
Napoli, giugno 1981. Al San Paolo va in scena una sfida che sembra appartenere a due mondi diversi: da una parte l’Avellino di Vinicio, dall’altra il Flamengo delle meraviglie, la squadra che di lì a pochi mesi avrebbe conquistato il Sudamerica e il mondo. In campo c’è Zico, ma anche il futuro campione del Torino Junior. E quella sera il calcio brasiliano mostra tutta la sua irresistibile bellezza
Partite che il tempo non cancella, anche quando il risultato sembra raccontare soltanto una sconfitta. Restano nella memoria per il luogo, per gli uomini che le hanno attraversate, per l’atmosfera irripetibile che le ha accompagnate.
Quella sera del 12 giugno 1981, al San Paolo di Napoli, l’Avellino si trovò davanti qualcosa che andava oltre una semplice squadra di calcio. Di fronte c’era il Flamengo di Rio de Janeiro, una formazione destinata a entrare nella storia. Il calcio brasiliano stava vivendo una delle sue stagioni più luminose. Il Flamengo aveva già conquistato il campionato nazionale e aveva costruito attorno a Zico una squadra capace di unire talento, velocità e fantasia. Sarebbe stata soltanto l’inizio di un’annata leggendaria: pochi mesi più tardi sarebbero arrivati la Coppa Libertadores e la Coppa Intercontinentale.

Il quadrangolare organizzato dal giornale Sport Sud aveva portato a Napoli, oltre ai padroni di casa, anche il Linfield. Per gli irpini, però, quella non era una passeggiata estiva.
La stagione precedente era stata un’autentica battaglia. La salvezza era arrivata dopo una corsa estenuante, complicata dalla penalizzazione e dalle ferite ancora fresche del terremoto che aveva sconvolto l’Irpinia nel novembre 1980. La squadra di Luis Vinicio arrivava dunque all’appuntamento con energie inevitabilmente diverse da quelle degli avversari brasiliani. Eppure, per qualche minuto, l’Avellino provò a mettere in discussione il copione.

Piga ebbe due volte l’occasione per lasciare il segno. Prima costrinse Cantarele a intervenire con una conclusione dalla distanza, poi si ritrovò nella condizione ideale per colpire in contropiede, senza però riuscire a trasformare l’opportunità. Il Flamengo, invece, aveva un’altra marcia. In mezzo al campo si muoveva Junior, elegante e padrone del gioco, destinato qualche anno dopo a diventare uno dei protagonisti del calcio italiano con la maglia del Torino. Davanti, poi, c’era Zico. Bastava un suo tocco per cambiare la geometria dell’azione. Al 22′, proprio una giocata del fuoriclasse brasiliano aprì la strada ad Adilio, che non lasciò scampo a Tacconi.

L’Avellino accusò il colpo. E appena quattro minuti più tardi arrivò il raddoppio: una punizione dalla distanza di Baroninho sorprese il portiere irpino e trasformò una partita ancora aperta in una salita quasi impossibile. Prima dell’intervallo arrivò anche il terzo gol. Fu una fotografia perfetta di quel Flamengo: Zico protagonista dell’azione, Tacconi bravo a respingere due volte, poi il pallone che tornò ancora al brasiliano. La giocata proseguì fino a Baroninho, che dovette soltanto accompagnare la sfera oltre la linea. Tre a zero.

Nella ripresa il ritmo calò e la partita perse intensità. Ma il talento brasiliano non aveva ancora finito di esibirsi. Al 78′, Zico trovò personalmente la quarta rete con una conclusione rasoterra che passò sotto la protezione del portiere irpino. Due minuti dopo fu Leandro a completare la festa con un pallonetto raffinato. Cinque gol. L’Avellino riuscì almeno a togliere lo zero dal tabellino nel finale: all’87’, un cross preciso di Piga trovò Massa, che di testa firmò la rete della bandiera. Finì 5-1.



La vittoria finale del Flamengo raccontata dalla stampa brasiliana e italiana
Ma quella partita, riletta oggi, racconta molto più di un risultato pesante. Racconta un’epoca nella quale il calcio brasiliano poteva presentarsi in Europa con una squadra piena di campioni e regalare novanta minuti di tecnica, fantasia e spettacolo. Racconta un Flamengo che non era semplicemente forte: era una squadra nel pieno della propria trasformazione in leggenda.



Il successo brasiliano contro il Napoli di Krol
E soprattutto racconta una serata napoletana nella quale l’Avellino ebbe il privilegio, seppure per una sola notte, di misurarsi con una delle formazioni più affascinanti della storia del calcio sudamericano. Il resto sarebbe arrivato pochi mesi dopo. Il Flamengo avrebbe conquistato la Libertadores, superando il Cobreloa, e poi avrebbe travolto il Liverpool nella finale Intercontinentale di Tokyo.
A Napoli, però, quel futuro non era ancora scritto. C’era soltanto un campo illuminato, il San Paolo pieno di calcio, una squadra brasiliana capace di sembrare irreale e un Avellino che, in quella calda estate del 1981, si era ritrovato per una notte davanti alla meraviglia del Flamengo di Zico.
Mario Bocchio
