La Pro Vercelli è una delle squadre più importanti del panorama calcistico italiano, soprattutto quello degli albori del novecento. Sette scudetti e un dominio assoluto fino ai primi anni venti. Poi il lento declino negli anni ’30 e ’40 e l’oblio nel calcio minore fino alla B conquistata nel 2012 dopo ben 64 anni di assenza nel campionato cadetto.

 

La leggenda Pro Vercelli

Alla fine dell’ottocento a Vercelli e in tutto il Piemonte la scherma e la ginnastica erano gli sport seguiti e praticati. Nel 1891 nasce la Società ginnastica e scherma Pro Vercelli. Nel 1903 in seno alla nuova Società ginnastica nasce la sezione football. La divisa è bianca con sottili righe nere e i bottoni nel mezzo. La leggenda narra che al primo lavaggio le maglie, ma forse è meglio chiamarle camicette, diventano inutilizzabili a cause delle macchie di nero. Nei primi due anni l’attività è sporadica e a carattere amichevole, ma dal 1905 si inizia a fare sul serio. Proprio per evitare inconvenienti con le divise si decide per adottare un solo colore, il bianco. Un colore che diventerà il marchio di fabbrica di una squadra mitica. Nel 1908 la Federcalcio impone una scelta autarchica vietando l’utilizzo di calciatori stranieri penalizzando soprattutto il Milan e il Genoa, che giocheranno un campionato a parte. Ma è il torneo ufficiale che desta maggiore interesse nonostante ci sono appena tre squadre in corsa. Oltre alla Pro Vercelli, sono in lizza per lo scudetto l’Us. Milanese e l’Andrea Doria. I bianchi danno lezioni di calcio e trascinati da un collettivo veloce e frizzante vincono il campionato in scioltezza, conquistando consensi dalla stampa e dai tifosi. Inizia l’epopea del presidente Luigi Bozino e di fuoriclasse come Milano I ,Leone e soprattutto Guido Ara. Il primo vero mediano del calcio italiano. Difesa e contropiede: il calcio all’italiana inizia proprio a Vercelli. La riprova del valore della Pro arriva con la vittoria in amichevole contro il Milan che, si era aggiudicato l’altro torneo, e soprattutto dal bis scudetto concesso nel 1909 quando si torna a disputare un campionato unico diviso in due gironi. Il regolamento prevede una finale tra le vincitrici dei due raggruppamenti e la Pro Vercelli supera l’U.s. Milanese con un 2-0 in casa e un 2-2 in trasferta. Il terzo scudetto sembra servito nel 1910 ma in un campionato a girone unico con 9 squadre la Pro Vercelli trova l’inattesa concorrenza dell’Inter, nata solo nel 1908, che chiude il campionato a pari punti con i vercellesi. La federazione decide di far giocare lo spareggio a Vercelli il 24 aprile 1910, ma la Pro chiedo lo spostamento al 1 maggio per l’impegno di alcuni giocatori in un torneo militare. La Federcalcio rifiuta e la Pro Vercelli per protesta manda in campo dei ragazzini. L’Inter vince 10-3 e la Pro Vercelli viene squalificata fino al termine dell’anno solare con i propri tesserati che per un lungo periodo non potranno esser convocati in nazionale. E’ però troppo importante il contributo che i bianchi stanno dando al calcio italiano, così la squalifica viene revocata. La Pro Vercelli vince lo scudetto anche nel 1911, nel 1912 e nel 1913.

Protagonista assoluto dei cinque successi è l’attaccante Carlo Rampini, ancora oggi recordman di reti con 106 gol realizzati. Nella classifica di tutti i tempi precede il fratello Federico, vincitore di tre scudetti. Nel 1913 la Pro Vercelli tutta italiana porta 9 giocatori su 11 ad indossare la maglia della nazionale nell’amichevole a Torino contro il Belgio. Gli azzurri vincono 1-0 con un gol di Ara. Quei nove atleti meritano la citazione: Innocenti, Valle, Ara, Milano I, Leone, Milano II, Berandro, Rampini I, Corna. Solo il grande Torino riuscirà a fare meglio portando 10 giocatori su 11 in maglia azzurra nel 1947 contro l’Ungheria. Tra l’altro la nazionale ha giocato le prime due partite della sua storia in maglia bianca proprio in omaggio alla Pro Vercelli. Il dominio dei vercellesi si interrompe a sorpresa nel 1914 grazie al Casale, che aveva scelto una divisa nera , con stella bianca, proprio per contrapporsi in maniera netta ai rivali.

 

 

Gli ultimi due scudetti e il mito Piola

 

Dopo la prima guerra mondiale riprende il ciclo della Pro Vercelli che si rinnova, anche se Ara è sempre lì a far gioco in attacco e svolge la doppia veste di allenatore e giocatore.  Nel 1921 la Pro Vercelli dopo aver vinto il campionato centro settentrionale battendo 3-1 il Bologna in finale a Livorno affronta nella finalissima a Torino l’emergente il Pisa di Ging a Torino. I giornali presentano la sfida come il confronto tra il classico collettivo della Pro Vercelli e il gioco moderno del Pisa. I bianchi si imposero tra mille polemiche per 2-1 con reti di Ceria e Rampini II, in mezzo il rigore del momentaneo pareggio nerazzurro di Sbrana. Quella gara passa alla storia perché il presidente del Pisa Picchianti presenta il primo ricorso del calcio italiano, ne seguiranno tanti, chiedendo la ripetizione della partita. Il Pisa si sentiva danneggiato dalla direzione di gara ma anche dalla scelta di giocare a Torino, troppo favorevole agli avversari. La Federcalcio convalida la gara e consegna lo scudetto alla Pro Vercelli.  Nel 1921-’22 il campionato si divide di nuovo in due e vengono assegnati due scudetti, entrambi omologati. La Figc trova maggiori adesioni, ma club meno blasonati che aderiscono alla neonata Cic ( Confederazione italiana calcio). La Pro Vercelli al Nord arriva davanti al Genoa e si gioca la finale scudetto contro la Fortitudo Roma, dominatrice del girone sud. I bianchi si impongono con un doppio successo ( 3-0 e 5-2) e conquistano il settimo scudetto della loro storia. Sarà anche l’ultimo per le gloriose bianche casacche e per il mitico Guido Ara.

Tra i leader di quel vittorioso biennio ci sono il centrocampista Mario Ardissone, ancora oggi con 364 presenze è il più presente nella storia dei bianchi, e il difensore Virginio Rosetta, futura colonna della Juventus dei cinque scudetti negli anni 30 e della nazionale campione del Mondo nel 1934. Rosetta fu il primo giocatore nella storia del calcio italiano ad esser ceduta per una somma di denaro, dalla Pro alla Juventus, nel 1923.  A fine stagione avviene la fusione con l’altra squadra di Vercelli, quella dei Cappuccini, e prende vita l’Unione sportiva Pro Vercelli. La squadra resta a buoni livelli fino alla metà degli anni 30 lanciando uno dei più grandi centravanti della storia del calcio italiano, ovvero Silvio Piola.

Dal 1929 al 1934 Piola realizza 51 reti in 127 incontri prima di passare alla Lazio e poi vincere da protagonista il titolo mondiale a Parigi nel 1938 con l’Italia di Vittorio Pozzo. Oggi lo stadio di Vercelli, come quello di Novara, è intitolato proprio a Silvio Piola. La squadra nel 1934-’35 retrocede per la prima volta in B e quella data coincide con l’ultima stagione nella massima serie della squadra vercellese che scende addirittura in C nel 1940-’41. Dopo la guerra la Pro Vercelli viene riammessa in B, ma dopo un illusorio terzo posto nel 1945-’46 inizia un periodo di oblio durato per oltre 60 anni con la retrocessione in C al termine del campionato del 1947-’48.

 

 

 

Il rilancio degli ultimi anni

La Pro Vercelli diventa una nobile decaduta per troppi anni, non riuscendo più a calcare i palcoscenici importanti. La squadra si divide tra la C e i dilettanti. Il miglior piazzamento è un terzo posto in C nel 1975-’76. Alla fine dei settanta arriva una doppia retrocessione. Gli anni ’80 iniziano in Interregionale, dove la squadra vince il campionato 1983-’84 battendo per 2-1 la Cairese nello spareggio di Alessandria che vale il ritorno tra i professionisti.

La squadra si assesta in C2 dove nel 1989-’90 conquista un ottimo terzo posto grazie soprattutto alle 11 reti dell’attaccante Romairone. E’ un fuoco di paglia perché, proprio alla vigilia dei cento anni di attività dello sport vercellese, il club viene escluso dai campionati professionisti e nell’estate del 1990 è costretta a ripartire dalla promozione. La squadra arriva seconda ma viene ripescata in D. Nel 1993-’94 la Pro Vercelli stravince con 52 punti  il girone A del C.n.d. ( Campionato nazionale dilettanti) e viene promosso in C2. I bianchi allenati da Caligaris non si accontentano e conquistano lo scudetto dilettanti battendo nella doppia finale il Giulianova. Una vittoria arrivata grazie a due grandi finali di partita: prima le reti di Weffort e Col che permettono di chiudere con una sconfitta per 3-2 a Giulianova, poi grazie all’1-0 del bomber Artico proprio all’ultimo minuto della gara di ritorno.  Da quel momento gioca sempre in C2 tra alti e bassi fino al 2010-2011.

Quella fu la prima stagione dell’attuale presidente Massimo Secondo, che ha dato un po’ la svolta allo storico club vercellese. La squadra allenata da Maurizio Braghin perde la semifinale playoff contro la Pro Patria ma viene ripescata in prima divisione ( la vecchia C1). La società conferma Braghin che plasma una squadra tosta e molto forte in difesa e trascinata in avanti da Malatesta e soprattutto da Iemmello. La Pro arriva quinta e conquista i playoff. In semifinale la doppietta di Espinal piega il Taranto per 2-1 a Vercelli, poi grande partita difensiva e 0-0 allo Jacovone. La Pro è in finale. Contro il Carpi lo 0-0 dell’andata sembra condannare i bianchi che però nel ritorno giocato a Modena sono superbi e vincono per 3-1 in rimonta con reti di Modolo, Iemmello e Malatesta, dopo l’illusoria rete biancorossa di Ferretti.

 

Il 10 giugno 2012 la Pro Vercelli torna in B dopo 64 lunghissimi anni. La B dura solo un anno, ma nel 2013-2014 c’è il pronto riscatto e la seconda promozione in B sempre ai playoff con mister Cristiano Scazzola. Anche stavolta grandissima difesa, appena 16 gol subiti, e davanti Marchi si rivela ottimo finalizzatore con 13 reti. Stavolta la vittoria arriva in finale contro il Sud Tirol: vittoria in trasferta con gol del difensore Cosenza e 1-1 al Piola con rete decisiva di Fabiano. Stavolta in B le cose vanno meglio con tre salvezze di fila prima della retrocessione della stagione 2017-2018.

Mario Bocchio