Ruggerone, il club cometa
Mar 8, 2026


L’ascesa e il declino della squadra italiana che infiammò la San Paolo dei primi del Novecento

Le squadre dalla traiettoria fugace, capaci di attraversare la storia come comete, sono sempre esistite. Alcune sono recenti, altre sono scomparse quando il calcio non era ancora la passione dominante del Paese. Eppure certi club, pur svaniti nell’oblio, hanno lasciato un segno importante nello sviluppo del football come espressione identitaria del Brasile.

È il caso del Ruggerone Foot-Ball Club, conosciuto anche come Ruggeroni, squadra paulista di origine italiana, inattiva già all’inizio del secolo scorso e oggi quasi dimenticata. Una parabola breve, intensa, con un inizio folgorante, un centro tormentato e una fine silenziosa.

Germano Eros Ruggerone, asso del ciclismo e in abiti civili

All’inizio degli anni Dieci, il Brasile cercava una propria identità urbana nella giovane Repubblica post-abolizione. Allo stesso tempo, migliaia di immigrati – tra cui una vasta comunità italiana – cercavano una nuova patria nei quartieri operai di San Paolo: Brás, Barra Funda, Mooca.

Lo stesso Ruggerone nelle vesti di pilota di aerei



Il calcio era già praticato, ma non era ancora la febbre nazionale. A far battere i cuori era un’altra novità: l’aviazione, simbolo di modernità e audacia.

Nel 1909 il primo volo dell’America del Sud, compiuto da Dimitri S. de Lavaud sopra l’area dell’attuale Osasco, aveva acceso l’immaginazione collettiva. Ma fu la sfida del 24 dicembre 1910, organizzata dal primo aeroclub paulista alla Mooca, a entrare nella leggenda: due aviatori italiani, Germano Eros Ruggerone e Julio Piccolo, si affrontarono in una gara di un chilometro.

Piccolo precipitò. Ruggerone vinse. Da quel momento Eros Ruggerone divenne una celebrità cittadina, celebrato come un eroe moderno. Gli italiani di San Paolo vedevano in lui il simbolo del successo e del coraggio. Il quotidiano O Estado de S. Paulo dell’11 gennaio 1911 raccontò il suo volo sopra Brás, Pari e Largo do Arouche: “C’era gente ovunque, perfino arrampicata sui tetti, che agitava entusiasticamente i fazzoletti”.

Un vero “phenomeno aereao”, come scrivevano allora. L’entusiasmo fu tale che alcuni membri della colonia italiana decisero di fondare una squadra di calcio in suo onore: nacque così il Ruggerone Foot-Ball Club, che giocava al Parque Antártica con maglie a strisce verdi e gialle.

La cronaca di una gara del Ruggerone sui giornali paulistani dell’epoca



L’obiettivo era ambizioso: unire gli italiani di San Paolo sotto un’unica bandiera sportiva, come aveva fatto l’aviatore nei cieli della città. Ma la colonia era frammentata. Molti avevano già le proprie squadre di quartiere, come il Minas Gerais FC nel Brás o l’União Lapa. Così, nei primi anni, il Ruggerone rimase confinato alla várzea, il calcio dilettantistico dei campi polverosi.

Eppure, già nel 1912, nacque una rivalità inattesa: quella con il Sport Club Corinthians Paulista. In una delle sei partite disputate dal Corinthians quell’anno, il Ruggerone lo sconfisse 2-1, infliggendo la prima battuta d’arresto stagionale. La rivincita fu brutale: 6-0 per i bianconeri.

Nel 1913 il Corinthians si affiliò alla LPF per disputare il Campionato Paulista. Il Ruggerone restò nella várzea. Ma il destino stava per offrire un’altra occasione.

Il mezzo: tra illusioni e sconfitte. Nel 1916, nel pieno della rivalità tra LPF e APEA, la lega cercò una squadra che rappresentasse la colonia italiana per contrastare l’ascesa del Sociedade Esportiva Palmeiras, nato come Palestra Itália e già invitato a competere nella lega rivale. La LPF scelse due club di várzea: Ruggerone e Ítalo Foot-Ball Club. Cominciava così la breve avventura ufficiale del Ruggerone.

L’esordio fu durissimo. Il calendario serrato obbligava i giocatori – operai durante la settimana – a conciliare lavoro, allenamenti e partite quasi quindicinali. Dopo due vittorie contro Germânia e Campos Elíseos, la squadra iniziò a non presentarsi agli incontri: quattro sconfitte per WO, inclusa una contro il Corinthians.

Il torneo del 1916 si sgretolò tra ritiri e polemiche. Solo Corinthians e Ruggerone arrivarono fino in fondo. Il Corinthians fu proclamato campione; il Ruggerone chiuse ultimo, con due vittorie, un pareggio e quattro sconfitte.

La LPF perse forza e nel 1917 si fuse con l’APEA. Solo Corinthians e Internacional furono ammessi in prima divisione. Per gli altri – Ruggerone incluso – nacquero le nuove seconda e terza divisione. Il club finì in terza serie, accanto a squadre che rappresentavano altre comunità di immigrati: Itália, Luzitano (che avrebbe dato origine alla Portuguesa), Japão. Un panorama che ridimensionava drasticamente le ambizioni originarie.

Nel frattempo, il Palestra Itália cresceva in prestigio e attirava i migliori oriundi delle squadre minori. Nel 1917 si registrò il primo trasferimento ufficiale dal Ruggerone al Palestra: Antônio Picagli cambiò la maglia verde-gialla per quella verde-bianca e contribuì al vicecampionato palestrino.

Antônio Picagli con la maglia del Palmeiras


Il sogno di diventare il grande simbolo della comunità italiana stava sfumando. Tagliato fuori dai palcoscenici principali, il Ruggerone cercò visibilità nell’interno dello Stato, organizzando amichevoli. Il 25 febbraio 1917 batté il Rio Claro 3-1 per il Trofeo Estatueta de Biscuit, sponsorizzato dall’industriale José Castellano.

Quella vittoria spinse il Rio Claro a sfidare il Palestra Itália due mesi dopo. Lo stadio si riempì, ma il Palestra vinse 2-0. Fu una tappa decisiva nell’espansione del nome palestrino nell’interno paulista, tanto che nacquero club omonimi a Rio Claro, São Carlos e Ribeirão Preto.

Mentre il Palestra costruiva la propria epopea, il Ruggerone scivolava nell’ombra. La sua traiettoria fu breve, ma significativa. Fu uno dei primi tentativi di dare alla comunità italiana una rappresentanza calcistica unitaria, in un’epoca in cui il football stava diventando linguaggio identitario del Brasile urbano.

Come una cometa, brillò intensamente per un istante nei cieli di San Paolo, e poi scomparve. Oggi resta appena una nota a margine nei libri di storia. Ma per qualche anno, il nome Ruggerone fece sognare una città intera.

Mario Bocchio

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