
Il 27 febbraio 1977, a soli sedici anni e cinque mesi, Diego Armando Maradona iniziava il suo cammino con la maglia albiceleste in un’amichevole contro l’Ungheria. Un momento destinato a entrare nella storia del calcio argentino
All’inizio del 1977, la nazionale argentina si muoveva tra allenamenti e amichevoli, in vista del Mondiale dell’anno successivo. Ma mentre la selezione preparava schemi e strategie, a Buenos Aires un ragazzino stava già scrivendo le prime pagine di una leggenda. Con la maglia dell’Argentinos Juniors, Maradona incantava chiunque lo vedesse giocare: cinque mesi erano passati dal suo debutto in prima squadra, eppure era già abbastanza per far esplodere le tifoserie con il suo talento. I giornali parlavano di lui, le curve scandivano il suo nome, e il pubblico reclamava a gran voce la sua convocazione in nazionale.

L’allenatore César Luis Menotti, uomo sensibile alle suggestioni del calcio e della passione popolare, decise di assecondare quel desiderio. Così, il 27 febbraio, in uno stadio La Bombonera gremito e vibrante, Maradona fu chiamato per affrontare l’Ungheria. Sedici anni e cinque mesi, un’età in cui molti sognano, ma pochi hanno il coraggio e il talento di trasformare quei sogni in realtà.
Il ragazzo partì dalla panchina, il cuore che batteva a mille, e attese il momento giusto. Il fischio del secondo tempo segnò l’ingresso in campo: Maradona rilevò Leopoldo Jacinto Luque al minuto 20, sotto lo sguardo attento di un pubblico curioso e già affascinato da quel nome. La rivista El Gráfico descrisse così il momento: “Molto azzeccati i cambi ordinati da Menotti. Prima, accontentando il pubblico, facendo entrare il pibe Maradona. Il match era 5-0 e quell’istante era perfetto per un debutto senza pressioni, per sentire il brivido della celeste e bianca sul petto senza esserne schiacciati”.

La partita si concluse con un netto 5-1 per l’Argentina. Daniel Bertoni brillò con una tripletta, mentre Luque lasciò il segno con due reti. L’Ungheria segnò il gol della bandiera con István Weimper. Eppure, tra le grandi figure di quel pomeriggio – Luque, Norberto Alonso Villa, Bertoni e il portiere Ubaldo Fillol – era impossibile non notare quel ragazzino che, con coraggio e fantasia, osava puntare l’uomo e accendere il pubblico con dribbling rapidi e sguardi sfidanti. Il suo voto fu 7: “Atrevido, pícaro, encarador. Molto buon debutto”, così lo descriveva la cronaca, quasi a preannunciare il destino di un talento destinato a cambiare la storia del calcio mondiale.

E il primo gol con la maglia dell’Argentina? Avrebbe dovuto aspettare ancora poco più di due anni. Sarebbe arrivato il 2 giugno 1979, nella vittoria per 3-1 contro la Scozia, ma quel pomeriggio del 27 febbraio 1977 rimase come l’inizio di un cammino che avrebbe fatto sognare milioni di tifosi. Il debutto di un ragazzo che il mondo ancora non conosceva, ma che già prometteva di diventare leggenda.
Mario Bocchio
