La Balcaniada, il laboratorio del calcio balcanico
Feb 12, 2026


Tra ambizioni europee, tensioni politiche e nuovi talenti, la Coppa dei Balcani segnò l’inizio di una stagione decisiva per Romania, Jugoslavia, Grecia e Bulgaria

Alla fine degli anni Venti il calcio europeo era dominato dalle grandi scuole dell’Europa centrale – Austria, Ungheria, Cecoslovacchia, Italia e Germania – mentre le federazioni del Sud-Est del continente faticavano a trovare spazio nei tornei più prestigiosi. Da questa condizione nacque l’idea di creare una competizione regionale che permettesse alle nazionali balcaniche di confrontarsi con continuità e migliorare il proprio livello tecnico.

Le squadre che presero parte all’edizione del 1933

Il progetto prese forma nel 1929 grazie all’iniziativa del dirigente jugoslavo Mihailo Andrejević, già calciatore di buon livello e figura influente negli organismi calcistici internazionali. Una conferenza organizzata a Belgrado riunì le federazioni di Jugoslavia, Romania, Grecia e Bulgaria, mentre la Turchia partecipò come osservatrice. L’obiettivo era chiaro: creare una Coppa dei Balcani che, pur non potendo competere con i grandi tornei europei, offrisse un terreno stabile di crescita sportiva e diplomatica.

Saluti romani allo stadio di Bucarest. Nel 1933, la Romania stava attraversando un periodo di profonda instabilità politica, caratterizzato dall’ascesa del fascismo locale e dalla violenza politica. La figura centrale di questo scenario era Corneliu Zelea Codreanu, leader della Guardia di Ferro (o Legione dell’Arcangelo Michele), un movimento fascista, ultranazionalista, antisemitico e mistico-religioso

La prima edizione della competizione si disputò con una formula lunga, articolata in partite di andata e ritorno distribuite nell’arco di tre anni. La Romania riuscì a imporsi grazie a una squadra solida e tecnicamente superiore alle rivali, ottenendo risultati netti contro Grecia e Jugoslavia prima di partecipare al Mondiale inaugurale del 1930 in Uruguay.

L’annuncio sulla competizione del 1933 sulla “Gazeta Sporturilor”, ancora oggi il principale quotidiano sportivo in Romania

Il torneo contribuì anche alla nascita di una nuova generazione di calciatori romeni. Il difensore Gheorghe Albu divenne rapidamente un punto fermo della nazionale, mentre l’attaccante Iuliu Bodola, ancora giovanissimo, si mise in evidenza con prestazioni e numeri realizzativi destinati a restare a lungo nella storia del calcio romeno. La competizione, oltre a definire gerarchie regionali, permise alle federazioni di consolidare strutture organizzative e selezioni nazionali più stabili.

Negli stessi anni la Romania cercò di avvicinarsi al calcio danubiano, partecipando anche a un torneo per nazionali amatoriali dell’Europa centrale, che riuscì a vincere superando avversari tradizionalmente più prestigiosi come Austria e Ungheria. Questo doppio impegno mostrava chiaramente le ambizioni del movimento romeno: dominare l’area balcanica ma, allo stesso tempo, guadagnare credibilità nel panorama continentale.

La Romania nel 1933

A partire dal 1932 la Coppa dei Balcani cambiò struttura, trasformandosi in un torneo breve disputato in un’unica città e concentrato in pochi giorni. La nuova formula rese la competizione più appetibile dal punto di vista economico e mediatico, attirando un pubblico sempre più numeroso e favorendo scambi sportivi tra i paesi coinvolti.

L’edizione del 1933, organizzata a Bucarest, rappresentò il punto più alto della manifestazione. La Romania si presentò con una squadra particolarmente ricca di talenti offensivi e dominò il torneo con una superiorità evidente, vincendo tutte le partite e chiudendo con tredici reti segnate e nessuna subita. Le vittorie convincenti contro Bulgaria, Grecia e Jugoslavia consolidarono la reputazione dei romeni come squadra di riferimento della regione e diedero alla competizione una risonanza internazionale mai raggiunta prima.

In quegli anni la Balcaniada contribuì anche alla diffusione del calcio nei paesi partecipanti: in Romania, ad esempio, il numero delle società sportive aumentò rapidamente e i praticanti crebbero fino a diverse decine di migliaia, segno di un movimento in forte espansione.

Il successo organizzativo non riuscì tuttavia a nascondere le difficoltà che progressivamente iniziarono a emergere. Le rivalità nazionali, già presenti negli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale, si riflettevano sempre più spesso anche sul campo.

Nel torneo disputato tra il 1934 e il 1935 ad Atene, la Romania affrontò una spedizione complicata, segnata da infortuni, problemi organizzativi e cambiamenti tecnici. La competizione si concluse con la vittoria della Jugoslavia, mentre la Romania perse il titolo dopo una prestazione complessivamente deludente.

L’edizione del 1935, organizzata a Sofia, evidenziò ancora più chiaramente la crescente tensione politica tra alcuni paesi partecipanti. Lo scontro diretto tra Bulgaria e Jugoslavia fu accompagnato da episodi di violenza e contestazioni, riflesso del clima diplomatico sempre più instabile nell’area balcanica. Le polemiche sulla designazione del vincitore, stabilita senza spareggio dopo l’arrivo a pari punti delle due squadre, accentuarono ulteriormente le frizioni tra le federazioni.

Una fase di gioco della gara Romania-Jugoslavia 5-0, siamo sempre nel 1933
Il difensore romeno Il difensore Gheorghe Albu

Negli anni successivi l’interesse verso la Balcaniada iniziò a diminuire. Alcune nazionali, in particolare la Jugoslavia, cercavano ormai di misurarsi con competizioni più prestigiose dell’Europa centrale, ritenute più utili per la crescita tecnica e per il riconoscimento internazionale.

Anche la Romania, nonostante i successi ottenuti nella competizione, cominciò a orientarsi verso tornei e amichevoli contro avversari di livello superiore, riducendo progressivamente l’importanza attribuita alla Coppa dei Balcani. L’abbandono delle principali federazioni portò alla perdita di prestigio della manifestazione e, nel giro di pochi anni, alla sua sostanziale scomparsa.

Nonostante la durata relativamente breve e il declino rapido nella seconda metà degli anni Trenta, la Balcaniada ebbe un ruolo decisivo nello sviluppo del calcio dell’Europa sud-orientale. Il torneo offrì alle nazionali della regione una piattaforma stabile di confronto internazionale, favorì la crescita dei settori giovanili e contribuì alla diffusione del calcio come sport popolare in paesi che fino ad allora avevano avuto poche occasioni di competere con continuità.

Per Romania, Jugoslavia, Grecia e Bulgaria la competizione rappresentò un passaggio fondamentale nel percorso verso l’integrazione nel calcio europeo più competitivo. Molti dei giocatori e dei dirigenti formatisi in quel contesto avrebbero infatti contribuito, negli anni successivi, all’ingresso sempre più stabile delle nazionali balcaniche nei principali tornei internazionali.

La Coppa dei Balcani rimase così nella memoria sportiva dell’epoca come un torneo di transizione: non il più prestigioso, ma decisivo nel dare identità e struttura a un’intera area calcistica che, proprio grazie a quella esperienza, avrebbe iniziato lentamente a ridurre il divario con le grandi scuole del continente.

Mario Bocchio

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