Maradona contro il Napoli: novanta minuti impossibili al San Paolo
Apr 16, 2026


Il 29 marzo 1986 Diego vestì l’Argentina davanti al suo popolo: una partita unica, tra emozione, contraddizione e destino

Ci sono partite che contano per il risultato e altre che restano per ciò che rappresentano. Napoli-Argentina del 29 marzo 1986 appartiene alla seconda categoria: un’amichevole che sfugge a ogni logica, perché per l’unica volta Diego Armando Maradona si ritrovò di fronte la squadra che lo aveva eletto a simbolo.

Lo scenario era quello dello stadio San Paolo, abbastanza gremito come per una gara di campionato. Eppure non c’era un trofeo in palio, ma qualcosa di più sottile: il rapporto tra un campione e la sua gente. Da una parte il Napoli di Ottavio Bianchi, in crescita e sempre più ambizioso; dall’altra l’Argentina guidata da Carlos Bilardo, ancora avvolta da dubbi ma già pronta a costruire il proprio destino mondiale.

Diego Maradona nel suo “San Paolo”, nell’Argentina contro il “suo” Napoli

In campo, la Selección colpì subito. Pedro Pasculli aprì le marcature su suggerimento di Maradona, poi Oscar Garré raddoppiò. Il Napoli accorciò con Eraldo Pecci, ma il 2-1 finale rimase sullo sfondo, quasi irrilevante rispetto al significato della sfida.

Alcune fasi di gioco

Perché sugli spalti accadde qualcosa di raro: applausi per tutti, ma soprattutto per Diego. Anche da avversario, anche con un’altra maglia. Ogni suo tocco era seguito da un misto di orgoglio e smarrimento, come se la città si riconoscesse comunque in lui, senza condizioni.

L’amichevole sulla stampa argentina e l’Albiceleste in posa nello stadio napoletano



L’unico momento di rottura arrivò con la sostituzione di Daniel Bertoni, accolta dai fischi del pubblico. Una scelta che accese anche le parole di Maradona, poi rientrate dopo le spiegazioni sul problema fisico del compagno. Un episodio che racconta quanto quella partita fosse tutt’altro che una semplice esibizione.

Le formazioni di Napoli e Argentina schierate prima del fischio d’inizio


A distanza di mesi, tutto avrebbe assunto un senso preciso. L’Argentina avrebbe trionfato al Campionato mondiale di calcio 1986, mentre il Napoli avrebbe iniziato la sua scalata verso lo storico scudetto dell’anno successivo.



Quel giorno, però, era solo un anticipo di grandezza. Un passaggio simbolico. L’unica volta in cui il Napoli vide il suo campione dall’altra parte, senza mai sentirlo davvero lontano.

Mario Bocchio

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