
Una partita, un simbolo e una presa di posizione: così i grigi hanno trasformato il campo in un luogo di inclusione e responsabilità civile
C’è un momento, nello sport, in cui il risultato smette di essere l’unica cosa che conta. Succede quando una squadra decide di dire qualcosa che va oltre il gioco, oltre il novantesimo, oltre la classifica. È quello che è accaduto all’Alessandria in una domenica di aprile che, almeno nei fatti, sembrava come tante altre.
L’avversario era l’Acqui, il campionato quello di Eccellenza, la stagione già indirizzata verso la promozione. Ma su quella maglia grigia, storica e riconoscibile, è comparso qualcosa di diverso: il simbolo di ALPride 2026, una bandiera arcobaleno che racconta una scelta precisa. Non solo estetica, ma culturale.

L’iniziativa nasce dall’incontro tra il club e l’associazione Tessere Le Identità, realtà attiva sul territorio nella promozione dei diritti e dell’inclusione. Una collaborazione che non si limita a un gesto simbolico, ma si inserisce in un percorso più ampio, destinato a proseguire anche nella trasferta contro il Vanchiglia.
Dietro questa decisione c’è la volontà chiara della dirigenza, guidata da Antonio Barani. L’idea è semplice quanto rara: una società sportiva non è soltanto un’organizzazione agonistica, ma un soggetto con una responsabilità pubblica. E quindi deve prendere posizione, soprattutto quando si parla di rispetto, uguaglianza e convivenza civile.

Il calcio, del resto, è da sempre uno specchio imperfetto della società. Capace di unire, ma anche di escludere. Negli stadi, come nei dibattiti, non sono mancati negli anni episodi di discriminazione e linguaggi che hanno lasciato poco spazio alla diversità. È proprio da questa consapevolezza che nasce il senso più profondo dell’iniziativa.
Lo sottolinea anche Marco Monti, presidente dell’associazione coinvolta: il mondo del pallone, soprattutto a livello popolare e tifoso, porta ancora con sé resistenze e pregiudizi. Eppure, proprio per questo, ogni segnale pubblico assume un valore ancora più forte.

Vedere un simbolo come quello dell’ALPride su una maglia storica significa portare il tema fuori dai convegni e dentro la quotidianità, tra la gente, sugli spalti. Significa dire che il calcio può essere anche uno spazio sicuro, aperto, accogliente.
Quella di Alessandria non è stata soltanto una partita vinta sul campo. È stata una dichiarazione. Un gesto concreto in un panorama, quello del calcio italiano, dove prese di posizione così esplicite restano ancora rare, soprattutto nelle categorie dilettantistiche.
E forse è proprio questo il punto. In una stagione già segnata dalla promozione in D, i Grigi hanno trovato un altro modo per lasciare il segno. Non nei numeri, ma nei significati. Non nella classifica, ma nella memoria.
Mario Bocchio
Crediti fotografici Alessandria Calcio
