Il calcio argentino ai tempi del dilettantismo
Mar 10, 2026


Dal futuro premio Nobel che segnava gol al portiere con un solo braccio: storie incredibili e aneddoti del calcio argentino tra il 1891 e il 1934

Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento il calcio argentino era ancora profondamente dilettantistico. Si giocava su campi improvvisati, spesso lontani dalla capitale, con arbitri scelti tra dirigenti o ex giocatori e con regole che, più che rigide, erano interpretate con una certa elasticità. Le cronache di quell’epoca conservano episodi curiosi, a volte incredibili: squadre che scendono in campo senza portiere, calciatori che disputano una finale in stato di ebbrezza, capitani che cacciano dal campo un compagno e perfino un futuro premio Nobel autore di gol decisivi.

Alla fine del XIX secolo il Lobos Athletic Club, squadra della cittadina di Lobos, riuscì a conquistare due secondi posti nei campionati del 1898 e del 1899. Tuttavia la sua posizione geografica rappresentava un problema. Per raggiungere Lobos le altre squadre dovevano affrontare lunghi e complicati viaggi con i mezzi di trasporto ancora precari dell’epoca.

Anno 1909, Alumni

Nel 1900 l’associazione calcistica chiese quindi al club di trovare un campo più vicino alla capitale. I dirigenti di Lobos rifiutarono la richiesta e decisero di non iscriversi al torneo successivo. Fu la fine della loro avventura nel calcio ufficiale.

Curiosamente, pochi anni dopo la federazione accettò invece in prima divisione il Reformer Athletic, squadra di Campana formata da operai di un frigorifero inglese. In questo caso la distanza non fu considerata un problema: evidentemente le dinamiche politiche interne alla federazione rendevano utile quella nuova affiliazione.

Il 4 giugno 1905, alla Dársena Sur – campo del River Plate – si disputò una partita tra i padroni di casa e la squadra della Facultad de Medicina. All’andata avevano vinto gli studenti di medicina per 3-2, e anche il ritorno terminò con lo stesso risultato.

Bernardo Alberto Houssay

Due dei tre gol della squadra vincitrice furono segnati da un giovane farmacista di soli diciannove anni. Quel ragazzo, una volta laureato in medicina, si dedicò alla ricerca scientifica. Le sue scoperte nel campo della fisiologia gli valsero nel 1947 il Premio Nobel per la Medicina. Il giovane goleador di quella partita era Bernardo Alberto Houssay, uno dei più grandi scienziati argentini del XX secolo.

Nacional, 1917

Oggi sarebbe impensabile vedere una squadra scendere in campo senza portiere. Eppure accadde davvero. Il 1 luglio 1906 l’Alumni, squadra dominante del calcio argentino di quegli anni, affrontò il Belgrano Extra.

Il portiere José “Buruca” Laforia, invece di difendere la porta, fu schierato addirittura in attacco. La superiorità dell’Alumni era tale che la squadra avversaria non riuscì nemmeno a tirare una volta verso la porta. La partita terminò 9-0 e Laforia segnò anche una rete. A un certo punto, con il punteggio già sul 6-0, i capitani decisero addirittura di ridurre la durata dei tempi a trenta minuti.

José “Buruca” Laforia

Negli stessi anni il Barracas Athletic viveva una situazione ancora più singolare. Dopo la partenza di Laforia nel 1905, il club faticava a trovare un nuovo portiere. Alla fine decise di affidare il ruolo a un vecchio membro della società: Winston Coe, uno dei fondatori del club.

Il soprannome di Coe era “El Manco”, il monco. L’uomo infatti era privo del braccio sinistro. Nonostante ciò difese la porta della squadra per diverse stagioni. Le cronache raccontano che, pur subendo pesanti sconfitte – come un 11-0 contro il Reformer – riusciva comunque a cavarsela con dignità.

Il 1 luglio 1907 l’Estudiantes de Buenos Aires affrontò il San Martín in una giornata di pioggia e nebbia fittissima. La visibilità era così scarsa che a venti metri di distanza non si vedeva quasi nulla. A un certo punto i giocatori del San Martín esultarono per un gol mentre il portiere di Estudiantes stava per effettuare un rinvio. L’arbitro Ruggeroni convalidò la rete, ma confessò di non essere sicuro di ciò che fosse realmente accaduto.

La federazione aprì un’inchiesta. Si scoprì che un attaccante del San Martín si era avvicinato di nascosto e aveva rubato il pallone al portiere prima del rinvio, segnando a porta vuota. Il gol fu annullato e la partita assegnata a Estudiantes.

1920, Boca

Il 29 settembre 1907, sul campo del Ferro Carril Oeste, si disputò la finale della Copa Competencia tra Alumni e Peñarol di Montevideo. Gli argentini scesero in campo con undici giocatori, ma uno di loro era visibilmente ubriaco. Le cronache raccontano che il suo contributo alla partita fu semplicemente “barcollare e cadere a centrocampo senza sapere bene perché”. All’intervallo il capitano chiese che il compagno non tornasse in campo. Nonostante l’inferiorità numerica, Alumni riuscì comunque a vincere per 3-1.

Un episodio ancora più curioso accadde il 4 agosto 1907. Il Porteño affrontava il San Martín sul campo di Palermo. L’arbitro era Mario Balerdi, uno dei fondatori del Porteño. All’epoca infatti ogni club doveva mettere a disposizione un proprio uomo per arbitrare le partite.

Winston Coe, “El Manco”

Poco prima dell’intervallo un attaccante del San Martín tirò un potente tiro che colpì proprio l’arbitro, deviando la traiettoria del pallone e spiazzando il portiere. Il gol fu convalidato, come prevedevano le regole. Il portiere del Porteño, però, era Escipión Balerdi, fratello dell’arbitro. Quella sera, si racconta, a tavola in casa Balerdi si parlò poco di calcio.

Nel campionato del 1907 il Nacional – ex Gath y Chaves – fu la prima squadra a salire in prima divisione tramite il sistema di promozione. Vinse le prime due partite, entrambe in trasferta, contro Reformer e Lomas. Ma quando la federazione mandò gli ispettori a controllare il campo dove il club avrebbe dovuto giocare la prima partita in casa, scoprì un dettaglio incredibile: un enorme cipresso si trovava esattamente nel mezzo di una delle porte. La decisione fu drastica. Il Nacional fu escluso dal campionato e i risultati delle sue partite furono annullati.

Il 25 maggio 1909, giorno dell’anniversario della patria argentina, Estudiantes de Buenos Aires affrontò il Lomas Athletic per la Copa Competencia. La partita entrò nella storia: Estudiantes vinse 18-0, stabilendo un record mai superato nel calcio ufficiale argentino.

Il protagonista assoluto fu l’attaccante Maximiliano Susán, autore di dodici reti personali, un primato che ancora oggi resiste.

Maximiliano Susán


Nel 1913 l’Huracán conquistò la promozione in prima divisione battendo in finale il Gimnasia y Esgrima de Flores. L’anno successivo inaugurò il proprio stadio all’incrocio tra Avenida La Plata e Chiclana. Il 2 agosto 1914 arrivò il debutto nella massima serie contro il River Plate. Huracán vinse 1-0 grazie a un gol del “Negro” Laguna. Nel finale River ebbe anche un rigore, ma il portiere Carlos Isola – incaricato di batterlo – calciò fuori. A Pompeya scoppiò la festa.

Il 18 ottobre 1914 Boca Juniors affrontava il Comercio a Wilde, dove allora si trovava il campo degli xeneizes. In quella partita debuttava il centravanti Fuentes. Il giocatore si dimostrò subito estremamente violento: entrate dure, colpi agli avversari lontano dalla palla e persino una rissa con alcuni tifosi durante l’intervallo. Nel secondo tempo il capitano Donato Abbatángelo prese una decisione drastica: espulse il proprio compagno dalla squadra e lo mandò negli spogliatoi. All’epoca non era così raro che fossero i capitani a prendere decisioni disciplinari simili.

Uno degli episodi più bizzarri avvenne il 29 giugno 1915 durante la partita tra Ferro Carril Oeste e Argentino de Quilmes. Su un calcio di punizione da circa venticinque metri, Rodolfo Braulio Martínez tirò con grande potenza. Il pallone passò sopra la traversa e finì nel cortile di una casa vicina. Lì colpì in pieno la testa di un’anatra, uccidendola sul colpo. Il proprietario della casa prese il pallone e dichiarò che non lo avrebbe restituito finché non fosse stato risarcito per la perdita dell’animale. Poiché non c’era un altro pallone disponibile, le squadre dovettero pagare il valore dell’anatra per poter continuare la partita.

Sono storie che raccontano un calcio molto diverso da quello moderno: improvvisato, caotico, a volte ingenuo, ma ricco di personaggi e situazioni straordinarie. Un calcio che, proprio attraverso questi episodi curiosi, mostra quanto fossero pionieristici e romantici i primi decenni della storia del football argentino.

Mario Bocchio

Foto sotto il titolo: Belgrano Athletic Club nel 1900

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