Osvaldo Soriano, uno scrittore e giornalista argentino, diceva “sono così le storie di calcio: risate e pianti, pene ed esaltazione”. Eh già, la storia che oggi abbiamo intenzione di raccontarvi è racchiusa proprio in questa frase. È un racconto fatto di gioie e soddisfazioni, senza lieto fine però, perché le favole non esistono o, se esistono, prima o poi finiscono.

È il 2 Dicembre 1983, apparentemente una giornata come tante. Ciro Pezzella e Michele Lorusso sono in macchina direzione Bari, città dalla quale dovrebbero prendere il treno per Varese, località in cui il Lecce, la squadra per la quale giocano, è impegnato la Domenica successiva. I due hanno paura dell’aereo e per questo spesso affrontano le trasferte in treno, dividendo insieme i chilometri da percorrere. Ecco, vorremmo che la nostra storia si concludesse in questo modo. Avremmo voglia di non arrivare mai alla fase successiva, quella dell’incidente e della conseguente morte dei due. Vorremmo ma non possiamo, soprattutto per rispetto della loro memoria.

L’incidente dicevamo, uno scontro che non ha lasciato scampo a nessuno dei due giocatori, provocando dolore e sgomento sia tra i compagni di squadra che in tutti i tifosi giallorossi, innamorati della grinta e dell’attaccamento dei due atleti.

Lorusso ha vestito la maglia del Lecce 418 volte, risultando, ancora oggi, il giocatore con più presenze nella storia della squadra salentina. Chi lo ha visto giocare ci racconta di un difensore completo, un vero idolo per i suoi tifosi, grazie alla fame di vittoria che dimostrava in campo.

Pezzella, invece, era tornato a Lecce dopo aver assaporato il dolce sapore della Serie A, con le maglie di Sampdoria e Avellino. La sua è stata una scelta di cuore, essendo molto legato alla piazza leccese ed avendo lasciato, nel Salento, anche la moglie ed una bambina di soli 4 anni.

Dopo 35 anni il loro ricordo è ancora vivo nel cuore di chi tiene alle sorti della maglia giallorossa. Si parla tanto di assenza di “bandiere“ nel calcio moderno, ossia di giocatori simbolo che identifichino l’essenza  di una squadra.

A Lecce possiamo dire di aver avuto due uomini che rappresentassero al meglio cosa significhi per noi quella casacca. Non ci hanno regalato coppe da conservare in bacheca, ma non siamo quei tipi di tifosi. Lorusso e Pezzella ci permettono di ritornare indietro nel tempo. Per noi erano già eroi immortali ma da ieri, con la intitolazione della Curva Nord a loro nome, lo sono ancora di più.

Andrea Sperti

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