
Gerd Kische, il terzino veloce della DDR: tra i Mondiali del 1974, l’oro olimpico del 1976 e l’ombra della Stasi che lo inseguì per tutta la vita
Berlino Est, 13 giugno 1987. Lo Stadion der Weltjugend è pieno fino all’ultimo posto: 47 mila spettatori, bandiere rosse che sventolano e slogan di propaganda appesi alle tribune. Sulla tribuna d’onore siedono i padroni della Germania Est: Erich Honecker e il potente capo della Stasi Erich Mielke.
In campo si gioca la finale della coppa della DDR tra Lokomotive Lipsia e Hansa Rostock. È uno dei pomeriggi solenni dello sport socialista. Eppure uno dei protagonisti più rappresentativi del calcio della Germania Est non è lì.

Gerd Kische, storico difensore dell’Hansa Rostock e della nazionale, osserva tutto da lontano. Il suo addio al club, pochi anni prima, non è stato felice. Dietro la sua storia non c’è soltanto il calcio, ma anche uno dei capitoli più inquieti della DDR: quello della Stasi.

Gerd Kische è nato il 23 ottobre 1951 a Teterow, nel Meclemburgo. Da ragazzo aveva un talento evidente e una qualità che lo rendeva unico per un difensore: la velocità. Correva i 100 metri in 10,7 secondi. In campo sembrava scivolare sull’erba, tanto che molti lo soprannominarono “il lampo di Teterow”.
Con l’Hansa Rostock diventò rapidamente uno dei migliori terzini del calcio della DDR. Capelli biondi, fisico atletico, popolare tra i tifosi e amatissimo dalle ragazze: la sua vita da giovane atleta di Stato aveva anche un lato mondano fatto di bar, serate e notorietà. Ma nella Germania Est ogni fama attirava inevitabilmente uno sguardo attento: quello dei servizi segreti.

Nel settembre 1971 alcuni funzionari della Stasi si avvicinarono al giovane difensore. L’obiettivo era chiaro: reclutarlo come IM, cioè Inoffizieller Mitarbeiter, collaboratore informale del servizio segreto. Era una pratica diffusa. Molti sportivi, soprattutto quelli che viaggiavano all’estero, erano considerati preziosi informatori. Dovevano osservare, ascoltare, riferire.

Kische raccontò anni dopo di aver accettato solo di ascoltare. Partecipò ad alcuni incontri, ma senza mai fornire informazioni su compagni o conoscenti. Spesso dimenticava gli appuntamenti o vi arrivava dopo essere stato convocato più volte.
Alla Stasi non bastava. Nel suo fascicolo comparve comunque un nome in codice: IM “Neesken”. Il soprannome aveva un’origine curiosa. Durante uno degli incontri gli chiesero quale nome in codice preferisse e quale fosse il calciatore che ammirava di più. La risposta fu immediata: Johan Neeskens, il grande centrocampista olandese destinato a diventare una stella dell’Ajax e del Barcellona.

L’agente della Stasi probabilmente non era un appassionato di calcio. Nel dossier scrisse semplicemente “Neesken”, senza la “s” finale. Quel nome restò negli archivi del servizio segreto anche se, secondo lo stesso Kische, la collaborazione non iniziò mai davvero. Nel 1976 il fascicolo fu chiuso con una nota poco lusinghiera: il calciatore non si presentava agli incontri e non forniva informazioni utili.
Nel frattempo la carriera sportiva di Kische proseguiva. Nel 1974 arrivò il momento più importante: i Mondiali in Germania Ovest. La nazionale della DDR sorprese tutti battendo 1-0 la Germania Federale nel celebre derby tedesco deciso dal gol di Jürgen Sparwasser. Ma nel secondo turno la realtà fu più dura. A Gelsenkirchen la DDR affrontò l’Olanda del “calcio totale”: Johan Cruyff, Johan Neeskens, Rob Rensenbrink. Questa volta il confronto fu impari. Gli olandesi vinsero 2-0.
Kische ha sempre ricordato quella squadra con ammirazione: “Erano straordinari. Noi avevamo battuto la Germania Ovest, ma contro di loro non avevamo possibilità. Dovevano vincere il Mondiale”. Il Mondiale lo vinse invece la Germania Ovest.

Due anni dopo arrivò la rivincita simbolica del calcio della DDR. Alle Olimpiadi di Montréal del 1976 la nazionale guidata dal commissario tecnico Georg Buschner conquistò la medaglia d’oro battendo la Polonia 3-1 in finale. Era probabilmente la squadra più forte mai espressa dalla Germania Est. In difesa c’era ancora Gerd Kische.
Il calcio della DDR, però, non perdonava gli errori. Nel 1981 la carriera del terzino terminò bruscamente. Dopo un litigio con un dirigente del club fu escluso dall’Hansa Rostock e dalla nazionale. Undici anni nella massima serie, 63 presenze internazionali, una medaglia olimpica: tutto sembrò cancellato in un attimo.
Kische continuò a giocare per qualche tempo in squadre minori, poi nel 1984 lasciò definitivamente il calcio. Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 il mondo cambiò. Kische tornò all’Hansa Rostock come dirigente e nel 1991, insieme all’allenatore Uwe Reinders, guidò il club verso l’ultimo titolo della DDR e la promozione in Bundesliga.
Ma il passato non era scomparso. Quando gli archivi della Stasi furono aperti, il nome “IM Neesken” riemerse. Alcuni tifosi e giornalisti lo accusarono di essere stato un informatore. Le polemiche furono durissime, arrivarono persino minacce di morte. Kische respinse sempre quelle accuse. “Non sono mai stato un vero informatore”, disse. “Non ho mai denunciato nessuno”.
Oggi Gerd Kische è membro onorario dell’Hansa Rostock e continua a essere una figura rispettata nel calcio della Germania orientale. La sua storia resta però una fotografia perfetta di un’epoca. In quella Germania divisa non esisteva un confine netto tra sport e politica. I calciatori non erano solo atleti: erano simboli dello Stato, uomini osservati e spesso controllati.
Kische lo sa bene. E quando guarda indietro alla sua carriera, tra vittorie, sospetti e polemiche, non rinnega nulla. “Ho vissuto cose difficili”, ha detto una volta. “Ma non cambierei quegli anni. Sono parte della mia vita”.
Mario Bocchio
