Dal pallone alla divisa: Paolo Borelli, dal sogno della Serie A al comando della Polizia locale
Feb 27, 2026


Da capitano della Roma Primavera campione d’Italia a ufficiale stimato ad Albano, una vita tra passione sportiva e servizio alla comunità

Cresciuto respirando il calcio romano, Paolo Borelli, classe 1958, ha conosciuto il brivido della gloria giovanile guidando la Roma Primavera alla conquista dello scudetto nel 1978. Mediano dal passo deciso e dalla testa lucida, Borelli condivideva il campo con futuri protagonisti come Pruzzo, Santarini, Di Bartolomei e Rocca, vivendo l’Olimpico pieno, i flash dei fotografi e l’eco dei giornali che parlavano di lui.

La Roma che vinse il campionato “Primavera” 1977-’78. In piedi, da sinistra: Berdini, Corsini, Orsi, Ugolotti e Paolanti. Accosciati, sempre da sinistra: Pini, Lattuca, Borelli (capitano), Sagramola e Morgante

Torneo di Viareggio 1978 Odoacre Chierico (Inter) e Paolo Borelli (Roma)


Le sue qualità emergono subito: giovane, determinato, pronto a farsi valere quando chiamato in causa. Nella stagione 1978-’79, il ragazzo colleziona quattordici presenze in Serie A, dimostrando al mister che la fiducia riposta in lui non era stata vana.

Nel debutto con la Roma in prima squadra, a Catanzaro (a sinistra) e contro la Juventus all’Olimpico nel dicembre del 1978

Ma, nonostante il talento e la dedizione, le porte della Roma di Giagnoni si chiudono definitivamente. Dopo qualche apparizione nel Catanzaro di Carlo Mazzone e numerose esperienze tra i campi di terza serie, Borelli sente che il calcio da solo non può più bastare.

Ricordi romanisti

Decide così di voltare pagina, di investire su se stesso oltre il rettangolo verde. Studia, si informa e prepara un nuovo futuro: quello della sicurezza e del servizio civile. Poco più che trentenne, supera il concorso nella Polizia locale di Albano e lascia definitivamente il calcio professionistico.

Paolo Borelli sull figurine “Panini”

Paolo Borelli ha guidato con autorevolezza e competenza il reparto di polizia giudiziaria, con la stessa determinazione che un tempo lo portava a rincorrere ogni pallone. E nei suoi occhi, nessun rimpianto: il calcio è stato il suo primo grande amore, ma la vita gli ha riservato una seconda carriera altrettanto appassionante.

Mario Bocchio

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