
Dallo scudetto con il Grande Torino alla promozione in Serie A con l’Alessandria, fino alla tragica morte a soli 27 anni: la storia del difensore elegante che il calcio italiano non ha mai dimenticato
Nella storia del calcio italiano esistono talenti il cui ricordo resiste al trascorrere del tempo nonostante una carriera interrotta troppo presto. Luigi Cassano, per tutti Gigi, appartiene a questa categoria. Nato a Litta Parodi, alle porte di Alessandria, fu uno dei difensori più raffinati della sua epoca, tanto da meritarsi il soprannome di “Il Cavaliere”, simbolo della classe e dell’eleganza con cui interpretava il ruolo.


Gigi Cassano nel Napoli, a sinistra, e con la maglia granata del Torino
La sua vicenda umana si concluse tragicamente nel 1948, quando non aveva ancora compiuto ventotto anni. Durante una trasferta a Bari, dove disputò quella che sarebbe rimasta la sua ultima partita con la maglia della Sampdoria, consumò delle cozze contaminate. L’intossicazione provocò una gravissima infezione che degenerò in tifo. In un’Italia ancora segnata dalle ferite della guerra, quando malattie infettive come tifo, colera e dissenteria rappresentavano un pericolo quotidiano, le cure disponibili non riuscirono a salvarlo. Dopo circa due settimane di ricovero, il giovane calciatore si spense all’età di 27 anni.

Sul campo Cassano era un terzino moderno per quei tempi. Univa solidità difensiva a un’invidiabile pulizia tecnica. Era celebre per le spettacolari sforbiciate con cui allontanava il pallone dalle zone pericolose e, subito dopo il rinvio, accompagnava il gesto con un deciso movimento delle braccia per invitare i compagni ad avanzare. Un particolare rimasto impresso nella memoria di chi ebbe la fortuna di vederlo giocare.

Il suo percorso calcistico iniziò nel Savoia di Litta Parodi, dove mise in mostra qualità fuori dal comune fin da ragazzo. Il salto verso il calcio importante arrivò nel 1937, quando Aldo Baloncieri lo volle nel Liguria. Da quel momento la sua crescita fu costante: vestì la maglia del Napoli e successivamente quella del Torino, contribuendo alla conquista dello scudetto della stagione 1942-‘43, il primo dei cinque che avrebbero reso leggendario il Grande Torino.
Terminato il conflitto mondiale, Cassano fece ritorno nella sua terra per indossare la maglia dell’Alessandria. Con i Grigi fu protagonista della vittoria del campionato di Serie B 1945-46, contribuendo al ritorno della società piemontese nella massima serie. Successivamente passò alla Lazio e alla Sampdoria, dove la sua carriera venne spezzata dal destino.


Le celebri sforbiciate di Cassano e il “Cavaliere” con la casacca blucerchiata della Sampdoria

Dopo la scomparsa di Gigi Cassano, la Sampdoria istituì la Coppa Cassano, derby annuale contro il Genoa. La prima edizione, il 12 settembre 1948, fu vinta dai rossoblù per 5-2; seguirono tre pareggi, mentre l’ultima, disputata il 7 settembre 1952, vide ancora il successo del Genoa per 3-2.
Di lui si racconta anche un episodio che ne descrive perfettamente il carattere. Poco prima di una partita dell’Alessandria allo stadio Moccagatta si accorse di aver smarrito il portafoglio. Mancava circa un’ora al calcio d’inizio, ma preferì tornare sui propri passi per recuperarlo. Lo ritrovò, rientrò allo stadio e scese regolarmente in campo, senza lasciarsi distrarre dall’imprevisto.
La memoria di Gigi Cassano continua a vivere anche grazie all’impegno di appassionati come Natalino Ferrari, studioso della storia sportiva di Litta Parodi e autore del volume Terra di campioni. Negli anni Novanta Ferrari contribuì alla rinascita del Savoia F.B.C. e ha più volte sostenuto l’idea di creare nel sobborgo un piccolo museo dedicato alla tradizione calcistica locale.
Anche Alessandria ha voluto rendere omaggio a uno dei suoi campioni più rappresentativi. Nel 2005, su iniziativa dell’allora consigliere della Circoscrizione Fraschetta Pier Renzo Bocchio, una strada di Litta Parodi è stata intitolata a Gigi Cassano. Accanto alla via è stata collocata anche una targa commemorativa, affinché le nuove generazioni possano conoscere la storia di un calciatore che, con il suo talento e la sua correttezza, ha lasciato un segno indelebile nel calcio italiano e nella memoria della sua comunità.
Mario Bocchio
