Tom Rosati, il Sergente d’acciaio del Pescara anni ’80
Mar 3, 2026


Lo schiaffo a Cozzella che insegnava calcio, disciplina e vita

Negli anni ’70 e ’80, il calcio italiano aveva qualcosa di oggi scomparso: i Sergenti di ferro. Allenatori che non parlavano di gestione emotiva o motivazione psicologica, ma di comportamento. Duri, ruvidi, spigolosi. Con regole chiare, pugno di ferro e cuore grande sotto la scorza. Domenico “Tom” Rosati, il sergente del Pescara, incarnava tutto questo.

I momenti concitati tra Rosati e Cozzella



Nato a San Benedetto del Tronto, con faccia da porto, voce da caserma e sigaretta sempre accesa, aveva idee cristalline sul calcio. Prima della partita contro il Como, capolista del campionato, spiegò al suo Pescara il piano con poche parole: “Loro sono più forti. Se li facciamo ragionare, siamo finiti”. Tradotto: correre, mordere, non pensare. Il Pescara seguì il piano alla perfezione: pressing alto, corsa incessante, intensità pura. Rosati osservava come una ciminiera fumante, soddisfatto del lavoro dei suoi ragazzi.

Domenico Rosati detto “Tom”


Vittorio Cozzella

Al 55’ del match, però, entrò in scena Vittorio Cozzella. Un talento cristallino, estroso, con un carattere… diciamo “fuori misura”. A gioco fermo, il giovane perse la testa e colpì Albiero del Como con un pugno. Rosati vide rosso, ma non calcisticamente: umanamente. Senza alzare la voce, senza sceneggiate, decise di intervenire. L’idea era semplice: un richiamo netto, un gesto che parlasse più delle parole.

Quattro parole e uno schiaffo simbolico, ma potentissimo. Le mani di Rosati non erano mani, erano martelli educativi. Lo stadio intero sentì l’eco di quell’istante. Non servivano microfoni: bastava l’aria che tremava attorno a loro. Cozzella reagì, Rosati rilanciò. Poi tutto si calmò. La partita continuò, si parlò, si chiarì, e quella lezione rimase impressa per sempre.

Anni dopo, Cozzella avrebbe detto: “Prendere certi schiaffi da giovani aiuta a crescere sani”. Forse esagerato, certo non in linea con i protocolli di oggi. Ma tremendamente umano. Perché in un’epoca in cui tutto era regolato e misurato, bastava un uomo come Tom Rosati: un allenatore severo, ma giusto; duro, ma con cuore.



Oggi, con tecnici che parlano di gestione emotiva, di psicologi sportivi e di protocolli comportamentali, ci chiediamo come si affrontano i caratteri difficili. Negli anni ’80 bastava Tom Rosati. Bastavano due mani ferme, uno sguardo deciso, e un calcio insegnato con disciplina, coraggio… e gentilezza dura come l’acciaio.

Mario Bocchio

Condividi su: