Tonino Molinari, l’uomo che portò Campobasso nel grande calcio
Mar 16, 2026


Negli anni Ottanta il presidente rossoblù guidò la stagione più brillante del club: la promozione in Serie B, sfide contro le grandi squadre e uno stadio sempre pieno

Nella storia del Campobasso ci sono momenti diversi, ma uno in particolare ha segnato una svolta profonda. È quello legato alla presidenza di Tonino Molinari, figura che più di ogni altra ha inciso sul destino sportivo della squadra rossoblù.

Tra il 1981 e il 1990 il club visse il periodo più prestigioso della propria esistenza. Furono anni intensi, segnati da successi inattesi, entusiasmo popolare e dalla conquista di una dimensione nazionale mai raggiunta prima. Nemmeno il finale difficile, con le retrocessioni e il fallimento societario, riuscì a cancellare quanto costruito nella prima parte di quel decennio.

La formazione del Campobasso, scesa in campo nella vittoria esterna di Reggio Calabria nel campionato di Serie C1 1981-’82,
concluso con la storica promozione


Con Molinari al comando il calcio divenne un vero punto di riferimento per la città. La domenica lo stadio Romagnoli si riempiva come non era mai accaduto prima: famiglie, giovani e tifosi di ogni età si ritrovavano sugli spalti per seguire la squadra. Campobasso, grazie al pallone, usciva lentamente dall’anonimato sportivo e conquistava visibilità in tutta Italia.

Tifosi in corteo nel centro di Campobasso


L’inizio di questa avventura risale al 1981, in un momento delicato per la società. La squadra era reduce da una grande delusione: il pareggio di Rende aveva fatto sfumare la possibilità di salire in Serie B, lasciando campo libero a Cavese e Sambenedettese. Dopo quella stagione la dirigenza rassegnò le dimissioni e il club rimase senza guida.

Fu allora che alcuni dirigenti locali, tra cui Fernando Frattura, convinsero Molinari ad assumere la presidenza. L’imprenditore non era un tifoso accanito, ma possedeva capacità organizzative e spirito pratico. Accettò l’incarico e sin dalle prime dichiarazioni fece capire che il suo obiettivo era costruire qualcosa di solido.

Capitan Scorrano con Giancarlo Antognoni, prima di Campobasso-Fiorentina 1-0


La stagione d’esordio non iniziò nel migliore dei modi. I risultati negativi portarono all’esonero dell’allenatore Montefusco dopo appena cinque giornate. Il direttore sportivo Aggradi intervenne allora sul mercato e affidò la squadra a Pasinato. Da quel momento il Campobasso cambiò passo.

Partita dopo partita i rossoblù recuperarono terreno fino a realizzare una straordinaria rimonta. Il campionato si concluse con il sorpasso decisivo sulla Nocerina e con la storica promozione in Serie B. La squadra sfiorò anche la conquista della Coppa Italia di categoria, persa soltanto ai tempi supplementari contro il Vicenza.

Il brindisi del presidente Molinari


L’ingresso nel campionato cadetto rappresentò un passaggio storico per la città. Campobasso iniziò a comparire nei calendari del grande calcio italiano e ad affrontare club dal passato prestigioso. In quegli anni la Serie B era ricca di squadre importanti, tra cui Lazio, Milan e Bologna.

Molinari con uno dei primi telefoni portatili (a sinistra) e l’allenatore Antonio Pasinato

Il primo campionato si chiuse con una salvezza senza troppi affanni. Nella stagione successiva, invece, il Campobasso stupì tutti con un girone d’andata eccellente che fece persino sognare la promozione in Serie A. Il traguardo rimase lontano, ma la squadra dimostrò di poter competere con avversari molto più blasonati.

Luigi Ciarlantini e Primo Maragliulo (a sinistra) e Marco Maestripieri, tra i calciatori con più presenze con i Lupi


Anche negli anni seguenti i rossoblù riuscirono a mantenere la categoria, nonostante qualche avvio complicato. Nel frattempo arrivarono risultati prestigiosi anche in Coppa Italia: il Campobasso riuscì a battere sia la Fiorentina sia la Juventus con lo stesso risultato, 1-0. Allo stadio Romagnoli passarono inoltre squadre di altissimo livello come il Verona campione d’Italia e la Roma di Sven-Göran Eriksson, entrambe fermate sul pareggio.

Raffaele Di Risio, molisano di Baranello, punto fermo del centrocampo rossoblù



L’esperienza in Serie B si interruppe nel 1987 con una retrocessione rimasta controversa nella memoria dei tifosi, legata a una classifica segnata da penalizzazioni e polemiche. Nei campionati successivi il Campobasso provò a tornare subito tra i cadetti, arrivando vicino alla promozione nel 1988, mancata per un solo punto.

Una formazione dl Campobasso 1983-’84, Serie B, con tanto di lupo portafortuna



Quella occasione sfumata segnò l’inizio di un periodo più difficile, che negli anni successivi portò alla crisi societaria e al fallimento del club.

Il Campobasso 1986’87 al suo ultimo anno di Serie B



Nonostante quel finale amaro, il nome di Tonino Molinari resta indissolubilmente legato ai momenti più felici del calcio campobassano. Sotto la sua guida la squadra raggiunse traguardi impensabili e la città conobbe un entusiasmo sportivo che ancora oggi viene ricordato con orgoglio.



Per molti tifosi rimane il presidente simbolo, l’uomo che riuscì a portare il Campobasso sulle mappe del grande calcio italiano.

Mario Bocchio

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