Dalla Transiberiana agli “aviatori”: quando nasce il calcio a Novosibirsk
Feb 28, 2026


Una città giovane, un pallone di cuoio e il lungo cammino del calcio nella capitale della Siberia

Stabilire quando nasce il calcio a Novosibirsk significa raccontare prima di tutto la nascita della città stessa. Perché Novosibirsk – fondata nel 1893 con il nome di Novonikolaevsk – non è una città medievale cresciuta attorno a una fortezza o a un mercato, ma una creatura della modernità, figlia diretta della Transiberiana.

Se i binari portarono uomini, materiali e speranze nel cuore della Siberia, portarono anche un oggetto nuovo, quasi esotico: un pallone di cuoio.

A Novosibirsk, allo stadio Spartak, si è disputata la prima partita di calcio. Nella foto uno dei momenti dell’incontro: il portiere dello “Spartak”, compagno Gorokhov, respinge l’attacco dei giocatori della Dinamo



Il calcio era arrivato in Russia pochi anni prima, nel 1887, secondo le cronache britanniche introdotto dai fratelli Charnock nei pressi di Mosca. A San Pietroburgo nel 1897 era nato il primo club interamente russo. Nelle capitali imperiali il gioco cominciava a strutturarsi, ma nelle regioni orientali restava una curiosità lontana.

1967, Novosibirsk, stadio Spartak: DKA – Karaganda 4-0

In Siberia il primo episodio documentato ha il sapore dell’improvvisazione e della frontiera. Nell’aprile del 1906, lungo il tratto ferroviario tra Chebula e Ojaš, nei pressi della stazione di Bolotnoe, un treno militare deragliò. I soldati dell’87° reggimento di fanteria Nejšlot, rimasti illesi ma bloccati per giorni, decisero di organizzare un torneo per passare il tempo. Avevano con sé un vero pallone. Trovarono un prato pianeggiante. Sistemarono casse di munizioni come porte. Il medico distrettuale annotò l’episodio: “alle battaglie sportive parteciparono i soldati…”. È una delle prime testimonianze del calcio in quelle regioni.

1966, stadio Spartak Partendo da sinistra: A. Khasanshin, V. Cheremisin, A. Khlebnikov, P. Logunov, G. Apukhtin, Yu. Povstyany, B. Selivanov, V. Baskakov, A. Morozov, I. Naumov, il capitano G. Sigaev



In quel momento Novonikolaevsk era poco più di un cantiere permanente. Prima della Rivoluzione il calcio non era diffuso come nella vicina Tomsk, città universitaria e centro amministrativo più antico, dove nel 1913 si disputò un vero campionato cittadino. A Novonikolaevsk i ragazzi giocavano con palloni di stracci, senza regole codificate, mescolando calcio, rugby e pura corsa disordinata. Era un gioco istintivo, più che uno sport organizzato.

La svolta arrivò nel 1925. La città fu ribattezzata ufficialmente Novosibirsk e designata capitale del Territorio della Siberia Occidentale. La decisione ebbe un peso enorme: amministrazione, investimenti, infrastrutture si spostarono qui. In pochi mesi sorsero società sportive, sezioni operaie, circoli di fabbrica. Il calcio cominciò a strutturarsi davvero.

Siamo sempre sul finire degli anni Sessanta



Nel 1927 fu inaugurato lo stadio centrale Spartak, destinato a diventare il cuore calcistico cittadino. Non era solo un impianto sportivo: era un simbolo. La città giovane e ambiziosa voleva misurarsi con il resto dell’Unione. L’anno seguente la rappresentativa siberiana partecipò alla Spartachiade dell’URSS, classificandosi quinta: un risultato che diede orgoglio a una regione fino ad allora periferica nel panorama sportivo sovietico.

Nei primi anni Trenta arrivarono anche i primi incontri internazionali. Una squadra del sindacato sportivo operaio estone vinse due partite contro i siberiani, poi fu la volta di una delegazione francese, battuta 3-2. Erano amichevoli, ma rappresentavano qualcosa di più: l’ingresso della Siberia calcistica in una dimensione sovraregionale.

Novosibirsk, 1967, stadio Spartak . Da sinistra: Yu. Povstyany, V. Ryzhenkov (8), B. Selivanov, N. Senchenko, Yu. Kolumbet, V. Razdayev (9), V. Baskakov



In quegli anni in città fiorirono squadre dai nomi che raccontavano la società sovietica nascente: “Sibkrajsojuz”, “Sovrabotnik”, “Pečatnik”, “Mukomol Vostoka”. Proprio da quest’ultima esperienza, nel 1936, nacque il primo vero nucleo quasi professionistico.

Molti tifosi indicano proprio il 1936 come l’anno simbolico della nascita del calcio professionistico a Novosibirsk. Nello stabilimento aeronautico cittadino furono smobilitati circa 500 soldati dell’Armata Rossa, diversi dei quali ottimi calciatori. Intorno a loro prese forma la squadra dei “Kryl’ja Sovetov”, le Ali dei Soviet. Il primo capitano fu il moscovita Pëtr Rumjancev, compagno di squadra di Gavriil Kačalin, che in futuro avrebbe guidato la nazionale sovietica al titolo europeo del 1960.

Con gli “aviatori”, la festa dell’Aviazione divenne un grande evento sportivo cittadino. Le partite non erano solo competizioni: erano celebrazioni collettive, momenti in cui la città operaia si riconosceva in una squadra.

Nel dopoguerra il calcio consolidò la propria presenza. Il DKA – la Casa dell’Armata Rossa – entrò nella seconda divisione nazionale nel 1945. Divenuto poi ODO, si impose come una delle squadre più forti della zona, arrivando quinto nel 1946 e secondo nel 1947. Le squadre militari godevano di grande popolarità, e i loro giocatori erano figure rispettate.

Vsevolod Blinkov


Tra i talenti nati a Novosibirsk emerse Vsevolod Blinkov, classe 1918. Dopo gli inizi nella Dinamo locale, nel 1940 fu ingaggiato dalla Dinamo Mosca. Sarebbe diventato uno dei migliori centrocampisti sovietici del dopoguerra, partecipando anche alla celebre tournée britannica del 1945.

E allora, quando nasce davvero il calcio a Novosibirsk?

Nel 1906, su un prato improvvisato tra soldati in attesa?
Nel 1927, con l’inaugurazione dello Spartak e la consacrazione cittadina?
Oppure nel 1936, con gli “aviatori” e la prima struttura quasi professionistica?

Forse la risposta è che il calcio a Novosibirsk non nasce in un giorno, ma cresce insieme alla città. Come i binari della Transiberiana, si allunga poco a poco, unisce quartieri, fabbriche, caserme, scuole.

È la storia di una metropoli giovane che, tra neve e vento siberiano, imparò a riconoscersi attorno a un pallone di cuoio.

Mario Bocchio

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