L’approdo dell’Alessandria alle semifinali di Tim Cup di fatto ha aggiornato l’impresa compiuta dal Bari nella Coppa Italia 1983-’84.
La squadra pugliese era quella che “Maciste” Bruno Bolchi in due stagioni avrebbe riportato in serie A, quindici anni dopo la sua ultima apparizione.
Allora esisteva un primo turno estivo costituito da un girone all’italiana con sei partecipanti e due promosse, mentre dagli ottavi era prevista una fase a eliminazione diretta con partite di andata e ritorno.
Nel girone dei biancorossi le squadre erano equamente divise tra serie A –Juventus e Lazio-, serie B –Perugia e Catanzaro– e serie C1 – Taranto e, appunto, Bari.

 

La festa del Bari dopo l’1-2 in casa della Juventus.

 

Il Bari vinse solo in casa degli jonici e riuscì a strappare quattro pareggi alle altre squadre di categoria superiore. La brutta partenza della Juventus, sconfitta a Perugia, e lo scivolone della Lazio a Taranto finirono per favorire i biancorossi, che chiusero con gli stessi punti della Juventus, ma secondi per differenza reti, e con un punto in più di Perugia, Lazio e Catanzaro. Il sorteggio, ottuso, rimise nuovamente di fronte Bari e Juventus per gli ottavi e stavolta arrivò l’impresa. A Torino l’8 febbraio 1984 un errore al 27′ di Claudio Gentile permise a Cavasin di imbeccare Messina per l’inatteso 0-1.

 

 

Scirea, su assist di Platini, riportò le sorti in parità, ma al 90′ il capitano Antonio Lopez fissò il risultato sull’1-2. C’erano, però, ancora novanta minuti da giocare e i bianconeri detentori non potevano certo farsi buttar fuori da una squadra di C1, pur se ben messa in campo. Al 90′ della partita di ritorno i supplementari sembravano all’orizzonte, quando l’arbitro Redini di Pisa accordò al Bari un rigore, il secondo della giornata, per un intervento di Scirea su Lopez. Qualche dubbio sul fallo, poi dal dischetto lo stesso Lopez segnò il 2-2 e mandò i suoi ai quarti.
Il sogno continuò agli inizi di giugno grazie a una doppia vittoria sulla Fiorentina, appena classificatasi terza in campionato: al “Della Vittoria” uno spettacolare colpo di testa dal limite di Messina aprì le marcature, Oriali pareggiò a fine primo tempo e poi Galluzzo sempre di testa siglò il 2-1 finale; a Firenze il vantaggio iniziale dei viola venne, invece, ribaltato dai gol di Guastella e Acerbis.

 

 

In semifinale, di fronte al Verona di Bagnoli che l’anno dopo avrebbe vinto lo scudetto, il duro risveglio. Al “Della Vittoria” i padroni di casa colpirono un palo e crearono alcune azioni pericolose, ma erano nervosi, distratti e così furono i veronesi a vincere 1-2. Al “Bentegodi” non ci fu storia e solo dopo la doppietta di Galderisi e il gol di Volpati arrivò la rete della bandiera, segnata da Messina.

Mario Bocchio