Che cosa accomuna Claudio Ranieri a Piero Braglia?
Gen 21, 2019

Entrambi sono allenatori, il primo ha  compiuto ormai la famosa impresa guidando il Leicester alla conquista della Premier League, il secondo è considerato un “mago” delle promozioni in B, l’ultima della serie proprio lo scorso campionato a Cosenza.

Ma è nel passato che dobbiamo ricercare il legame forte. E questo legame si chiama Catanzaro, se volete il Grande Catanzaro o più semplicemente la provinciale terribile.

Era la squadra di Palanca, il re dei gol “olimpici”, capace di segnarne tredici direttamente da calcio d’angolo, chiedere per credere alla Roma, era quella di Majo, Sabadini, Orazi e  Massimo.Mauro. Rispetto alla squadra che eera stata allenata da Gianni Di Marzio, quella successiva di Tarcisio Burgnich annoverò anche il portiere Zaninelli, il libero Morganti e il terzino Salvadori, per la prima volta lontano dalla sua Empoli, che il nuovo tecnico aveva notato l’anno prima in C1 quando allenava il Livorno, la mezzala Sabato, i due attaccanti De Giorgis e Borghi, che aveva appena portato il Catania in B. Era una squadra unita e trascinata da un entusiasmo che travalica i confini della Calabria e dell’Italia.

 

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“Sì, in effetti dovunque andassimo eravamo amati da tutti. Per due anni fummo invitati a disputare delle amichevoli in America e Canada e, anche lì, la gente correva per assistere alle partite del Catanzaro”  ha ricordato Ranieri.

Fu proprio Ranieri,  al 39′ della partita Brescia-Catanzaro (quarta giornata del campionato 1980-’81), in proiezione offensiva, provò la conclusione. In area c’era Borghi, che solo la settimana prima aveva debuttato in serie A, contro il Como. Magro, riccioli neri, aveva dovuto sostituire Palanca, che era crollato a terra, e ha raccolto il tiro svirgolato dal capitano. Davanti a lui, Groppi scivolò e il primo gol in serie A divenne realtà. Correva Borghi, Tardelli giallorosso con le braccia al cielo, abbracciato da Ranieri e Braglia, da tutta la squadra, da tutta la Calabria. Il Catanzaro, in quel momento, è in testa alla classifica. La magia durò mezz’ora. La sfortunata deviazione di Sabadini riportò i giallorossi a pari punti con la Roma, che perse 4-0 a Napoli, con la Fiorentina e l‘Inter che intanto avevano pareggiato 0-0. “Trionfa la provincia calcistica” titolò il “Corriere dello Sport”. Per una settimana, il Catanzaro fu primo, anche se non da solo: primato rotto dal gol di Bagni che al “Militare” regalò al Perugia la prima vittoria della stagione.

Si gridò al fuoco di paglia, ma in casa il Catanzaro fermò sullo 0-0 la Roma capolista e la Juventus. Era la partita d’esordio del giovane Salvadori, che marcava Marocchino. Gentile, appena rientrato da un infortunio, soffrì un po’ contro De Giorgis, che mise paura a Zoff, costretto poi alla parata di piede su Orazi. Fu una partita un po’ speciale per lui, come per Ranieri, Peccenini e Menichini, tutti a vario titolo legati a Roma e alla Roma. Cuccureddu annullò Palanca, gli concesse solo calci piazzati, e tanto gli bastò per colpire il palo da calcio d’angolo.

 

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Il Catanzaro 1979-’80.

 

Si limitò al perfetti assist per De Giorgis a “San Siro”, all’ultima di andata. Il Catanzaro bloccò anche l’Inter sul 2-2 e chiuse la prima metà di stagione a 14 punti, al settimo posto in classifica. Anche al ritorno, i giallorossi fermarono sul pari Roma e Inter, all’ultima giornata, vinsero ad Ascoli e raccolsero 29 punti. Il settimo posto finale, insieme al Bologna di Radice, è il migliore di sempre nella storia dei calabresi in serie A.

 

US_Catanzaro_1980-1981 Il Catanzaro 1980-’81.

 

O’Rey Palanca lasciò Catanzaro con 13 gol, vice-capocannoniere della stagione dietro Pruzzo. Eppure Palanca, miglior bomber nella storia delle Aquile in A, a Catanzaro non avrebbe nemmeno dovuto giocare. Nel 1973, infatti, quando aveva firmato per i giallorossi dopo aver segnato 18 gol al Frosinone in C, c’era un’opzione della Reggina, valida però solo in caso di salvezza. Gli amaranto retrocedettero e per Palanca cominciò una nuova, lunga storia d’amore. Uno dei migliori sinistri d’Europa, secondo Sandro Ciotti, con quel piede numero 37 capace di magie da ogni posizione, Palanca andò al Napoli per un miliardo e 350 milioni di lire, e la comproprietà di Armando Cascione.

 

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Massimo Palanca, “piedino d’oro”.

 

Il presidente Adriano Merlo solleticò la fantasia dei tifosi, tristi per la perdita del grande idolo, nell’unico modo che conosceva. Aprì Catanzaro al mondo e comprò per 400 milioni Viorel Nastase dal Monaco 1860. L’Italia, già innamorata del genio tennistico di Ilie “Nasty” Nastase, ebbe grandi attese per l’ex centravanti della Steaua Bucarest, che aveva pur sempre segnato 77 gol in otto anni, che si era preso la briga e il gusto di timbrare anche al “Bernabeu” prima di disertare e far perdere le sue tracce a Berna dopo una partita contro lo Young Boys. BorghiIn Germania, forte del suo primo contratto da professionista, segnò 14 volte ma per un punto la seconda squadra di Monaco di Baviera retrocedette. Le accuse di poca professionalità lo seguirono, anche se l’inizio fu incoraggiante: il primo gol arrivò alla sesta giornata, a Como, con un gran tiro dalla distanza. Ma in uno scontro di gioco, si infortunò seriamente alla tibia. Quel che seguì fu una lunga lista di scappatelle, di notti brave e molto alcoliche, interrotta solo dalla rete al “San Paolo” nel ritorno dei quarti di Coppa Italia: il sogno si fermò in semifinale, solo ai supplementari, contro l’Inter.

 

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I giallorossi calabresi nell stagione 1981-’82.

 

Le assenze di Nastase divennero, paradossalmente, una fortuna. Perché il nuovo tecnico Bruno Pace diede sempre più spazio a Edy Bivi,Bivi_Catanzaro_82-83 mancino molto rapido in area, cresciuto nel vivaio della Fiorentina, arrivato dalla Mestrina, in C2. Fu lui che firmò il pareggio contro il Napoli, la nuova squadra di Palanca. Fu lui che il primo novembre, aprì il memorabile 3-0 al Milan. Dopo 9′, il Catanzaro era già 2-0 (raddoppio di Borghi), e al 75′ Mauro completò il trionfo col suo primo gol in serie A. Certo, come ricorda Salvadori, “il Milan di quel campionato non era la squadra da battere. Era una formazione assemblata male ed apparteneva alle grandi squadre solo per il blasone e di certo non per le qualità tecniche o dei singoli”.

 

 

Era un Milan avviato alla prima retrocessione sul campo, trafitto anche in casa da Bivi, che un mese e mezzo prima aveva negato la vittoria all’Inter. Mauro crossè, Bivi si tuffò di testa, Piotti deviò sul palo ma lo stesso Bivi a porta vuota firmò la condanna del Diavolo mai così piccolo. Segnò anche contro la Roma, e uno dei due gol di quel pomeriggio finì nel film “Io so che tu sai che io so”, con Alberto Sordi e Monica Vitti. Il Catanzaro si salvò con largo anticipo e a “Domenica In” il presidente del Catanzaro Club consegnò la copia del giornale dello stadio a Pippo Baudo, che a inizio stagione aveva profetizzato la retrocessione dei calabresi.

Il Catanzaro, invece, confermò il settimo posto. L’ultima partita, in Toscana se la ricordano bene. La Juventus aveva una sola rivale per il titolo, la Fiorentina, che aveva perso per mesi Antognoni dopo lo scontro con Martina. “Abitando in Toscana, ci sono molti tifosi della Fiorentina che ancora ricordano quella partita e me ne parlano sempre” ricorda Salvadori, che ha marcato Paolo Rossi.

 

 

L’arbitro Pieri negò un rigore al Catanzaro per fallo di Brio su Borghi. Ne assegnò, invece, uno alla Juventus. Fu il penalty che fece perdere lo scudetto ai viola. È il penalty che Brady trasformò anche se già sapeva di dover lasciare la Juventus, perché Agnelli aveva già comprato Platini. Fu il gol che chiuse un’era, alla Juve e a Catanzaro. I giallorossi in due anni precipitarono in serie C. e un sogno così non è mai più tornato.

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