
Quando nel 1983 un giovane tecnico boemo arrivò a Licata, pochi potevano immaginare che su quel campo polveroso sarebbe germogliata una delle rivoluzioni più affascinanti del calcio italiano
All’inizio degli anni Ottanta, quando il calcio di provincia viveva ancora di prudenza e contropiede, a Licata sbarcò un allenatore destinato a cambiare le regole del gioco. Era il 1983 e Zdeněk Zeman, boemo di Praga, portava con sé un’idea semplice e rivoluzionaria: non difendersi per vincere, ma attaccare sempre, senza compromessi. “La gente paga per divertirsi”, ripeteva. E da quella convinzione nacque il primo germoglio di quella che anni dopo sarebbe stata chiamata Zemanlandia.
Il Licata arrivava da una stagione di Serie C2 giocata con un calcio più tradizionale. L’impatto con il nuovo tecnico fu traumatico. Preparazioni durissime, ripetute infinite, pressing a tutto campo e il 4-3-3 come stella polare. Zeman pretendeva ritmo, verticalità e coraggio. All’inizio lo scetticismo non mancò: squadra inesperta, ambiente perplesso e risultati altalenanti. Ma la società scelse di andare avanti.

Quella prima stagione servì soprattutto a seminare. Il tecnico lavorò su un gruppo giovanissimo – molti provenienti dal vivaio del Palermo – puntando su intensità e mentalità offensiva. Il Licata chiuse a metà classifica, ma aveva già cambiato pelle: più occasioni create, più ritmo, più identità.
La vera svolta arrivò nel campionato 1984-’85. La rosa venne ulteriormente ringiovanita e il sistema di gioco assimilato. Il Licata partì forte, poi attraversò una fase complicata, ma nello spogliatoio la fiducia non venne mai meno. Quando la condizione atletica tornò al massimo, la squadra iniziò a correre davvero.

In autunno arrivò una serie di vittorie che portò i siciliani in vetta al girone di C2. Anche nei momenti difficili, la squadra non rinunciò mai alla propria identità: pressing alto, terzini in spinta, attaccanti sempre aggressivi. Era un calcio rischioso ma spettacolare, lontanissimo dalla mentalità conservativa dell’epoca.
La primavera del 1985 fu il momento della verità. Il Licata infilò risultati pesanti, riaprì la corsa alla promozione e si presentò allo sprint finale in piena bagarre. La partita simbolo fu la vittoria contro il Potenza, seguita dal successo decisivo sull’Ischia che consegnò ai gialloblù la prima storica promozione in Serie C1.

I numeri raccontavano bene la rivoluzione: miglior attacco del campionato, entusiasmo alle stelle e uno stile di gioco che attirava curiosità ben oltre la Sicilia. In un’epoca senza social, senza highlights continui e senza clamore mediatico, il verbo offensivo di Zeman aveva già iniziato a circolare.
Quella squadra, fatta quasi interamente di giovani siciliani, aveva dimostrato che si poteva vincere anche proponendo un calcio coraggioso. Da lì in avanti, la carriera del tecnico boemo avrebbe incendiato piazze come Foggia e Pescara, trasformando quella filosofia in un marchio riconoscibile.
Ma l’origine di tutto resta lì, sulle rive del Salso, tra campi spesso spelacchiati e trasferte in pullman. Prima che diventasse un mito nazionale, Zemanlandia era semplicemente un’idea folle diventata realtà a Licata.
Mario Bocchio
