
Dagli anni d’oro del primo Novecento alla rinascita della passione per il “más universal”
Il calcio si sta forse affermando come il nuovo passatempo nazionale a Cuba? Strade e campi sembrano suggerirlo. In realtà, il “más universal” sta recuperando un posto che già occupava: all’inizio del Novecento era infatti la principale passione sportiva dei cubani.
Nel 1907 il calcio venne introdotto nell’isola e appena tre anni dopo nacque un organismo federale. Negli anni Venti era già lo sport prediletto e la stampa seguiva con entusiasmo ogni competizione. Il primo campionato, nel 1912, fu vinto dal Rovers, squadra a prevalenza britannica; l’anno successivo trionfò l’Hatuey, formato soprattutto da cubani. In seguito dominarono i club fondati dagli immigrati spagnoli – tra cui Centro Gallego, Iberia, Juventud Asturiana, Hispano e Fortuna – con quest’ultimi protagonisti del grande clásico del calcio cubano.

L’isola ospitava anche prestigiose tournée internazionali: Real Madrid, Atlético, Nacional de Montevideo ed Espanyol disputarono amichevoli contro squadre locali. Tra gli idoli spagnoli spiccò Gaspar Rubio, mentre diversi cubani approdarono in Spagna: otto vestirono la maglia del Real Madrid, tra cui l’attaccante Chus Alonso, autore di 56 reti.

Il momento più alto arrivò nel Mondiale del 1938 in Francia. Cuba pareggiò 3-3 con la Romania e vinse il replay 2-1, raggiungendo i quarti di finale, risultato storico. L’avventura si concluse con il pesante 0-8 contro la Svezia. Poco dopo iniziò il declino: il baseball conquistò il favore popolare e negli anni Sessanta l’INDER riorganizzò lo sport nazionale.
Oggi, grazie soprattutto alla televisione e alle leghe europee, la passione per il calcio è tornata a crescere sull’isola. Molti osservatori vedono in Cuba un talento grezzo paragonabile a quello delle grandi nazioni calcistiche. Con opportunità e condizioni adeguate, il fútbol cubano potrebbe un giorno tornare ai fasti del passato.
Mario Bocchio
