Addio a Beppe Savoldi, icona del gol negli anni Settanta
Mar 26, 2026


L’ex centravanti di Napoli e Bologna si è spento a 79 anni: fu tra i protagonisti più rappresentativi del calcio italiano

Il calcio italiano perde uno dei suoi attaccanti più rappresentativi: Beppe Savoldi si è spento all’età di 79 anni. Nato a Gorlago, nel Bergamasco, il 21 gennaio 1947, è stato un centravanti completo, capace di imporsi grazie alla forza fisica, al senso del gol e a una notevole efficacia nel gioco aereo, qualità che lo resero uno dei riferimenti offensivi del calcio italiano negli anni Settanta.

La sua carriera iniziò con l’Atalanta, dove esordì in Serie A nel 1965. Dopo i primi passi nel massimo campionato, fu il passaggio al Bologna nel 1968 a consacrarlo definitivamente. Con la maglia rossoblù diventò un attaccante decisivo, contribuendo alla vittoria della Coppa Italia nel 1970 e conquistando il titolo di capocannoniere della Serie A nella stagione 1972-’73. In quegli anni si impose come uno dei bomber più affidabili del campionato, capace di incidere con continuità e freddezza sotto porta.

Savoldi (terzo in piedi da sinistra) con l’Atalanta nella stagione 1965-’66



Nel 1975 arrivò la svolta che segnò non solo la sua carriera, ma anche la storia del calcio italiano: il trasferimento al Napoli per una cifra senza precedenti. L’operazione, valutata complessivamente circa due miliardi di lire tra parte fissa e contropartite, gli valse il soprannome di “Mister due miliardi”, rendendolo uno dei simboli della crescente importanza economica del calcio in quegli anni.

Savoldi sovrasta i difensori avversari durante Torino-Bologna del 16 marzo 1975


A Napoli Savoldi confermò il suo valore, diventando uno dei protagonisti della squadra e mettendo a segno 77 reti in quattro stagioni. Il suo contributo fu determinante per consolidare la competitività del club in un periodo precedente all’arrivo di Diego Armando Maradona, contribuendo a rafforzare l’identità e le ambizioni della squadra partenopea.

Conclusa l’esperienza in azzurro, fece ritorno al Bologna, ma la sua carriera fu condizionata dalla squalifica legata allo scandalo del Totonero. Dopo lo stop, tornò a giocare con l’Atalanta prima di chiudere definitivamente l’attività agonistica.

Savoldi nel Napoli, edizione Superposter, i Campionissimi


Il bilancio complessivo in Serie A racconta la dimensione del suo talento: 405 presenze e 168 gol, numeri che lo collocano tra i migliori marcatori della storia del campionato. Con la Nazionale italiana collezionò poche apparizioni, appena quattro, realizzando una rete.



Oltre ai numeri, Savoldi viene ricordato per il suo stile di gioco: un attaccante concreto, abile sia in area di rigore sia nei colpi di testa, ma anche preciso dal dischetto, dove utilizzava una tecnica particolare fatta di rincorsa breve e grande freddezza. Tra gli episodi più curiosi della sua carriera resta quello del gennaio 1975, quando un suo tiro a porta vuota venne deviato da un raccattapalle, ingannando l’arbitro e impedendogli un gol ormai fatto.

Dopo il ritiro, tra gli anni Ottanta e i primi Duemila, intraprese la carriera da allenatore guidando diverse squadre delle categorie inferiori, continuando a vivere il calcio con la stessa passione che aveva caratterizzato tutta la sua vita.

Mario Bocchio

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