luna di miele con Lolita. Che volete che faccia ?”. Con l’Ascoli si vince: cross nostalgico di Brehme e testa di Ferri . Milan e Juve volano , si va a Parma : “Non abbiamo paura di nessuno. Non siamo più quelli dei primi mesi di campionato”. Un altro pareggio, un gol preso quasi irripetibile. Nell’infrasettimanale, contro il Saronno, la squadra stenta ancora. Poi nel secondo tempo c’è un rigore e Klinsmann sbaglia anche quello: pareggio, 0-0. Orrico dice che il suo destino in panchina è segnato. Tre giorni dopo c’è Inter-Milan.

Derby

La prima mossa inedita èBeppe Baresi ala destra, ma nessuno la capisce. Poi tutta l’Italia vede e rivede Brehme superato in tromba da Gullit sulla fascia e si spiega perché Orrico ha mandato Dino Baggio a tampinare l’olandese. “Il Milan meritava un atteggiamento fuori norma”. Gol di Van Basten su ripartenza, quasi una beffa. Con Desideri in campo per Baresi, vien fuori l’Inter: buco di Maldini e proprio Desideri la mette in mezzo. Irrompe Berti e, sulla respinta corta, c’è Klinsmann in mezza girata. Orrico si stacca dalla sedia e piomba in campo, pugni al cielo. Con lui è schizzata fuori tutta la panchina, mentre Klinsmann continua la sua corsa scavallata. Passa in mezzo a tutti, salta . Poi trova e abbraccia proprio il suo mister. Nel finale l’Inter sfiora la vittoria. “Chi mi aveva fatto il funerale, è servito”.

Il trio dei tedeschi

“Per ricevere i complimenti della critica , dobbiamo conquistare un risultato esaltante. Ora sento la necessità di riflettere, di purificarmi”. Cerca oltre Volpara un presidio contro la secolarizzazione. “Leggo i romanzi di Pasolini e le sue poesie. Guardo i suoi film. Il cinema vero è poesia che usa l’immagine. Come quello giapponese. C’è un detto nel calcio: se un allenatore si interessa di letteratura, è votato al sacrificio. La cosa porta male. E poi non sonoDiderot, non ho scritto l’Enciclopedia, che volete da me?”. Si perde contro la Juve del Trap. Metà dicembre e l’Inter è già fuori dai giochi. A San Siro i tifosi lo accolgono con questo striscione: “Meglio un giorno da Orrico , che cento da Trapattoni”. Si allinea Nicola Berti, che, curiosamente, ha ritrovato la maglia della Nazionale: “Se lo mandassero via, potrei fare le valigie anch’io”. Col Genoa, l’Inter domina e prende due gol su due tiri in porta: 2-2. L’anno 1992 inizia ancora con prove inappellabili. I nomi dei successori s’inseguono. Pellegrini non ci ha mai creduto davvero. Nel settore giovanile infatti, la zona non è mai arrivata. Infagottato nel giubbotto, Orrico non parla più a ruota libera come al solito. E’ saturo, svuotato, ma non vuole mollare: “Pensavo che le difficoltà di Lucca si sarebbero moltiplicate per cento. Invece mi sono accorto di doverle moltiplicare per mille. Il peggio è passato. Inizia l’anno della riscossa. Io ho fiducia nei miei ragazzi, così come loro hanno dimostrato di averne nei miei confronti. E poi neppure i primi due anni del quinquennio di Trapattoni sono stati brillanti, mi pare”. Matthäus va a curarsi in Germania e scoppia il caso. Quando torna, se la prende con tutti: “I compagni mi fanno la guerra. Perché non criticano Bergomi e Battistini che da dieci giorni sono ammalati?”. Curiosamente lo difende solo Orrico . Col Bari in casa 0-0 dopo un’ora. E la gente è inferocita: “Buffoni, buffoni, buffoni. Toglietevi la maglia. Andate a lavorare in miniera”. Destinatari presidente e calciatori. Orrico è esente. L’Inter prende un palo, una traversa. A tre dalla fine, Berti appoggia a Klinsmann. Si vince, ma la contestazione non si ferma. Zenga abbraccia il mister : “Avevate mai visto undici uomini nella metà campo avversaria nel famoso quinquennio?”. Cremonese-Inter: c’è un tiro in porta di Matthäus, che prende in pieno i cartelloni pubblicitari. Dopo un’ora imbarazzante, viene sospesa per nebbia . Nello spogliatoio Orrico litiga con Klinsmann. Si sente tradito dopo aver aspettato un suo gol per tre mesi. Si prendono per il bavero.

A fine partita, Orrico rassegna le dimissioni . Pellegrini le respinge

Poi il venerdì il tecnico incrocia Matthäus: “Sei un tedesco dalle gambe molli”. “E lei mister con testa dura”. L’indomani ancora presagi: “ A questo punto della stagione pensavo di avere una squadra migliore. Forse sono stato poco felice nell’esporre le mie idee. Dei nomi dei miei successori non mi frega niente”.

I giornalisti lo attaccano per aver mandato in campo quindici formazioni diverse su sedici: “Ormai è un gioco delle parti, ma le parti sono sbagliate. Alcuni sono prevenuti, altri non ci arrivano con l’intelligenza. La squadra ha sempre lottato col cuore . E dando per vinta la partita con la Cremonese, saremmo a venti punti . Ci si potrebbe accontentare. Ma bisogna sempre pescare nel torbido”. Intanto l’Inter chiama Suarez . Il 19 gennaio 1992 a Bergamo va in scena la tempesta perfetta: l’Atalanta in campo con tre punte e mezza, l’Inter rischia la goleada. La squadra sembra scesa in campo solo per forza d’inerzia. Ciocci si fa male dopo mezz’ora. Klinsmann è assente. Matthäus è presente, ma nessuno se ne accorge. Negli spogliatoi Orrico chiama in disparte quattro giocatori: Bergomi, Baresi, Ferri e Zenga. Provano a fargli cambiare idea. Poi davanti alle telecamere: “Sono dimissioni irrevocabili. Mi assumo ogni responsabilità e poiché la mia presenza è più negativa che positiva , è bene che tolga il disturbo e che altri proseguano il lavoro. Per sgombrare il campo da ogni equivoco , ringrazio i giocatori, il presidente Pellegrini e i tifosi”. Non lo mette nemmeno per iscritto. In fondo, offre la soluzione indolore per la fine del ciclo dell’Inter.

Corrado Orrico oggi

Si alza , passa in mezzo alla folla di cronisti, fotografi e cameraman: “Ho fallito . A un certo punto non riuscivo più a trasmettere le mie idee, la mia forza, i miei insegnamenti. Ci ho pensato un mucchio di volte in questi mesi. Ma anche se c’erano colpe di altri, dovevo fare i conti con le mie. Era un circolo vizioso e un capo deve assumersi le sue responsabilità. Ho deciso di andarmene quando ho capito che rischiavo di cambiare come uomo e non come allenatore. Io non baratto l’onestà e la lealtà con niente, tantomeno con la gloria e i soldi. Ho mollato altre volte: sei o sette, non ricordo. Ma non mi sono mai pentito, tranne a Brescia. Non credo di aver fatto né cose buone, né cattive. Solo giuste. E non chiedetemi se sono deluso dagli altri”. Gianni Brera s’è fatto un’idea: “Ormai i tedeschi dell’Inter quanto a sceneggiate sono meglio di Mario Merola. Bisognava cambiare loro in estate, non l’allenatore adesso. Perché non aveva materiale”.

La squadra si era schierata al suo fianco solo a parole. In realtà dalla sua parte erano solo due. Certo Klinsmann, il suo alter ego: “Non ha mai potuto lavorare tranquillo. Gli hanno rotto i coglioni con critiche ingiustificate. Lo aspettavano tutti al varco e io ho segnato solo due gol. Altri tre o quattro e sarebbe ancora qui”. E Berti, che lancia un messaggio chiaro: “ Il gioco a zona non si può fare se non si è tutti d’accordo ”. Sembrano tutti sorpresi, compreso Zenga: “Orrico è un grande. E’ stato più uomo di noi. Non ha sbagliato lui, ma noi a fare pochi punti. E’ il giorno più brutto della mia vita, vorrei buttarmi nei Navigli”. Cerca di far cambiare idea al tecnico. Anche Bergomi ci proverà. E anche Prisco ci proverà. Almeno così dice. E’ arrivato il momento di lasciare la Pinetina. Non ha nemmeno mangiato : “Questa decisione non è il fallimento di un’idea”. Fa la valigia buttando dentro tutto alla rinfusa, indumenti e scarpe. Devono aprirgli il cancello al volo, altrimenti ci sbatte contro. “Sono un allenatore da C e con mentalità da C. L’Inter è stato solo un passaggio”. Certo non farà subito il commentatore televisivo. Se ne va a leggere un libro di botanica.

Ernesto Consolo

Da Soccernews24.it